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Le storie di (RI)GENERIAMO: intervista a Laura Bongiovanni, Presidente Associazione Isnet

Il primo “Bilancio dei benefici prodotti. Relazione annuale d’impatto 2020” di (RI)GENERIAMO, la società benefit sostenuta da Leroy Merlin, è stato presentato il 10 maggio nell’ambito dell’evento “Economia sociale e il futuro dell’Europa“.
Il documento contiene la VIS (Valutazione di Impatto Sociale) relativa al primo anno di attività di (RI)GENERIAMO, realizzata con il supporto scientifico di Associazione Isnet.
Per saperne di più abbiamo chiesto a Laura Bongiovanni, Presidente di Associazione Isnet.

Quali sono i risultati più significativi emersi dall’analisi di impatto sociale di (RI)GENERIAMO?

Direi i principali cambiamenti emersi che hanno dichiarato le persone che abbiamo intervistato, tutti stakeholder che si sono ingaggiati nella realizzazione di progetti e attività di (RI)GENERIAMO: dall’empatia e unione nel perseguire un obiettivo condiviso, all’esperienza di una motivazione condivisa che attiva l’agire; dalla scoperta di poter cambiare programmi, punti di vista, scelte, all’aver imparato ad essere più aperti e accoglienti e che non c’è un unico modo di fare le stesse cose. In sintesi, si tratta di cambiamenti verso una maggiore generatività, verso la trasformazione, la sostenibilità, l’innovazione. La cosa più significativa in merito ai cambiamenti registrati dall’analisi è che non sono stati calati dall’alto, ma sono frutto di un’esperienza personale di collaborazione, incontro e conoscenza tra persone diverse provenienti da ambiti organizzativi diversi, dal profit come dal non profit: persone che iniziano a parlarsi, a conoscersi, a collaborare, arricchendosi reciprocamente. È anche emerso che il numero di cambiamenti aumenta in funzione del livello di frequenza e partecipazione ai progetti: a una frequenza più alta corrispondono più numerosi cambiamenti.

Da cosa si può riconoscere l’affidabilità di un’analisi di impatto sociale?

L’analisi d’impatto sociale si può fare in diversi modi. Le stesse linee guida per la valutazione dell’impatto sociale previste dalla riforma del Terzo settore, alla cui definizione abbiamo dato un contributo come Associazione Isnet, hanno maglie volutamente non stringenti, al fine di favorire un processo di sensibilizzazione e acculturazione. Vale per le organizzazioni del Terzo settore, ma un discorso analogo si può fare per le società benefit, che fin da quando nel 2016 sono state inserite nell’ordinamento italiano sono entrate ad esempio nel campo d’indagine del nostro Osservatorio. La differenza tra una semplice rendicontazione e un’analisi d’impatto sociale affidabile, solida, è che nel primo caso si descrivono le attività svolte mentre nel secondo caso di evidenziano oltre le attività anche gli effetti conseguenti a questa specifiche azioni. Bisogna, cioè, “far parlare i dati”, siano essi qualitativi o quantitativi, per costruire un racconto effettivamente rappresentativo della realtà, e verificato esternamente all’organizzazione, evitando il rischio di auto-referenzialità. A tal proposito un fattore determinante di credibilità è il coinvolgimento degli stakeholder sia esterni che interni. Un’analisi affidabile, inoltre, senza entrare troppo in dettagli tecnici, deve fare un passo in avanti rispetto alla semplice osservazione degli outcomes; deve cioè depurare gli effetti da fattori di distorsione, ossia: quel che sarebbe accaduto senza quelle specifiche azioni, effetti aventi altre origini, durata dell’effetto, effetti negativi.

(RI)GENERIAMO è una realtà appena nata: è stato più difficile “afferrarla” nell’analisi?

Il percorso con (RI)GENERIAMO e i suoi “nanetti”, di cui ci sentiamo assolutamente parte, è nato circa un anno fa. Per circoscrivere il campo d’osservazione della nostra indagine, cioè individuare ciò che era opportuno e corretto mettere sotto i riflettori, e che in gergo chiamiamo “dominio di valore”, abbiamo impiegato qualche incontro in più del solito. E il motivo è proprio che si tratta di una realtà giovanissima, che dovevamo interpretare nei suoi perimetri e ambiti d’attività, anche perché il percorso generativo di (RI)GENERIAMO unisce soggetti organizzativamente di natura molto diversa. Proprio dal confronto è emersa l’idea di puntare la lente sul metodo di (RI)GENERIAMO, che consiste appunto nel lavorare non tanto “per” ma “con” il beneficiario dell’attività, creando meccanismi di partecipazione e condivisione in cui i processi nascono dal basso. L’anno prossimo, quando (RI)GENERIAMO avrà raggiunto una maggiore maturità, il focus dell’indagine potrebbe cambiare.

Come si fa ad elaborare un racconto chiaro e soprattutto efficace di un lavoro così complesso?

Occorre “far vivere” i dati prodotti in queste analisi. E per farlo bisogna trasformarli in percorsi di progettazione e di attivazione legati all’innovazione sociale. In piste d’azione, cioè, da mettere in campo sui territori, anche con la collaborazione del network (sono 1.200 le imprese sociali che fanno parte del network di Isnet), negli ambiti che riguardano l’economia sociale. Una delle parole d’ordine oggi è trasformazione: va di moda, è vero, ma è comunque interessante se la si legge in una logica non solo d’innovazione ma di valorizzazione. Il “cambiamento” tanto auspicato verso una maggiore sostenibilità e qualità di vita io credo sia in parte già in atto e a metterlo in campo sono proprio gli attori dell’economia sociale, società benefit comprese. È fondamentale, per trovare il filo del racconto, partire dalle esperienze, osservarle e valorizzarle, come abbiamo fatto nel percorso di analisi con (RI)GENERIAMO, perché è da qui che può prendere le mosse un percorso trasformativo e rigenerativo. In Isnet siamo grandi fautori dell’importanza di questo genere di analisi: sono un momento fondamentale di restituzione oggettiva e di crescita di consapevolezza. Per tutti. Mi è capitato di parlarne di recente a una platea di giovani studenti che sono rimasti molto colpiti da tutto quanto ruota intorno all’impresa, agli imprenditori, all’economia sociale: erano entusiasti e desiderosi di dare il loro contributo. Queste esperienze vanno raccontate di più. A tutti, ma soprattutto ai giovani.

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