interviste, La Piazza
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Rigeneriamo: Economie

Intervista a Michele Chiesa, Store Leader del Negozio Leroy Merlin Solbiate Arno


Partecipazione, condivisione, generazione di valore per la collettività, dimensione etica: sono le caratteristiche con cui si guarda al tema “Economie” nell’ambito dell’approccio allo sviluppo generativo abbracciato da Leroy Merlin. Di come ciò si traduca in pratica abbiamo parlato con Michele Chiesa, Direttore del Negozio Leroy Merlin di Solbiate Arno (Varese), il primo aperto in Italia da Leroy Merlin nel 1996.

Che tipo di economia e di azienda configura un approccio fondato sulla generatività?
Concepire un’azienda unicamente come un soggetto che vende prodotti a qualcuno che li compra è un’idea ormai superata nei fatti. Quello che promuoviamo in Leroy Merlin è un concetto di azienda come realtà che vive in un ecosistema, che può essere il suo bacino territoriale di riferimento o, in senso lato, il mondo intero. L’azienda dunque può prosperare, nel presente e soprattutto in prospettiva futura, solo se anche l’ecosistema progredisce ed è prospero: tra azienda ed ecosistema esiste cioè una relazione indissolubile, che fa sì che l’azienda non possa pensare solo a vendere prodotti ma debba anche interessarsi a ciò che accade nel contesto in cui è inserita. In questo c’è evidentemente un aspetto valoriale e umano molto forte. Ma altrettanto forte è l’aspetto razionale ed economico, perché se il territorio è “ricco”, non solo economicamente, è più probabile che un’attività economica che lo serve possa prosperare. Business e valori non si possono più considerare separati, non c’è una cosa che viene prima e una dopo: c’è un modo di fare impresa che permette di prosperare sia all’azienda, sia all’ecosistema.

Come si integrano questi concetti nell’attività quotidiana?
La prima cosa è mettere l’attenzione alla persona, cioè ai collaboratori, ai clienti, agli abitanti del territorio, al centro dell’azione, perché è così che si produce un approccio all’attività economica fortemente caratterizzato in senso sociale. Nel corso dell’ultimo anno, in particolare, la dimensione sociale è stata per noi una vera e propria bussola, con tante iniziative avviate e tutte con un unico obiettivo di fondo: migliorare l’abitare di coloro che vivono nel bacino in cui operiamo. Abbiamo cercato di farlo in due modi: da una parte, ascoltando e dialogando con gli abitanti e le realtà del territorio; dall’altra, promuovendo iniziative finalizzate a migliorare la casa e l’abitare delle persone.

Quali sono i progetti più rappresentativi che avete avviato in questo senso?
Un bellissimo esperimento è stato quello di inizio marzo. In occasione di “M’illumino di Meno”, la giornata nazionale del risparmio energetico, un tema molto caro a Leroy Merlin e su cui continueremo a impegnarci, abbiamo lanciato “La lampadina sospesa”, un’iniziativa promossa in collaborazione con il Comune di Varese, la Caritas Ambrosiana e l’Onorevole Maria Chiara Gadda (prima firmataria della omonima legge contro lo spreco e per il recupero e redistribuzione delle eccedenze, ndr). È stato particolarmente interessante perché, oltre a coinvolgere Leroy Merlin come azienda e i nostri collaboratori in termini di tempo e competenze, ha coinvolto direttamente i nostri clienti: sono stati loro, infatti, i principali protagonisti di questa iniziativa, che esemplifica al meglio un modo diverso d’intendere l’economia, in senso solidale e di arricchimento per il territorio. L’idea alla base è quella della colletta alimentare: i nostri clienti potevano acquistare delle lampadine, su cui Leroy Merlin non applicava margini, e poi donarle alla Caritas, che si occupava di distribuirle a persone bisognose. Ha avuto un successo al di là di ogni aspettativa e vogliamo sicuramente replicarla. Un’altra iniziativa in cui il ruolo attivo dei clienti è stato determinante è Lessons for good, che Leroy Merlin ha promosso su tutto il territorio nazionale: come in un corso di bricolage, i clienti insieme ai collaboratori di Leroy Merlin hanno realizzato dei lavori di piccola manutenzione e ristrutturazione, però direttamente nei luoghi dove ciò è richiesto. Nel nostro caso si è trattato del CFPIL, un centro che insegna ai ragazzi con disabilità a lavorare e poi li avvia al mondo del lavoro, per il quale il nostro Negozio è ormai una sorta di centro formativo aggiunto, perché i ragazzi vengono a lavorare da noi e quando è stato possibile ne abbiamo anche inserito qualcuno in organico. Direi che il coinvolgimento dei clienti, ma anche di coloro che vogliono volontariamente partecipare, è la cifra di tutte le nostre iniziative negli ultimi tempi, che le arricchisce e le rende ancor più generative, impattando realmente il territorio. Tra l’altro in questo modo i clienti hanno la possibilità di toccare con mano attività e progetti che, se un giorno dovessero averne bisogno, potrebbero vedere loro come beneficiari diretti.

Che “impatto” hanno queste iniziative all’interno, sui vostri collaboratori?
Il nostro Negozio ha circa 230 collaboratori. Non tutti e non alla stessa maniera, naturalmente, partecipano a queste iniziative, che sono sempre su base volontaria. La risposta comunque è molto alta. E vediamo che chi partecipa, oltre a esserne molto soddisfatto, poi continua a farlo. Per noi è una conferma della bontà di questi progetti. Lo stesso si può dire per i clienti: all’inizio c’è chi è sorpreso, a volte persino scettico, quando viene a conoscenza delle nostre attività a sfondo sociale. Il fatto però che siano attività promosse con organizzazioni come la Caritas rappresenta una grande garanzia per i clienti e vince ogni pregiudizio. Tra l’altro entro l’estate, sempre insieme alla Caritas, apriremo un Emporio Fai da Noi. Stiamo inoltre ragionando su ulteriori iniziative legate alla lotta allo spreco e quindi al recupero di prodotti che non sono più appetibili dal punto di vista commerciale, magari per qualche piccola imperfezione, ma che restano assolutamente validi in termini di funzionalità: non gettarli, bensì riutilizzarli mettendoli a disposizione di chi ne ha più bisogno, è un altro modo ancora di essere generativi.

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