Massimiliano Ghidelli, Direttore Leroy Merlin Genova


Come ha scritto il Professor Fabio Poles, l’imprenditore civile è una figura più completa rispetto a quella dell’imprenditore a cui di solito si è abituati a pensare. In particolare per quanto riguarda due caratteristiche principali: la “motivazione intrinseca” e la “relazionalità”.
Ne abbiamo parlato con Massimiliano Ghidelli, Direttore del Negozio Leroy Merlin di Genova.

Quali aspetti legati al suo lavoro, alla vita di negozio, le vengono in mente riflettendo sulle caratteristiche principali dell’imprenditore civile?

Gli aspetti sono tanti. Uno di quelli che sento in maniera particolare è legato al concetto di felicità pubblica. Nel senso dei beni relazionali: beni che si creano in una comunità, anche attraverso l’azione dell’imprenditore, e che soddisfano non solo il suo interesse ma quello, superiore, di tutti coloro che di quella comunità fanno parte. La considero un’idea potenzialmente dirompente.

Come si riesce a essere “dirompenti” nel lavoro di ogni giorno?

Si riesce a farlo quando si arriva a condividere il fatto che collaborando, remando tutti insieme dalla stessa parte e con lo stesso impegno, si conseguono risultati che vanno nell’interesse di tutti e quindi di ciascuno. E si è effettivamente vincenti. Faccio un esempio concreto: il nostro negozio si trova a ridosso della zona dov’è crollato il ponte Morandi. Ci siamo di colpo trovati ad essere isolati dal resto della città. Al di là di ogni altra considerazione sulla gravità di quanto accaduto, ciò ha avuto forte ripercussioni negative anche sul nostro fatturato. Si sono dovute fare molte rinunce, purtroppo anche nei confronti di giovani che erano stati inseriti a tempo determinato e si erano impegnati a fondo, ma che non è stato possibile riconfermare. In quel momento è stato fondamentale, con tutto il negozio, sentirci ognuno responsabile verso l’altro ancora di più, tutelarci a livello collettivo. È stata una sferzata, una situazione in cui ognuno si è rimesso in discussione: se, “prima”, in qualche occasione si poteva anche pensare di non fare qualcosa perché qualcun altro ci avrebbe pensato, “dopo” ciascuno ha compreso che si doveva fare tutti insieme, altrimenti saremmo andati a sbattere. C’è stata una grande risposta positiva da parte di tutti, ognuno ha sentito immediatamente qual era la cosa giusta da fare, in ogni situazione. È un po’ come quando di notte una coppia sente il proprio bimbo che piange: se senti il pianto, l’istinto ti dice di alzarti e andare a vedere. Se non ti alzi e aspetti che sia l’altro a farlo, tradisci te stesso e gli altri. Ed è così che iniziano i problemi.

Comportarsi da impresa civile ha senso anche economicamente?

Certamente. Anche perché il fatto di lavorare in un’azienda che sai, e avverti, sente molto l’importanza di essere presente sul territorio e vicina alle esigenze delle persone, ti aiuta a valorizzare il tuo lavoro inserendolo in una prospettiva più ampia. Perché lo vivi come un contributo alla collettività. Ed è più bello. Cosa che diventa particolarmente evidente in occasione di emergenze. Il giorno del crollo del ponte Morandi, quando mi trovavo in vacanza con la famiglia a centinaia di chilometri di distanza, ricordo di essere stato al telefono per ore con la Protezione civile per aprire il negozio la sera stessa: c’era bisogno di tutto e i nostri capi-settore di negozio sono stati fantastici, sono arrivati a dare una mano il prima possibile. Ma anche in passato, quando Genova è stata colpita da alluvioni, abbiamo contribuito con materiali, spalando il fango, adoperandoci per sistemare le scuole. La difficoltà vera è riuscire a vivere tutto questo, cioè la spinta verso l’altro, il territorio, la comunità, nelle condizioni normali di ogni giorno.

Qual è a suo avviso l’obiettivo ultimo a cui deve tendere un’impresa civile?

L’obiettivo che credo valga per noi come per ogni azienda del settore retail, è diventare davvero parte della comunità, andando oltre le differenze. Il cliente, intendo, deve sentire che venendo in negozio trova un luogo e persone con cui può condividere. Leroy Merlin è presente in Italia in 48 città: in ognuna di essere abbiamo la possibilità, e la responsabilità, di diventare una comunità nella comunità. È così che l’impresa civile può fare la differenza. A quel punto la sostenibilità economica viene da sé.

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