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Piattaforme

Di Sabrina Bonomi, professore associato, formatrice e consulente in Organizzazione aziendale


Alla voce “piattaforma”, la Treccani porta come primo significato “Superficie di terreno più o meno ampia, naturalmente piana o spianata artificialmente, posta allo stesso livello oppure sopraelevata rispetto alle zone circostanti”.

Le piattaforme collaborative sono ‘piane’, reti o insiemi di organizzazioni connesse per il raggiungimento di uno scopo comune, senza vincoli gerarchici o di autorità, e sono sempre più diffuse. L’obiettivo di base di queste reti è connettersi, unirsi, perché dallo stare insieme possono nascere comprensione e arricchimento reciproco, indipendentemente dalla piattaforma in cui si svolge la relazione. Ne sono esempi le associazioni di categoria, i distretti, le reti informali, i gruppi di imprese, i quali si scambiano informazioni e attivano processi per la tutela del bene comune.

In particolare, sono interessanti le relazioni di sussidiarietà circolare, che l’economia civile individua tra le istituzioni, le imprese e il terzo settore per la tutela del bene comune. Ne sono esempi le smart city e le community, i parchi scientifici e tecnologici, le reti per la tutela degli ecosistemi territoriali, per i beni culturali o le reti di welfare generativo. Nella circolarità non è rilevante quale sia l’organizzazione da cui si parte, che innesca il processo o lo coordina, perché nella rotazione si raggiungono prima o poi tutti gli altri punti. Il dialogo costruttivo tra diversità, pertanto, pur consentendo a ciascuna tipologia di mantenere le proprie peculiarità, favorisce a sua volta i processi innovativi.

Come secondo significato di ‘piattaforma’, la Treccani scrive che è il “Nome generico di strutture piane e resistenti, per lo più orizzontali, fisse o mobili, che, nelle costruzioni edilizie, o meccaniche, o in attività e operazioni d’altro genere, servono di base, di appoggio, di collegamento, o rendono possibile il passaggio, il movimento o determinate manovre”.

Nelle reti collaborative di ultima generazione, emergono nuovi obiettivi delle relazioni: aumentare la condivisione della conoscenza e la fiducia reciproca, la propria credibilità sul mercato, e il valore dei prodotti e servizi offerti; migliorare l’attitudine all’innovazione e le capacità di ricerca e sviluppo, generare e cogliere nuove opportunità.

Costruire la Rete è prima di tutto creare insieme un sistema di valori, un progetto chiaro e condiviso, una visione comune imparziale e una serie di nuove regole del gioco eque, basandosi sulla fiducia. È un processo lungo e complesso, che coinvolge le persone, le sfida e le rende protagoniste. E’ quel “pensiero del noi” che si crea tra imprese, istituzioni e terzo settore e significa che ciò che va bene per una organizzazione, va bene anche per le altre, non che ci si deve snaturare o rinunciare a qualcosa. L’innovazione è allora generazione di idee, accelerazione di processi, d’individuazione di nuovi bisogni e nuovi obiettivi ma soprattutto di domande sul come realizzarli, perché e per chi.

Se, come sostiene Nozik, “Nel processo evolutivo va avanti chi è capace di co-operare, riuscendo così a sopravvivere meglio e perpetuarsi”, le organizzazioni legate da relazioni collaborative più o meno formali, si sentono responsabili nella tutela, se non addirittura nella creazione, del bene comune come valore della propria cultura organizzativa, indipendentemente dalla forma giuridica in cui si sono costituite, in una sorta di “ibridazione” tra imprenditoria tradizionale ed imprenditoria sociale. Nel perseguire questo obiettivo, innescano cambiamenti positivi nel contesto sociale ed economico, creano valore a livello territoriale e migliorano la qualità della vita dei soggetti coinvolti nella rete di relazioni create.

Queste relazioni di fiducia per il bene comune possono essere il motore per la sostenibilità e la resilienza dei sistemi territoriali. Come sosteneva Goethe, “È necessario unirsi non per stare uniti ma per fare qualcosa (di valore) insieme”.

“Piattaforma”, nel linguaggio informatico, è infine definita, sempre da Treccani, “la struttura elaborativa rappresentata dall’hardware e dal sistema operativo di un computer, regolata da appositi standard”.

Se è vero che non sempre le innovazioni hanno a che fare con la tecnologia, è vero però che la tecnologia ha un ruolo di rilievo, poichè ne è spesso innesco, acceleratore, motore. Le nuove tecnologie facilitano le relazioni di fiducia, su cui si basano i network collaborativi, in vari modi; grazie ad esse, infatti, le organizzazioni possono cogliere più facilmente le opportunità che lo sviluppo economico offre e affrontare le sfide sociali ed ecologiche emergenti che ne conseguono, migliorando la propria efficienza e contemporaneamente diventando soggetti attivi nella tutela del bene comune. I cambiamenti nelle relazioni collaborative tra organizzazioni, facilitate dai Sistemi Informativi, possono contribuire alla creazione di valore, sia per le singole imprese, in termini di riduzione di costi di transazione, che per l’intero sistema, in termini di riduzione delle esternalità negative o aumento di quelle positive. La tecnologia può essere davvero di supporto in questo, purchè non ci sia una deriva deterministica che dia una dimensione salvifica ai big data, all’internet delle cose o al machine learning, che non deleghi la fiducia alla blockchain, perché porterebbe all’omologazione che, per quanto sofisticata, può sempre essere riprodotta ed è prevedibile

Piattaforme come superfici, come strutture che rendono possibili il passaggio di fiducia, come sistemi informatici possono essere le basi di un’innovazione sociale che è cambiamento, scienza, tecnologia, creatività, socialità e anche una necessità poiché il mutamento genera incertezza e richiede comportamenti proattivi.

La piattaforma di cui abbiamo bisogno allora è soprattutto quella di lancio, che sostenga e stimoli a rischiare per costruire con fiducia “smart communities”, dove i cambiamenti consistenti nelle pratiche, nei valori condivisi, nei ruoli e nelle regole, stimolati, facilitati e/o legittimati dalle tecnologie permettano di affrontare e vincere le sfide complesse del nostro tempo.

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