Le parole dell’economia civile: Bes-Benessere equo e sostenibile.
Leonardo Bellini, Responsabile Controllo di gestione regionale in LMI


Per la prima volta nel Bilancio sociale 2016 Leroy Merlin Italia ha provato a calcolare il “Bes LMI”, ispirandosi all’indice del Benessere equo e sostenibile che è entrato nella programmazione economica nazionale del nostro Paese. Il lavoro di LMI sul Bes, innovativo in Italia, proseguirà e anzi si approfondirà ulteriormente quest’anno. Come spiega Leonardo Bellini, Responsabile Controllo di gestione regionale in LMI.

 

Perché la scelta di collegare l’impegno di LMI sulla sostenibilità al Bes?
Il motivo principale è strategico. LMI ha iniziato dieci anni fa ad affrontare i temi di Csr con una serie di iniziative su più fronti, che hanno dato i loro frutti ma soffrivano di una certa disarticolazione, in particolare a riguardo della misurazione congiunta dei loro effetti. L’idea di collegarci a indicatori specifici come quelli del Bes deriva dalla volontà di giungere a una misurazione più precisa e organica di quello che tutte le nostre attività creano in termini di valore socio-ambientale. Inoltre, ciò permette di individuare meglio le priorità su cui concentrarsi per ottenere risultati sempre migliori. Gli altri motivi sono di carattere più operativo. Con questa scelta riusciamo ad esempio a dare maggiore visibilità agli occhi dei nostri stakeholder, a cominciare dai nostri collaboratori, all’impegno che stiamo realizzando: in questo senso facciamo leva sulla filiera del controllo di gestione per accelerare ancor più la diffusione della conoscenza all’interno. E poi è un modo per quantificare la performance sociale e ambientale dell’azienda in maniera il più possibile simile alla performance commerciale ed economica.

Quali sono le difficoltà di declinare a livello di attività d’impresa uno strumento macroeconomico come il Bes?
Prima di tutto abbiamo ristretto un po’ il perimetro. Abbiamo cioè collegato non a tutti ma ad alcuni indicatori del Bes le attività che realizziamo, anche per rendere il tutto più leggibile. Per fare un esempio: è ormai di lunga data il nostro impegno sulla riduzione delle emissioni di CO2, anche con progetti di compensazione, in relazione alla struttura dei trasporti, inbound e outbound. Abbiamo allora fatto un matching tra queste attività e i domini e gli indicatori del Bes sui temi ambientali, così da riuscire anche a spiegare meglio e a parlare in modo più efficace alle persone. Non solo all’interno, ma anche all’esterno, infatti, attività di questo genere devono essere ancora in larga misura percepite e comprese. In tal senso c’è parecchio da fare e proprio per questo abbiamo messo in conto, iniziando a lavorare sul Bes, che era necessario uno sforzo importante anche in termini di comunicazione e formazione.

Rispetto a quanto comunicato nel Bilancio sociale 2016, come sta proseguendo il lavoro sul Bes?
Diverse attività sono già state programmate. Ad esempio abbiamo previsto di misurare il “Bes Lmi” non solo su scala nazionale, ma in ognuno dei nostri negozi, facendo anche formazione specifica ai Comitati di Direzione dei punti vendita. Quello a cui vogliamo arrivare è una misura della creazione di ricchezza socio-ambientale, oltre che economica, negozio per negozio. In generale, per migliorare i risultati ottenuti con la prima rilevazione, abbiamo deciso di concentraci su alcune voci specifiche: oltre a quelle già citate, ci sono ad esempio gli investimenti nella comunità, con riferimento in particolare al valore della merce donata, dove stanno partendo progetti importanti. Un altro obiettivo prioritario sarà il valore generato dai prodotti in vendita fortemente connotati in senso eco-sostenibile (“Casa di domani”). Rilanceremo anche la raccolta differenziata nei punti vendita: qui l’obiettivo di miglioramento sull’anno precedente è particolarmente ambizioso, puntiamo a un +15% (in termini di riduzione dell’indifferenziato).

Crede che l’inserimento del Bes nella programmazione economica nazionale possa stimolare altre aziende, e più in generale altre organizzazioni, a utilizzarlo come riferimento per la misurazione delle attività di sostenibilità sociale e ambientale?
Credo che sia stato non solo utile, ma fondamentale. L’auspicio è che tanto in ambito istituzionale, quanto fra le aziende, specie quelle grandi, si diffondano sempre più sensibilità, formazione e consapevolezza dell’importanza del Bes. Anche iniziando un percorso simile a quello avviato in Leroy Merlin Italia: a questo riguardo, siamo a disposizione per aprire tavoli di lavoro, per impegnarci cioè insieme ad altri per dimostrare non solo che si può fare, ma che si tratta di una dimensione strategica di sviluppo. Voglio dire che si possono ottenere risultati importanti nella  sostenibilità con tante e diverse iniziative, ma spesso restano parziali. Col rischio alla fine di non sapere dove ci si trova, di non riuscire davvero a valutare la ricchezza non solo economica che si sta effettivamente creando, in ultima analisi di perdere la visione d’insieme. Ancorarsi alla filosofia del Bes, invece, permette di strutturarsi in modo adeguato per misurare più correttamente l’efficacia delle proprie iniziative di sostenibilità. E per essere quindi più credibili.


Leggi l’editoriale di Luigino Bruni
“Il valore e i valori dell’impresa. Istruzioni per l’uso”

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