La Piazza, storie
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Da Catania un progetto di casa, scuola e fai da te

Fronte mare, vicino al porto di Catania opera la Fondazione Stella Polare Onlus, nata con l’obiettivo di dare una seconda opportunità ai bambini e alle famiglie, dando una alternativa alla strada ai tanti ragazzini del quartiere.

Il suo fondatore Dada Ganadevananda, monaco yoga dell’Ananda Marga, gestisce la fondazione e la struttura del porto di Catania, che piano piano nel corso degli anni sta prendendo forma, non solo come spazio di aggregazione giovanile ma come scuola, parco giochi, officina creativa e casa dei volontari.

Ho dedicato la mia vita agli altri in diverse parti del mondo, dall’Asia al Medio Oriente fino al Sudamerica, ora ho scelto di tornare in Italia, nella mia terra natale” ci racconta Dada “ anche qui, non mancano crescenti forme di disagio e povertà. Spesso assumono forme diverse, a volte anche più difficili da trattare; i primi a farne le spese sono sempre i bambini e le famiglie, e proprio a loro abbiamo deciso di dedicare la nostra azione”.

La Fondazione Stella Polare Onlus ha acquisito in comodato d’uso gratuito per dieci anni un complesso industriale dismesso nel quartiere Angeli Custodi di Catania, dove gratuitamente offre attività di doposcuola e di centro estivo per i ragazzi del quartiere. Assieme all’attiguo San Cristoforo, questi sono i due quartieri più poveri e degradati della città; “bambini e ragazzi dopo la scuola qui non sanno che fare, e finiscono in strada. Qui al centro trovano uno spazio per il doposcuola, dove fare i compiti e giocare: grazie all’aiuto del negozio Leroy Merlin di Catania siamo riusciti a creare e attrezzare tre aule per lo studio pomeridiano; il prossimo passo è terminare il parco giochi sulla terrazza, vogliamo realizzare un campo da calcio, quello che manca nel quartiere” continua Dada.

E i progetti non finiscono qui, in partenza ci sono anche l’Emporio e l’Officina Fai da Noi che saranno al servizio di tutte le famiglie del quartiere in cambio di ore di volontariato.

Sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’impegno e dall’attenzione di Leroy Merlin per i nostri progetti e grazie alla loro visione e azione solidale stiamo sviluppando la nostra capacità di aiutare le famiglie dei nostri ragazzi, molte delle quali vivono in condizioni di disagio abitativo, in particolare con l’Emporio e l’Officina, e il recupero di prodotti invenduti, fine serie o difettati. In fondo è la nostra missione rimettere in circolo  quello che viene scartato, spesso solo perché ha qualche difetto o è ritenuto senza valore. Questo vale non solo per gli oggetti ma anche per le persone”.

La storia di una vecchia fabbrica di mobili, da anni dismessa e abbandonata, questa volta ha un lieto fine: accogliere la Fondazione Stella Polare Onlus, le sue attività e i suoi volontari. “Abbiamo creato non solo un luogo che ospitasse le attività dedicate ai ragazzi e alle famiglie ma anche una casa per accogliere e formare i volontari che operano al servizio del prossimo.

Ora sono 4 i volontari che lavorano a tempo pieno alle attività della Fondazione, oltre alle persone del quartiere e ai giovani di tutta Europa che partecipano ai programmi di scambio internazionale. Federico Italo e Gandharii, sono tra questi, che hanno scelto di condividere non solo l’impegno verso il prossimo ma anche di vivere, insieme, nella casa della Fondazione Stella Polare. Gli abbiamo fatto alcune domande per capire meglio le motivazioni, le difficoltà ma anche le gioie che questo impegno comporta.

Cosa vi ha spinto a fare questa scelta?

Una serie di circostanze personali e il bisogno di “cambiare aria”, per un po’ – inizia Italo.

Federico prosegue “E’ stata un’occasione che si è presentata in un momento di stallo e d’inattività su suggerimento dell’insegnante di yoga del centro che frequentavo. Il volontariato mi sembrava la scelta migliore per attuare un cambiamento che altri scenari non avrebbero potuto favorire. E’ stata un’ottima scelta, perché proprio prendendoti cura delle altre persone in maniera disinteressata, cioè senza aspettarsi nulla in cambio, si mette in moto un processo di purificazione e trasformazione che ti portano a vedere tutto da una prospettiva diversa, più intensa e sicuramente più reale”.

