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Risparmio energetico: le relazioni battono la povertà

Torino, quartiere Barriera di Milano, uno dei quartieri da sempre problematici del capoluogo piemontese. Il progetto di contrasto alla povertà energetica prende il via ormai un anno e mezzo fa, un tassello che va a completare un quadro fatto di tante attività di rigenerazione sociale e urbana, portate avanti dalle realtà che animano il quartiere.“Il progetto di contrasto alla povertà energetica si è inserito perfettamente all’interno di Fa bene, l’iniziativa sviluppata dal Comitato S-Nodi assieme a noi – racconta Erica Mattarella, della cooperativa sociale Liberitutti – e la Casa di Quartiere Bagni Pubblici di via Agliè. Grazie alla collaborazione con la rete delle Caritas siamo diventati uno dei punti di riferimento per le famiglie del quartiere che si trovano in una situazione di difficoltà”.

Il progetto Fa bene, è nato per contrastare la povertà e aiutare le persone in situazioni di difficoltà, sia provvedendo ai bisogni primari che nel reinserimento sociale e lavorativo. Lo spirito è quello della reciprocità: le persone e le famiglie ricevono un aiuto materiale che deve essere “ripagato” con ore di attività di volontariato.

“Tutto è nato con il recupero della merce invenduta nei mercati rionali, la “prima” povertà che abbiamo affrontato è quella alimentare. Ma solo distribuire frutta e verdura non ci sembrava la strada migliore per creare nuove opportunità per le persone. Da qui l’idea di “chiedere qualcosa in cambio” sotto forma di ore di volontariato, ore che servono per “fare cose” ma allo stesso tempo creano socialità e nuove relazioni – continua Erika – Il progetto di risparmio energetico proposto da Leroy Merlin era perfettamente in linea con questo spirito, che cerca di creare quel circolo virtuoso dove ad una buona azione ricevuta se ne rende un’altra al prossimo”.

Punto di riferimento sul territorio sono le Case di Quartiere: qui passano davvero tante persone, alcune con situazione di povertà “cronica” altre che stanno affrontando solo un momento di difficoltà, ma che, spesso, se non trova risposta può diventare condizione permanente. In questo crocevia di persone e esperienze diverse sono state ingaggiate le prime famiglie per partecipare al progetto sul risparmio energetico, messo a punto con la collaborazione del Politecnico e dell’Università di Torino.

“Mi hanno proposto di installare un kit per il risparmio energetico, e di controllare la variazione di spesa in bolletta dopo un anno di utilizzo – racconta Alessia, una mamma, tra le prime testimonial del progetto [quella del video] – Avevo già adottato qualche accorgimento in casa, ma grazie al kit fornito da Leroy Merlin ho potuto attivare tutte le misure possibili per sprecare meno energia, acqua o gas. Sapere che anche il Politecnico, tra gli altri, ha collaborato alla progettazione di questi dispositivi rende le persone più aperte, pensi che non sarà al solita fregatura”.

Già perché spesso la povertà è affrontata con strumenti “poveri”, che costano poco ma che spesso si rivelano di scarsa qualità e non spostano dalla situazione iniziale.
“Leroy Merlin ci ha fornito dei kit di qualità, il Politecnico e l’Università la parte tecnico-scientifica, i tecnici tutte le indicazioni per l’utilizzo e il montaggio. Il coinvolgimento delle persone è venuto da se, soprattutto grazie al passaparola delle prime famiglie che l’hanno installato” spiega Erika.
“A me piace fare questi piccoli lavori di bricolage – continua Alessia – così, in cambio, ho aiutato il personale del progetto a installare a mia volta dei kit e, con un po’ di passaparola, a diffonderlo anche ad altre persone del quartiere”.

Il primo anno dall’installazione è trascorso, e ci chiediamo se il kit ha portato benefici alle famiglie.
“L’anno di prima sperimentazione si è appena concluso – spiega Erika – ora dobbiamo vedere concretamente con le bollette se e quanto le famiglie hanno risparmiato”.
“Non abbiamo ancora fatto il confronto con le bollette dell’anno scorso – prosegue Alessia – ma la mia impressione è di aver speso un poco meno. Al di là del risparmio, però, è proprio il messaggio di consapevolezza che deve passare: sprecare meno energia è un impegno verso l’ambiente e le future generazioni, oltre che per il portafoglio”.

Parlando con Alessia e Erika, l’impressione è che la questione economica sia importante, ma decisamente in secondo piano, che il fulcro di questo progetto come delle attività di Liberi Tutti o delle Case di Quartiere, sia di riattivare le persone a prendersi cura di se e a rimettersi in gioco, oltre che arrivare a fine mese.
“Tutti possiamo fare qualcosa per migliorare l’ambiente in cui viviamo – riprende Alessia – e partire dalla casa, con la scusa del risparmio energetico, può essere la chiave giusta. È un argomento di moda, permette di agganciare moltissime persone in situazioni non ancora problematiche ma che potrebbero facilmente diventarlo e che altrimenti non si sarebbero fatte avvicinare”.

“La cosa semplice e bellissima – conclude Erika – è che prendersi cura della propria casa riattiva una serie di fattori che non pensiamo siano così connessi alle quattro pareti in cui si abita: sicurezza, autostima, predisposizione alle relazioni. Il progetto sul risparmio energetico è davvero una chiave semplice per entrare in contatto con tante persone e cercare di far partire quel famoso ‘circolo virtuoso’”.

I 100 kit realizzati per Torino e il Piemonte sono stati tutti distribuiti e installati, ora siamo in attesa di avere i conti delle bollette per stimare il risparmio ottenuto da ogni famiglia. Dai dati provenienti da altri contesti territoriali interessati dal progetto, si ricava una riduzione media dei consumi del 10%. Continuano, invece, le attività informative nel punto vendita di Corso Giulio Cesare e a breve partirà anche presso gli Empori Fai da Noi l’attività di consulenza energetica. “Stiamo cercando di trovare le migliori modalità operative – aggiunge Erika – per distribuire altri kit ad altre famiglie, sempre all’interno dei progetti di contrasto e prevenzione della povertà, con Caritas e la Città Metropolitana di Torino”.
In questo saremo molto italiani, ma la casa rimane un punto vitale per le famiglie, e prendersi cura della propria abitazione uno stimolo importante per rimettersi in gioco e in relazione con gli altri.

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