C’è una fascia di persone piuttosto ampia in Italia che non si trova in povertà assoluta ma che soffre comunque di situazioni di precarietà e di disagio da cui scaturiscono problematiche importanti con riguardo alla casa e all’abitare. Si parla in questi casi di povertà abitativa, un fenomeno a volte difficile da intercettare e anche complesso da interpretare, specie quando si pensa a quali possano essere i modi più efficaci per affrontarlo.

Nel declinare nella propria attività quotidiana il Global Goal numero 1 delle Nazioni Unite, che chiede in senso assoluto di sconfiggere la povertà, è questa la fascia di popolazione a cui guarda prioritariamente Leroy Merlin Italia con una serie di attività e iniziative. Come spiega Olivier Jonvel, Amministratore delegato di Leroy Merlin Italia.

Quali sono le principali attività e iniziative con cui LMI è impegnata ad affrontare il fenomeno della povertà abitativa?

Povertà abitativa significa ad esempio che ci sono persone che hanno sì una casa dove vivere, ma in quella casa magari non hanno l’acqua calda, sono sprovviste di una vasca o di una doccia, mancano di un tetto efficiente, non hanno adeguato riscaldamento o isolamento per difendersi dal freddo d’inverno o dal caldo d’estate. Soffrono, cioè, di condizioni strutturali che impediscono di vivere la casa bene e anzi creano grosse difficoltà nella vita domestica, specie in famiglie con bambini o persone anziane. Noi crediamo invece che “ogni persona ha diritto alla propria casa ideale”, come afferma la vision di LMI, e per questo abbiamo attivato negli anni vari progetti. Ad esempio il Bricolage del Cuore, partito cinque anni fa e di cui solo nell’ultimo anno abbiamo realizzato 45 progetti. Oppure, dall’anno scorso, gli Empori fai da noi: ne sono già stati aperti cinque, di cui hanno beneficiato finora 180 persone. Con questi progetti siamo riusciti a dare motivazioni e a stimolare la solidarietà al nostro interno. E progressivamente siamo passati dagli interventi in abitazioni private a quelli, che oggi sono per noi prioritari, nelle scuole, nelle comunità, in generale sull’abitare collettivo.

Qual è la strategia di LMI per aumentare l’impatto sociale dei suoi interventi sulla povertà abitativa?

La prossima sfida è organizzare il nostro modello d’intervento per renderlo scalabile, cioè per arrivare in modo sempre più efficace a un numero sempre maggiore di persone. E quindi aumentare, appunto, l’impatto sociale della nostra attività. Impatto che ad esempio abbiamo iniziato a misurare introducendo il calcolo del “Bes LMI”  nel nostro ultimo bilancio di sostenibilità. Ovviamente tutto ciò non è semplice, perché occorre attivare la nostra capacità di aiuto focalizzandola in direzioni determinate e incrociandola con i bisogni che emergono, che sono anch’essi da identificare in modo puntuale.  Gli elementi da combinare per definire questo modello sono tanti. Ad esempio, dobbiamo valorizzare al meglio i nostri prodotti, come i resi, quelli cioè che non vanno in vendita perché presentano magari piccoli difetti estetici sgraditi agli occhi di consumatori giustamente esigenti, ma che sono in perfette condizioni di funzionamento e quindi di utilizzo. Sono i prodotti che già utilizziamo negli Empori fai da noi. Poi, stiamo dialogando con amministrazioni locali che hanno beni immobili inutilizzati o beni confiscati alla mafia, che si potrebbero rimettere in condizioni di abitabilità per potervi far entrare persone che si trovano nelle condizioni di bisogno di cui dicevo. Ancora, stiamo costruendo filiere di specialisti che già lavorano con Leroy Merlin, fra cui elettricisti, idraulici, artigiani, piastrellisti, che ci permettano di lavorare in profondità su progetti che prevedono non solo piccole migliorie ma rinnovamenti strutturali di abitazioni. In ultima analisi, poiché il semplice dare o donare, benché importante, a un certo punto diventa limitativo, la prospettiva in cui intendiamo sviluppare i nostri interventi è  quella del social business.

Rispetto agli altri Paesi in cui Leroy Merlin opera, la prospettiva del social business è una proposta che parte dall’Italia?

Alcune iniziative d’impatto sociale avviate da Leroy Merlin Italia, penso al Bricolage del Cuore, sono state promosse da tempo, e in qualche caso anche prima che da noi, in altri Paesi dove l’azienda è presente, come Francia, Portogallo, Spagna e Grecia, per restare in Europa. Ma questa evoluzione nel senso di una progettualità in termini di social business, vedrebbe effettivamente l’Italia all’avanguardia e magari in grado di ispirare altri. Credo infatti sia possibile, una volta che l’avremo fatta conoscere diffusamente e avrà raggiunto numeri significativi in Italia, provare a replicarla anche in altri Paesi. Compresi, in un’ottica magari di medio-lungo periodo, anche Paesi che necessitano di un grado di democraticità economica e di creatività dei prodotti ancora superiore, poiché vivono situazioni di povertà abitativa diverse e più gravi delle nostre: in vari Paesi africani, ad esempio, si comincia a parlare di apparati sanitari secchi, anche per combattere infezioni e malattie. In ogni caso, il concetto fondamentale su cui intendiamo lavorare è quello di piattaforma, in modo che sia più semplice e rapido entrare in contatto con situazioni in cui l’azienda potrebbe intervenire e con soggetti con cui potrebbe collaborare. Una piattaforma, cioè, che in un certo senso “attiri” sia i progetti, sia le competenze, di persone interne o esterne a LMI che desiderano mettere il loro saper fare a disposizione di chi ha più bisogno. Una piattaforma che magari utilizzi come “nodi” di questa rete sempre più ampia da costruire i nostri negozi, che sono diffusi praticamente su tutto il territorio nazionale, o la nostra stessa presenza sul web.  L’obiettivo ultimo è costruire una capacità sempre più forte, organizzata e diffusa sul territorio di incidere sulle situazioni di povertà abitativa più gravi, per trasformarle in situazioni di abitare buono, possibilmente di abitare ideale. Nonostante il settore del retail stia affrontando una fase altamente disruptive, in cui è chiamato a reinventarsi totalmente specie nella logistica e nell’informatizzazione, vogliamo continuare a impegnarci in questa direzione.

Recentemente a Milano un progetto di Bricolage del Cuore ha visto impegnato attrezzi alla mano il Comitato di Direzione di LMI. Quanto contano queste esperienze per realizzare gli obiettivi sfidanti che LMI si è data?

Credo sia un’iniziativa da proporre a tutti i team che abbiamo in azienda, a ogni livello. Fa bene come persone, naturalmente, sentirsi utili direttamente. E fa anche bene passare una giornata a lavorare insieme in ambiti diversi da quelli quotidiani. Ma soprattutto sono iniziative che aiutano a tener vivo e a diffondere il più possibile in azienda, fra chi occupa posizioni dirigenziali ma in generale fra tutte le 7mila persone che lavorano in Leroy Merlin, il know-how legato alla manualità del lavoro, ai nostri prodotti, alle loro caratteristiche e al mondo in cui vanno utilizzati in vista dei bisogni che intendono soddisfare e dei problemi che possono risolvere. Perché, alla fine, questo è il nostro lavoro.

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