Di Piera Gioda, volontaria della ong CISV di Torino


Chi studia le migrazioni parla di push and pull factors. Insomma che cosa spinge le persone a partire, che cosa li attrae verso l’Italia, ad esempio?

Nelle scorse settimane un magistrato, vari partiti, molti giornali hanno indicato nelle ONG che salvano vite in mare i “colpevoli” del pull, ovvero dell’attrazione verso l’Italia di molti rifugiati provenienti dalla Libia.

La polemica si è già smorzata, perché si basava sul nulla, dal punto di vista penale e giudiziario. Ma ha fatto male, insinuando che si trattasse anche di affari e di finanziamenti sporchi. Nel frattempo si passa alla prossima compagna “di pancia” contro l’invasione…

Il nostro vice ministro alla Cooperazione Internazionale, Mario Giro, ha affermato invece in questi giorni: “Vi dico cosa attrae davvero i migranti in Italia” in una intervista a Formiche.net

Lo  ha raccontato anche con passione la scorsa settimana a Torino, parlando ai giovani delle Università piemontesi.

Piemonte: una regione dove la scorsa settimana un paese in provincia di Cuneo è insorto (mandando avanti i bambini e le donne) contro la possibilità di ospitare in una casa della parrocchia dismessa da anni un gruppo di rifugiati. O dove invece 20 comuni della Val Susa applicano da anni il patto dell’accoglienza diffusa che il Ministro Minniti è andato a siglare la scorsa settimana con i comuni della Città metropolitana di Milano.

Piemonte: dove i comuni delle valli alpine si ripopolano di giovani “montanari per forza”.

Che cosa attrae dunque veramente i migranti ?

“Nel 2016 c’erano in Italia quasi 130.000 persone ridotte in schiavitù. Sono i dati del Global Slavery index. Sappiamo che spesso questi rapporti non sono precisi, piuttosto rappresentano delle stime. Ma anche se la cifra fosse ridotta di metà, sarebbe troppo. Sfortunatamente invece temo che i numeri siano sottostimati: il lavoro nero – specialmente in agricoltura, nel tessile, nelle costruzioni e nei servizi – che coinvolge italiani e stranieri, è in crescita costante ovunque nel paese. Ed è all’interno di tale oscuro universo che si nasconde una buona parte dei moderni schiavi d’Italia, a cui si aggiunge la prostituzione… Siamo abituati a credere che il lavoro nero, il sommerso o l’informale, siano una caratteristica benigna dell’Italia. Al contrario il lavoro nero è una delle ragioni del mancato sviluppo italiano, soprattutto al sud ma non solo. E quasi sempre è nelle mani delle mafie stesse, che controllano le varie forme di caporalato, di somministrazione del lavoro.

Il sommerso è un vero pull factor (altroché le Ong!) che attrae braccia di disperati. Se sai di poter trovare lavoro anche se irregolare, senza documenti e fuorilegge (del tipo lavoro minorile), accetti lo sfruttamento, almeno in un primo tempo. Tale è se non altro l’illusione di molti, che sanno di poter guadagnare qualcosa nelle campagne pugliesi o campane ma anche in altri settori a nord. Se non ci fosse lavoro nero, non esisterebbero quei luridi accampamenti da schiavi che punteggiano tante nostre regioni e creano allarme sociale. Ma in questo mondo di mezzo finiscono anche moltissimi italiani, aumentati con la crisi, che si trovano costretti ad accettare paghe da fame per non essere sostituiti. Così sorgono le guerre tra poveri, a tutto vantaggio di populisti e demagoghi”

Ecco una sfida a cui bisogna reagire con forza.

Ci stiamo provando con il progetto Casa Speranza: una impresa, una ong, una parrocchia nella periferia Nord di Torino. 

Nei locali messi a disposizione della Parrocchia Maria SS. Speranza Nostra a Torino, si ospitano 16 migranti richiedenti asilo, operando insieme la ong  CISV,  la Comunità parrocchiale e  la Leroy Merlin, nell’ambito della  Responsabilità Sociale d’impresa.

Sono stati necessari importanti lavori di rifacimento dei locali. Grazie al sostegno dato da Leroy Merlin nell’ambito dell’iniziativa dei Cantieri Fai da Noi per combattere la povertà abitativa e creare valore sociale, è stato possibile mettere a norma gli impianti, imbiancare e ristrutturare gli spazi che sono ora disponibili: 5 camere da letto, 4 bagni, una cucina, un refettorio e una sala adibita a video, biblioteca e scuola d’italiano.

CISV si occuperà di gestire il Centro di Accoglienza Straordinario (CAS), che accoglierà persone inviate dalla Prefettura di Torino; determinante  sarà anche il coinvolgimento della comunità parrocchiale, che ha partecipato numerosa all’inaugurazione del 6 maggio e grazie alla quale verranno organizzati incontri di sensibilizzazione sul tema migrazione, dedicati a giovani e adulti, la scuola di italiano “Penny Wirton” e si avvieranno progetti di volontariato e di lavoro, insieme alle persone accolte a vantaggio di altri abitanti del quartiere.

«I migranti sono nostri fratelli e sorelle che cercano una vita migliore lontano dalla povertà, dalla fame, dallo sfruttamento e dall’ingiusta distribuzione delle risorse del pianeta, ci ricorda Papa Francesco. La comunità cristiana di questa periferia di Torino si è interrogata e ha accettato la sfida dell’integrazione, e Leroy Merlin è al nostro fianco per costruire opportunità di vita dignitosa, a partire dal diritto all’abitare. Ma oltre al diritto alla casa, dovremo costruire insieme un processo di affrancamento dalla schiavitù che ha portato qui molte ragazze» spiega Piera Gioda, volontaria di CISV.

La ristrutturazione rientra nel progetto Cantieri Fai da Noi di Leroy Merlin che sostiene lavori di miglioramento abitativo a favore di enti no-profit o di privati in difficoltà, generando valore sociale nelle comunità locali. Usufruendo della “borsa cantiere” messa a disposizione dall’azienda, che comprende i materiali necessari ai lavori e un aiuto finanziario, ma anche know-how ed expertise dei collaboratori, i beneficiari si attiveranno poi in un cantiere “tandem”, fornendo la loro disponibilità in una logica di reciprocità. In questo modo si genera valore sociale per la comunità locale in un’ottica di “chain sharing”: una vera e propria catena di attivazione, grazie al coinvolgimento di partner efficaci e radicati sul territorio.

«Un territorio fertile come quello di Torino ci ha permesso di lavorare in maniera efficiente e incisiva con un partner accreditato come CISV, con cui abbiamo stretto negli anni collaborazioni importanti, ultima in ordine di tempo proprio ‘Casa Speranza’», dice Luca Pereno, coordinatore sviluppo sostenibile di Leroy Merlin Italia. «Questo progetto è una parte rappresentativa del nostro più ampio calendario di iniziative di responsabilità sociale d’impresa a livello nazionale, accomunate dal desiderio di garantire a ogni persona una casa bella, sana e che aiuti a risparmiare».

Il grande lavoro per la Casa è alle spalle. Ora si apre il cantiere per apprendere l’italiano e per imparare a lavorare con gli abitanti del quartiere.

Vi terremo aggiornati.

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