Simona SanciRaggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment (maggiore forza, autostima e consapevolezza) di tutte le donne e le ragazze: di questo tratta il Global goal numero 5 delle Nazioni Unite, dedicato alla parità di genere. È una sfida che vale per tutta la società e quindi anche per le imprese, chiamate a promuovere uguaglianza, non discriminazione, diversità nei luoghi di lavoro e in generale nel loro modo di operare.

Per sapere cosa sta facendo Leroy Merlin Italia per l’uguaglianza di genere e l’emancipazione femminile, abbiamo chiesto a Simona Sanci, Direttore Finanziario in Leroy Merlin Italia.

Nella sua esperienza di donna, di mamma e di dirigente, che opinione si è fatta sull’uguaglianza di genere in Italia, specie in ambito lavorativo?
Per rispondere partirei da alcuni dati che ritengo significativi. Ad esempio, in Italia è aumentata la presenza delle donne in Parlamento, che ha raggiunto il 30%. Anche grazie alla legge 120/2011, quella sulle cosiddette “quote rosa”, è aumentata la presenza femminile nei consigli di amministrazione delle imprese quotate in Borsa e a partecipazione pubblica: in Italia è arrivata nel 2015 al 27,6%, al di sopra della media europea riferita alle maggiori società quotate, che è al 20,2%. Però nel nostro Paese per tasso di occupazione femminile siamo in fondo alla graduatoria europea, con il 46,1% per le donne di età tra 20-64 anni contro oltre il 60% di media nell’Unione europea. E nel Mezzogiorno accade che con la nascita di un figlio, circa un terzo delle madri con un lavoro lo interrompano. Cosa voglio dire? Che è decisamente complesso valutare la situazione in termini generali, ma senza dubbio nel mondo del lavoro c’è ancora strada da fare per la parità tra uomini e donne. Personalmente, ritengo che per una donna sia importante avere la possibilità di realizzarsi come persona, cioè insieme come donna, moglie, madre, lavoratrice. Da ognuno di questi ambiti si possono trarre energia e insegnamenti da spendere negli altri. Ma dev’essere un progetto familiare, perché senza il supporto della famiglia, di un compagno, non si arriva da nessuna parte. Mio padre mi ha insegnato che l’indipendenza dello spirito nasce dall’indipendenza economica: per me è stato un esempio il fatto che mia madre abbia sempre lavorato.

Qual è la situazione in LMI su questo fronte e quali le principali iniziative promosse?
Partendo anche qui dai dati, vediamo che in azienda il 43% dei collaboratori è donna, le donne sono il 30% nei Comitati di Negozio.  Su 48 direttori di negozio ci sono 4 direttori donna, numero in aumento negli ultimi anni. Fra le iniziative che abbiamo avviato, ha riscosso un grandissimo successo l’introduzione l’anno scorso della flessibilità, che evidentemente risponde a esigenze reali dei lavoratori: permette di frequentare la sede quando si vuole, dal lunedì al sabato. Si basa su autonomia e responsabilità, sul lavoro per obiettivi, sul senso di squadra. Abbiamo anche cominciato a parlare di telelavoro. Ci sono poi una serie di attività come il campus per i bambini durante la chiusura delle scuole, come pure in occasione delle festività pasquali e natalizie. Quanto alla retribuzione, le griglie retributive che guidano il sistema di compensation non prevedono differenze tra uomini e donne, integriamo il 20% della retribuzione delle mamme durante l’assenza nel periodo di astensione obbligatoria dal lavoro, riconosciamo la licenza matrimoniale a persone dello stesso sesso, concediamo il part-time post maternità fino a 4 anni su base volontaria.

Il fatto che un tema come la parità di genere sia stato inserito fra gli obiettivi che tutta l’umanità è chiamata a raggiungere, incide sul modo con cui si affronta questo tema nella quotidianità del lavoro?
Ritengo di sì, anche se i Global Goals forse non sono ancora conosciuti diffusamente. Tuttavia il fatto stesso che si parli della parità come un obiettivo, che si parli di quote rose, che a volte si trovino scritte frasi come “per gli uomini e per le donne”, credo che rappresenti un insuccesso per il genere umano, perché significa che ne siamo ancora lontani.

Maggiore uguaglianza di genere significa anche maggiore competitività?
Anche se preferisco parlare di diversità, che è un concetto più ampio, la risposta è sì. La diversità, infatti, ci permette di vedere le cose sotto punti di vista differenti, ci arricchisce. La vera forza, tornando al rapporto tra uomini e donne, è farli lavorare insieme, aprire il dialogo, perché sul lavoro uomini e donne hanno atteggiamenti anche molto differenti e quindi sono portatori di punti di vista diversi. Noi donne dobbiamo credere in noi stesse e avere la fiducia che siamo capaci di superare le sfide che ci troviamo di fronte, perché abbiamo il coraggio e la forza di guardare avanti. Solo formando squadre di lavoro più equilibrate si possono avere visioni più complete di una stessa situazione, quindi raggiungere risultati più importanti e arrivare più lontano. Insieme.

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