Capitale ambientale, Le storie di (RI)GENERIAMO
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L’Energia del Bosco: intervista ad Antonio Brunori, PEFC Italia

Venerdì 1 ottobre è stato ufficialmente presentato il progetto “L’Energia del Bosco” per la riduzione dell’impatto ambientale e la valorizzazione del patrimonio forestale. Insieme ai promotori Leroy Merlin Italia e (RI)GENERIAMO, nel gruppo dei partner impegnati sul progetto c’è PEFC Italia. Ad Antonio Brunori, Segretario Generale di PEFC Italia, abbiamo chiesto di entrare più nei dettagli del progetto spiegando il ruolo che in esso svolge la sua organizzazione.

Qual è il messaggio principale di questo progetto?

Quello di guardare alle foreste in una dimensione anche economica e imprenditoriale. Il che di solito avviene di rado, anche perché in Italia il 72% della popolazione vive nelle città, per cui le foreste rimangono per i più un mondo sconosciuto e soprattutto lontano. Il grande merito di un progetto come questo è nel fatto che utilizza un approccio economico, che definirei normalissimo, applicato però alla gestione forestale: un approccio secondo cui quando si ha un patrimonio, in questo caso appunto quello forestale, esso va gestito in modo che possa dare frutto. Un frutto, però, che non è solo quantificabile in senso economico. Ma anche sociale e ambientale.

In cosa consiste il meccanismo alla base del progetto?

Si tratta di un contratto di concessione di un’area forestale, per una durata di dieci anni, a un imprenditore privato. È un meccanismo che in molti Paesi all’estero, direi a livello pressoché mondiale, è già utilizzato regolarmente e in modo strutturale. Specie nei Paesi dell’Est europeo. La condizione fondamentale alla base del meccanismo è che il beneficiario della concessione, cioè l’imprenditore privato, alla scadenza deve restituire il bene in condizioni migliori di quelle in cui l’ha ricevuto. Mi spiego con un paragone: quando si vuole migliorare una città, di solito si elabora un piano urbanistico. Che non riguarda solo le case ma, per esempio, le strade e la viabilità, tutte le infrastrutture. Ecco, la logica alla base di un piano di gestione forestale è sostanzialmente la stessa: non si pensa solo al legname che si può ricavare dalla foresta, che è l’elemento economico più immediatamente evidente, ma anche, ad esempio, alla lotta agli incendi, all’equilibrio della fauna selvatica che vi risiede e così via. Si intende cioè valorizzare il patrimonio in tutte le sue dimensioni.

In Italia è la prima volta che si sperimenta una soluzione come questa?

Senz’altro questo è uno dei primi progetti a diventare operativo. Personalmente posso dire che quando l’ho proposto, ho notato che a (RI)GENERIAMO è sembrato normale impegnarsi in un progetto del genere, mentre a me è parso un mezzo miracolo che idee come queste potessero finalmente, come si dice, essere messe a terra. Perché di concessione di boschi e aree forestali ai privati si parla da molti anni in Italia, senza però grande concretezza. È un peccato, se si pensa che in Italia il 60% dei boschi è privato e la maggior parte dei privati non sa neanche di avere un bosco, per cui non si preoccupa di curarlo.

Si consideri, inoltre, che il Testo Unico in materia di foreste e filiere forestali, del 2018, prevede che se il proprietario di un bosco è “silente”, cioè non si palesa o comunque non lo reclama, lo Stato, pur senza appropriarsene, può affidare in gestione la superficie per dare attuazione ad un piano di gestione.

Un’ulteriore innovazione nell’innovazione del progetto “L’Energia del bosco” è rappresentata dal fatto che l’accordo tra un privato e un ente pubblico è finalizzata non solo alla pianificazione e alla realizzazione del progetto, ma anche alla certificazione dei risultati che esso otterrà. Che è l’ambito dove interviene PEFC. È solo attraverso una valutazione di terza parte dei risultati, che prevede innanzitutto un censimento della risorsa, quindi l’identificazione delle migliori tecniche di gestione, infine un monitoraggio accurato e periodico della loro applicazione, che si può infatti dare certezza della bontà della gestione della risorsa naturale.

Attraverso quali indicatori si effettuerà la valutazione dell'”impatto” prodotto dal progetto?

Si guarderà al suo impatto sui servizi ecosistemici collegati al bosco. Cioè a tutto ciò che questa risorsa naturale può fornire all’uomo: l’approvvigionamento (il legname), nel quadro del mantenimento e possibilmente dell’incremento della superficie forestale; i frutti alimentari del bosco; l’aspetto turistico-ricreativo, perché il bosco ben gestito fornisce un ambiente adatto ad attrarre e accogliere i turisti; la funzione sociale, vale a dire la possibilità che il bosco offre di dare lavoro alle persone; ovviamente l’impatto sul clima, quantificato ad esempio nei crediti di carbonio che potranno essere commercializzati per neutralizzare l’impatto ambientale negativo dell’attività d’impresa. Non dimentichiamo al riguardo che, dopo l’utilizzo delle fonti fossili di energia, la seconda causa in assoluto della crisi climatica è la deforestazione, vale a dire l’eliminazione delle foreste e la loro sostituzione con attività agricole o zootecniche. Ecco, massimizzare l’insieme dei servizi ecosistemici forniti dal bosco è l’obiettivo ultimo di una gestione forestale sostenibile e responsabile. Il che costituisce un vero e proprio cambio di paradigma.

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