Vivere e lavorare insieme nello stesso posto, è una scelta complessa…

Bisogna essere molto attenti ai bisogni e alle necessità altrui – inizia Federico – e trovare un equilibrio è necessario per far sì che l’ambito privato e quello lavorativo possano convivere in maniera armoniosa. Serve fare uno sforzo più in questo senso e non è sempre facile mantenerlo”.

Sicuramente si impara molto sul comportamento umano, anche se si ha meno libertà” aggiunge Gandharii.

Ognuno si deve prendere le proprie responsabilità a 360 gradi, non si può scappare – prosegue Italo – Ogni azione positiva o negativa, umana e lavorativa, deve crescere costantemente e in maniera bilanciata, questo aiuta a non creare doppie identità e a diventare più comprensivi nei confronti degli altri”.

Una situazione del genere, ti porta inevitabilmente ad approfondire le relazioni umane e a renderle ogni più gioiose, più ricche, più aperte ogni giorno di più – continua Federico – Condividere lo spazio abitativo ti aiuta ancora di più a capire come essere d’aiuto alle persone e prenderti cura del loro benessere. E’ una cosa che dà moltissima soddisfazione soprattutto quando la si dirige verso le persone che stanno intorno a te, perché crea un’atmosfera molto calma e positiva, anche per i volontari che vengono da fuori e non abitano nella struttura”.

Oggi si parla sempre più spesso di cohousing, il vivere insieme. E’ una moda passeggera o la casa, come luogo di recupero delle relazioni, può essere un pezzo del cambiamento di questa società?

Si può vivere insieme quando si condividono moralità e ideali, se ci sono questi presupposti, anche se in maniera difficile, si avrà uno sviluppo psichico e spirituale accelerato, dovuto al confronto positivo” spiega Italo e Gandhadii aggiunge “Vivere insieme non è una scelta per tutti, anche se è un opzione che è sempre esistita, come nei monasteri. Ma se non è spinta della giuste motivazioni può portare effetti contrari”.

E Federico aggiunge “La condivisione degli spazi e dei beni aumenta sicuramente la percezione di quello che sono i bisogni e i desideri delle persone con cui si vive insieme e  a creare uno stato di benessere collettivo maggiore. Uno sviluppo in questo senso delle modalità di convivenza come il cohousing possono ampliare questo benessere e ciò potrebbe rappresentare un passo in avanti molto importante per provare nuove forme di aggregazione sociali e abitative. Noi abbiamo le nostre pratiche spirituali, la meditazione, individuale e collettiva, le asanas (le posizioni yoga come esercizio fisico) e seguiamo un’alimentazione vegetariana; tutti elementi che contribuiscono a mantenere una dimensione pacifica, positiva e allo stesso dinamica all’interno dell’abitazione.

Sicuramente la condivisione di queste pratiche permette di ristabilire lo spazio abitativo come fondamenta per lo sviluppo di relazioni sane, con sé stessi e con gli altri, perché  sono in grado di donare un grande equilibrio e una notevole tranquillità. La condivisione e dalla pratica della meditazione e di tutti i numerosissimi aspetti dello yoga o più in generale dall’intraprendere un percorso spirituale che dona nuova energia all’individuo così come alla collettività è importante per poter proseguire

La casa come luogo delle relazioni che accoglie giovani volontari da tutta Europa. Quale valore aggiunto per voi e per i ragazzi seguiti dalla Fondazione?

Il coabitare con persone di culture diverse, permette di conoscere e crescere molto, in tutti gli ambiti, dall’utilizzo del cibo, al parlare, agli usi e abitudini – spiega Italo.

La possibilità di interagire con persone provenienti da tutto il continente e da contesti socio-culturali differenti è un grande valore aggiunto – conclude Federico – Questo aiuta ad ampliare i confini della percezione del mondo e a renderci conto che in fondo apparteniamo tutti alla stessa famiglia. Coloro che all’apparenza sembrano più diversi, possono avere tantissime affinità e passioni in comune che si scoprono solo in esperienze di questo tipo, che portano a costruire legami profondi e solidi in un percorso di crescita e di scambio reciproci. Questa forma di condivisione dei progetti su scala internazionale rappresenta un’opportunità unica di crescita personale e il volontariato è secondo me uno dei modi migliori per mettersi alla prova e per saltare fuori dagli schemi”.

1 commento

  1. Massimo Capriuolo says

    Ringrazio la Fondazione, il Dada e i volontari che conosco personalmente anche se vivo in Puglia e Grazie dell esempio che ci donate per un volontariato diretto ai piu deboli. Un grazie infine a LeroyMerlin che ha contribuito col cuore e con l azione solidale

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