Nel suo editoriale da poco pubblicato su queste pagine, il professor Stefano Zamagni ha scritto che c’è “il dono al centro di un’economia virtuosa“. Quindi anche al centro dell’azione di un’impresa, come Leroy Merlin, impegnata nella responsabilità sociale, cioè a essere virtuosa, non può che esserci il dono. Ma in che senso? Lo spiega Luca Pereno, Csr manager in Leroy Merlin Italia.

 

Mettere il dono al centro, in azienda: cosa significa?

In Leroy Merlin abbiamo sempre voluto distinguere chiaramente tra la donazione e il dono. Perché la donazione non è uno strumento su cui volevamo puntare. Mentre il dono sì, nel senso del dono autentico di cui parla il professor Zamagni. Dove sta la differenza? La si può riassumere pensando alla storia di San Francesco, anche prima della sua conversione, o se si vuole della sua scelta. In genere si pensa che prima della conversione a Francesco importasse poco o nulla del prossimo, dei poveri. Non è forse così noto, invece, che anche prima Francesco faceva donazioni a favore di chi stava peggio. Solo che prima donava il di più. Mentre dopo la conversione una delle prime azioni di Francesco è andare a mangiare nella ciotola del lebbroso: va in cerca, cioè, di una relazione con i più bisognosi, donando non quello che avanza ma tutto sé stesso. Ecco, quello di San Francesco è ovviamente l’esempio massimo, ma è a questo modo d’intendere il dono che noi ci ispiriamo mettendo in campo progetti di responsabilità sociale che a me piace chiamare di “Csr dalle mani sporche”. Come azienda possiamo ovviamente donare dei prodotti e in generale delle risorse economiche, ma il vero dono che possiamo offrire è la creazione di relazioni, di reti, insieme alle competenze dei nostri collaboratori o anche dei nostri fornitori.

Quali progetti esprimono meglio questo modo d’intendere il dono?

Direi i progetti degli Empori Fai da Noi e della lotta alla Povertà energetica. Iniziamo col primo: l’Emporio Fai da Noi è un luogo di condivisione della merce in cui, come fosse una biblioteca, persone e famiglie in difficoltà possono recarsi per prendere in prestito utensili per effettuare piccoli lavori di pittura, manutenzione, decorazione delle proprie case, con l’impegno di averne cura e restituirli in buono stato. C’è anche la possibilità di avere accesso a prodotti come vernici, consumabili, che le organizzazioni non profit che gestiscono gli Empori (associazioni di volontariato, cooperative sociali) possono decidere di cedere a prezzo simbolico o in cambio di ore di volontariato. I materiali iniziali vengono donati da Leroy Merlin, poi le organizzazioni possono riapprovvigionarsi a prezzo di costo. Il primo Emporio è stato lanciato a Biella a novembre 2016, a oggi ne abbiamo attivati sedici in tutta Italia, l’ultimo a Brescia, e il prossimo è in arrivo a Settimo Milanese (Mi). Ritengo sia un esempio particolarmente valido, questo, del concetto di dono che ci sta a cuore perché si tratta di un progetto che prima di tutto crea relazioni, a partire da quelle tra le organizzazioni che gestiscono l’Emporio e il negozio Leroy Merlin di riferimento. Poi, fra le persone che ne fruiscono e l’Emporio stesso. Inoltre, si tratta di un progetto che, una volta avviato e proprio perché si fonda sulla relazionalità, potenzialmente non ha soluzione di continuità.

E il dono nella lotta alla povertà energetica?

Anche qui in fase iniziale c’è una donazione, quella del kit di prodotti che se ben utilizzati consentono di ottenere un importante risparmio energetico in casa. Ma, soprattutto, nel progetto ci siamo occupati, in sinergia con il Politecnico di Torino, l’Università di Torino e la Caritas, di formare dei volontari che a loro volta sono andati a formare le persone che avrebbero poi utilizzato il kit. Inoltre, il nostro ufficio marketing, “donando” le sue competenze, si è messo a disposizione per la creazione di tutorial: non corposi manuali ma semplici videoclip, visualizzabili anche con uno smartphone, che si sono rivelati strumenti preziosi di formazione per le famiglie sul tema del risparmio energetico. Ricordo, ad esempio, fra i beneficiari dell’iniziativa, una madre di famiglia che, prim’ancora della necessità di partecipare al progetto per ovvie ragioni economiche, ha espresso soprattutto una grande voglia di farlo per accrescere le sue conoscenze sui tanti modi che abbiamo a disposizione per risparmiare energia e salvaguardare l’ambiente.

Pochi mesi fa è nata l’Associazione Bricolage del Cuore: osservando il percorso tutto impostato sul dono di cui abbiamo detto, pare quasi una sorta di approdo naturale. Ma è andata effettivamente così? E di cosa si occupa?

L’idea è venuta osservando le persone assegnatarie degli orti di comunità nel progetto Orto fai da Noi a Torino. Le loro motivazioni principali erano legate alla voglia di fare, e di riunirsi per fare insieme, oltre alla sensibilità verso i temi ambientali. Per questo abbiamo pensato a come potevamo allargare le nostre attività di responsabilità sociale d’impresa includendo anche persone esterne al perimetro aziendale. Lo strumento che abbiamo individuato è stato appunto quello dell’associazione. Così, il 4 ottobre 2017 (giorno di San Francesco d’Assisi), è stata costituita l’Associazione Bricolage del Cuore, un’associazione erogatrice di fare, non di fondi. Il suo obiettivo è riunire le persone che hanno voglia di fare e di mettersi a disposizione di chi ha bisogno, sempre sulla base di una dimensione relazionale, dove si dona il proprio tempo e ciò che si è capaci di fare: un principio, come si vede, semplicissimo, ma direi rivoluzionario. Al riguardo diamo già l’appuntamento per il 15-16 dicembre, quando si terrà la prima Festa nazionale dell’Associazione Bricolage del Cuore: presenteremo 50 micro-progetti, sui quali avremo prima consultato i collaboratori di Leroy Merlin, in cui intendiamo coinvolgere i nostri clienti. Chiederemo ai clienti se hanno voglia di donare non denaro ma tempo e competenze per aiutarci a realizzarli. È una sfida, certo, ma faremo di tutto per vincerla.

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