emergenza Coronavirus
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Chi ha detto “sì”

Di Elena, volontaria dell’Associazione Bricolage del Cuore


Con una paletta sollevata da un poliziotto, per il controllo di mobilità di routine, è iniziata la mia prima giornata di volontariato con l’Associazione Bricolage del cuore per la consegna di pacchi alimentari per le famiglie socialmente ed economicamente colpite dall’emergenza Covid-19 .

Venerdì prima di Pasqua, il giovanissimo poliziotto controlla l’autodichiarazione e legge la parola “volontariato”, mi guarda e mi dice che avrebbe fatto in fretta il controllo e che era urgente che andassi a fare quello che dovevo. Il controllo è stato veloce, il poliziotto mi guarda con solidarietà, mi fa un bel sorriso e posso andare, ripete ancora alle mie spalle un “Vada è urgente…”.

Nel cortile dei bagni pubblici di via Agliè, ragazzi e volontari dell’Associazione che gestisce per la zona Barriera di Milano il progetto del Comune “Torino solidale”, stanno preparando cassette di alimentari freschi, frutta, verdura, latte e pannolini per i bimbi, olio, pasta, uova di Pasqua e Colombe, perché possa essere Pasqua per tutti.

Su ogni cassetta c’è applicato un nome di una famiglia che sta aspettando quel cibo, cognomi che parlano tutte le lingue del mondo. Famiglie con bimbi a cui è difficile spiegare ciò che sta succedendo intorno a loro e che li allontana nuovamente dall’integrazione e dalla loro semplice “normalità”, ora aspettano pennarelli e fogli per poter fare il loro arcobaleno di speranza.

Luca, volontario dell’Associazione Bricolage del Cuore, che dedica il suo giorno di sospensione forzata dal lavoro alla consegna dei pacchi alimentari, carica l’auto con le cassette e con schede alla mano si parte insieme. Quelle cassette e quei nomi appesi diventano storie, volti, case: realtà.

Suono “Buongiorno, sono Elena, per la consegna dei pacchi alimentari”; ecco i volti della realtà, quella vera quella che non si vede e che non fa rumore. Mani che si allungano, visi ed occhi di tutti i colori del mondo grati ma troppo spesso giovani uomini che abbassano lo sguardo, “ho perso il lavoro” mi dicono, da dietro la mia mascherina la mia espressione sale agli occhi “dai ce la faremo, sarà dura però”, ma non parlo.

Il profumo delle banane che in grandissima quantità è stata donata da un benefattore, si confonde con profumo di cous cous e odore di umidità di case vecchie e degradate di barriera di Milano a Torino, un quartiere duro da vivere, poi i viali alberati e aiuole fiorite delle case popolari di Via Delle Maddalene che percorro: suono, attendo, scende una donna giovane disoccupata e sola, mi guarda, guarda la cassetta che ho tra le braccia, il suo viso si accende “C’è una colomba qui, allora è Pasqua anche per me!”. C’è sempre la solita espressione dietro la mia mascherina ma non parlo. Torno a casa dalla mia famiglia e la Pasqua sarà con gli occhi pieni di quelle emozioni, quei volti.

È proprio Pasqua per tutti, ora.

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