interviste, La Piazza
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Rigeneriamo: Case

Intervista ad Ariel Albornoz, Direttore del Negozio Leroy Merlin Palermo Mondello


Garantire a ogni persona il diritto alla propria casa ideale: è la visione su cui si fonda tutta l’attività di Leroy Merlin.

Di conseguenza parlare del tema “case”, all’interno dell’approccio dell’azienda per uno sviluppo generativo oltre la responsabilità sociale d’impresa, acquista un significato speciale. Lo facciamo con Ariel Albornoz, Direttore del Negozio Leroy Merlin di Palermo Mondello.

Come si inserisce il tema “case” nell’approccio di RIgeneriamo?

L’ambizione di Leroy Merlin come di tutto il Gruppo Adeo è quella di essere leader nel miglioramento del luogo in cui le persone vivono. Che senza dubbio vuol dire prima di tutto lo spazio definito dalle mura di un appartamento. Ma, di certo, non solo. Il riferimento è infatti a uno spazio, a una casa, molto più grandi: il quartiere in cui si vive, la propria città, in ultima analisi la collettività. L’importanza di porsi questo come obiettivo non è solo sociale, ma anche economica. Difficilmente, infatti, un’attività economica può mantenersi profittevole nel lungo periodo se è inserita in un territorio che soffre il degrado sociale, che quasi sempre infatti va di pari passo al degrado economico. La nostra attività mira quindi, nel suo complesso, all’accrescimento del capitale economico, ambientale, sociale e umano della comunità.

Quali sono le attività e i progetti del vostro Negozio in cui ciò è meglio esemplificato?

I progetti sociali di Leroy Merlin sono arrivati ad essere molto numerosi e la loro applicazione dipende anche dalle specificità dei vari Negozi e dei territori in cui essi sono inseriti. Noi abbiamo realizzato il primo Bricolage del Cuore a dicembre dello scorso anno, a beneficio di una struttura collegata a una parrocchia situata in centro città a Palermo: una “casa” per i ragazzi che lì hanno poi potuto ricominciare a riunirsi per organizzare e svolgere le loro attività di boy scout. Quest’anno abbiamo già individuato due nuovi progetti, con l’intenzione di realizzarne uno a giugno e uno a dicembre. Inoltre, vorremmo partire con gli orti sociali da far gestire ai ragazzi delle scuole, come già altri Negozi di Leroy Merlin stanno facendo, e ci siamo attivati in questo senso: non è semplice perché il quartiere Zen di Palermo, a cui ci rivolgiamo, è particolarmente disagiato e con una presenza elevata di criminalità anche minorile, per cui ci sono da tenere presenti anche questioni legate alla sicurezza. Siamo comunque aperti a valutare ogni attività o progetto che ci vengano suggeriti dal territorio. Intendiamo anche condividere in futuro alcune di queste attività, che noi chiamiamo “di piazza”, con l’altro Negozio di Leroy Merlin a Palermo: stiamo pensando ad attività culturali nelle carceri, siamo in fase di valutazione.

Per i collaboratori la “casa” è, in un certo senso, il Negozio stesso. In questo senso come siete attivi?

Questa è un’altra grande ambizione di Leroy Merlin: essere leader nella trasmissione del sapere, che permette di vivere meglio il proprio ambiente di lavoro. In questo senso vorrei citare la nostra attività di organizzazione di corsi di formazione, aperti alla partecipazione di tutti i nostri collaboratori, come in tutti gli altri Negozi, a seconda della pertinenza merceologica con le loro mansioni e dello specifico tema trattato nei corsi. Ma in realtà la trasmissione del sapere avviene anche con la partecipazione dei collaboratori, su base volontaria, ai progetti di carattere sociale. Personalmente posso assicurare che partecipando a queste attività sento di migliorare come persona, oltre a contribuire insieme ai colleghi a migliorare il mio ambiente di lavoro e la stessa comunità in cui operiamo. Del resto è proprio in questo che si concretizza il concetto di negozio piattaforma: a livello commerciale, piattaforma è dove si incontrano domanda e offerta di beni e servizi; a livello sociale è in sostanza lo stesso, perché si tratta di far incontrare persone, volontà, proposte, progettualità. Creando soprattutto relazioni.

In che modo si può esprimere il valore che viene generato da queste attività?

Tutti questi progetti hanno una caratteristica in comune: puntano a rigenerare allo stesso tempo l’economia e le persone, garantendo a ogni persona la possibilità di sentirsi utile, di trovare la sua utilità sociale. È la generatività di cui parla l’economia civile, cioè l’innesco di processi che favoriscano lo scambio e il dono all’interno della comunità. Passando dalla prospettiva del fai da te a quella del fai da noi, del fare insieme, sentendosi utili per sé e per il resto del mondo. Mi rendo conto che possano quasi sembrare frasi fatte, ma dopo due anni e mezzo che lavoro in quest’azienda sono cose che ho percepito e vissuto in prima persona. Certo, da queste attività ci aspettiamo anche un ritorno di immagine e, di lì, economico. Ma non è questo l’aspetto principale. Il punto vero è che lavorare a progetti sul territorio in un’ottica di dono e insieme alle persone che lo abitano e vivono da sempre, è fondamentale per essere riconosciuti e soprattutto accettati come parte del territorio stesso.

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