La “buona occupazione” è uno degli aspetti fondamentali del Global goal numero 8 delle Nazioni Unite.

Rosella Ghiosso, Responsabile del sistema di gestione della Sicurezza sul lavoro in Leroy Merlin Italia, spiega come l’azienda interpreta e persegue questo obiettivo. Ghiosso, che in passato è stata la prima donna a dirigere un negozio LMI, è stata rappresentante nazionale di Valadeo fin dall’inizio del programma (è il programma di azionariato dei collaboratori del Gruppo Adeo) ed è presidente (al secondo mandato) dei collaboratori-azionisti di LMI.

Date le note difficoltà che vi sono attualmente a trovare e anche a mantenere un lavoro stabile, il fatto che un’azienda riesca a far crescere o anche solo a non “tagliare” i suoi occupati sembra una cosa buona in sé. Nei Global goals si punta però la lente sulla necessità di “buona occupazione” (“decent work” in inglese). Che cosa va inteso esattamente con questa espressione?

Proprio alla luce delle difficoltà a cui si accennava, ritengo che LMI rappresenti un’eccezione. Perché è un’azienda che consente un largo accesso al lavoro a chiunque desideri candidarsi: abbiamo appena realizzato il primo hackathon per le risorse umane ed è stato un grande successo. Inoltre, in riferimento ad ambiente e clima di lavoro, si tratta di un’azienda che sa accogliere le persone. Intendo dire che non ci sono diffidenze o resistenze verso i nuovi arrivati, perché sono considerati non potenziale nemici ma un’occasione di crescita, anche personale. Posso dirlo a ragion veduta perché la mia attività prevede che io vada spesso nei negozi, dove spesso non mi conoscono, dunque parlo di reazioni positive che sperimento in prima persona sul campo. Inoltre, c’è un percorso di crescita a disposizione per chiunque entri, a seconda delle capacità e disponibilità personali e naturalmente delle esigenze dell’azienda. E si dà molto spazio all’autonomia, alle proposte che le persone possono avanzare: è quello che noi chiamiamo “aver diritto all’errore”. Credo che questi siano alcuni dei principali elementi che possono definire cosa s’intende per buona occupazione. E probabilmente sono percepiti dagli ultimi arrivati anche più di quanto non lo siano da chi è in azienda da tanto tempo.

Anche la sicurezza, effettiva e percepita, è fra i fattori che possono notevolmente influenzare la qualità della prestazione lavorativa e più in generale il modo in cui una persona vive il proprio lavoro. Quali sono le principali attenzioni di LMI in materia di sicurezza?

Premesso che la nostra attività non è paragonabile, in termini di rischi per i lavoratori, a quella di un’acciaieria o di una fabbrica di prodotti chimici, noi preferiamo parlare di salute e benessere dei collaboratori, più che di sicurezza in senso stretto. Con riferimento particolare alla prevenzione delle malattie professionali. In quest’ambito la volontà dell’azienda di impegnarsi, e investire, è molto forte e stiamo partendo con iniziative su vari fronti. Ad esempio, abbiamo intenzione di partire l’anno prossimo con un programma legato all’ergonomia: vogliamo analizzare gesti, movimenti, posture tipiche dei lavoratori, per diffondere la consapevolezza di quali siano quelli che garantiscono maggiormente la salute ad esempio della schiena o delle gambe. Un altro tema che presidiamo da vicino è lo stress lavoro-correlato, su cui personalmente sarò molto impegnata nel 2018. L’azienda ha molta attenzione, anzi, pretende il rispetto scrupoloso di orari e turni di lavoro, proprio per tutelare i lavoratori da fenomeni di stress lavoro-correlato. Abbiamo anche chiesto a una accreditata società esterna di effettuare una valutazione sui nostri negozi: dai dati che sono emersi abbiamo identificato delle aree di rischio potenziale su cui lavorare a livello organizzativo, avviando specifici piani d’azione. Ma già dal 2011 in LMI c’è il “barometro del collaboratore”: è un’indagine, in forma anonima, che fotografa il clima aziendale. E guarda caso abbiamo visto che esistono correlazioni, nei negozi, tra clima di lavoro e rischi da stress lavoro-correlato. Anche questi sono dati importanti su cui impostare programmi e politiche che possano incidere. Credo che per chi lavora in LMI sia molto positivo sapere che la propria azienda si ferma a riflettere su questi aspetti e ha poi anche l’intenzione di agire per affrontarli.

Il programma di azionariato dei dipendenti (Valadeo) è un altro elemento che caratterizza fortemente l’azienda. Che importanza ha in termini di condivisione dei valori aziendali e di partecipazione dei dipendenti alla vita e allo sviluppo dell’azienda?

L’azionariato dei dipendenti in Leroy Merlin Italia è arrivato nel 2005. Prevede che ogni anno il 10% del risultato economico,  a livello di Gruppo Adeo, sia redistribuito gratuitamente in forma di azioni ai dipendenti dei Paesi in cui il programma è attivo. Chi vuole, poi, può anche investire volontariamente in azioni del gruppo, ad esempio convertendo in azioni i premi di produzione/rendimento. Ogni anno il Gruppo, che non è quotato in Borsa, viene valutato da un gruppo di esperti indipendenti: in oltre un decennio il valore delle azioni è molto cresciuto. Credo che l’aspetto più positivo di questo programma sia la sua capacità di fidelizzare: in pratica fa di ogni dipendente un proprietario dell’azienda, anche se in quote millesimali. In Italia il 99,3% dei collaboratori è azionista, nel mondo la percentuale è leggermente inferiore. Ci sono rappresentanti di Valadeo in ogni negozio. E a ogni nuovo collaboratore che entra in LMI viene fatta formazione specifica su Valadeo. Credo che sia un plus importante per l’azienda e chi ci lavora ne è consapevole. Penso che sarebbe interessante trovare il modo di farlo percepire anche ai nostri clienti.

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