Di Francesca Pettini, Consigliere di vendita reparto Illuminazione Leroy Merlin Genova


Buongiorno, ci troviamo oggi con Gabriella Bisio, responsabile comunicazione edilizia per l’azienda Made in Italy Boero. Innanzi tutto, ci tengo a ringraziarla per avermi concesso il suo tempo nella realizzazione di questa intervista.
Questo brand fai-da-te è dedicato al canale Grande Distribuzione e propone una gamma completa di soluzioni per proteggere e decorare con stile e facilità tutti gli ambienti, integrando anche un orientamento forte al rispetto per l’ambiente e per la salute dei consumatori.

L’azienda genovese Boero è una delle pochissime società sul territorio nazionale con quasi due secoli di storia: ha origine nel 1831 con l’acquisizione di una piccola fabbrica da parte della famiglia Boero, il cui spirito imprenditoriale e l’introduzione di valide e innovative tecnologie portano ad un rapido sviluppo nel settore delle pitture già a inizio ‘900.

Ma iniziamo con l’intervista.

Come prima domanda vorrei focalizzarmi sulla vostra adesione al programma nazionale per la valutazione della carbon footprint del prodotto. La vostra è stata una scelta principalmente imposta dal continuo peggioramento della situazione ambientale odierna, o maggiormente dettata dalla linea di pensiero della vostra azienda?

Sicuramente i vincoli normativi sono sempre più stringenti perché, come sappiamo, ogni anno l’Unione Europea impone delle direttive sul tema della formulazione di prodotti vernicianti. In realtà, però, l’adesione al programma della carbon footprint è stata volontaria da parte di Boero. Questa opportunità è stata fornita direttamente da Leroy Merlin, che ha aderito al programma nazionale del calcolo della carbon footprint coinvolgendo alcuni fornitori, e a noi sembrava un’interessante opportunità per avviarci ad una costante sostenibilità. Abbiamo quindi firmato un accordo volontario con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per un progetto finalizzato all’analisi, riduzione e neutralizzazione dell’impatto sul clima nel settore della grande distribuzione organizzata.

Già nel marzo del 2014 avete ridotto del 21% le emissioni di CO2 sostituendo, al contenitore in banda stagna originario della confezione, un contenitore di polipropilene. Che consiglio date alle aziende che si stanno approcciando oggi ad un miglioramento in tema di sostenibilità?

Il nostro settore, essendo chimico, si presta ad ampie possibilità di miglioramento, partendo dall’analisi di tutta la filiera: dalla ricerca costante, come fa il nostro R&D, di materie prime alternative a sempre minore impatto ambientale fino alla gestione degli scarti. In mezzo c’è tutto il processo produttivo, la logistica e l’attenzione alla selezione dei fornitori.

L’idea è di affrontare un percorso ponendosi ogni anno degli obiettivi eco-compatibili su cui lavorare. Per cui le possibilità sono infinite, secondo me, e ogni azienda dovrebbe darsi degli step e degli obiettivi minimi ogni anno per migliorare gradualmente.

Al di là della sostenibilità ecologica del prodotto e della gestione degli scarti che ne derivano, avete anche messo in atto delle migliorie al vostro stabilimento per quanto riguarda la tutela delle risorse umane che lavorano ogni giorno a contatto con i materiali presenti nei vostri prodotti?

Per quanto riguarda lo stabilimento, esistono dei sistemi che permettono l’abbattimento del carico inquinante grazie a un post-combustore attivo dal 2014; vi è un sistema di gestione delle acque reflue che riduce gli scarti di lavorazione; un impianto illuminotecnico con lampade a LED a lunga durata senza emissioni di raggi UV e IR.

In più, da inizio anno, l’attività di pesatura delle materie prime ha visto un rilevante efficientamento grazie alla creazione di team dedicati a questa attività e all’acquisizione di diversi strumenti specifici che garantiscono al contempo maggior precisone di dosaggio e minore fatica fisica da parte degli operatori.

Infine, vi è un percorso di attenzione alla sicurezza e alla qualità del lavoro degli operatori: ogni anno vengono messe in atto delle attività di miglioramento e di formazione per sensibilizzare le persone all’utilizzo della strumentazione obbligatoria per la protezione.

Infine, sono già in atto ulteriori progetti ed iniziative per un costante miglioramento futuro?

Sì sicuramente. Intanto, con l’Istituto Italiano di Tecnologia, si continuano ad effettuare ricerche nell’ambito della scelta delle materie prime alternative. Ci sono studi riguardo le bioplastiche derivanti da scarti alimentari che possono essere utilizzate come materie prime alternative dei nostri prodotti vernicianti. Alcuni esempi sono gli scarti del cacao, delle bucce di arancia e dell’amido di mais. Dal punto di vista di stabilità e caratteristiche del prodotto, non vi è nessuna problematica, però, per ora, il progetto è ancora in fase di sperimentazione come prova della continua ricerca al miglioramento.

La direzione è questa, un po’ perché i vincoli sono sempre più stetti, e un po’ perché l’azienda sta credendo sempre di più che non sia solo un obbligo ma una reale possibilità di sviluppo. Siamo convinti che la sensibilità su questi argomenti stia aumentando, rendendo quindi necessaria la creazione di una maggiore cultura. Infine, pensiamo che proprio per questo, sia essenziale la partnership tra il produttore e il distributore perché il prodotto non riesce a trasferire il suo valore aggiunto al meglio senza l’aiuto di una buona comunicazione delle sue qualità.

Grazie ancora per averci concesso l’intervista e per le sue parole,

Francesca, Leroy Merlin Genova

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