All posts filed under: articoli

Energie

Di Beatrice Cerrino, Scuola di Economia Civile Energie. Dove prenderle? Come rigenerarle? Due idee che hanno sempre motivato, spinto e accompagnato la mia vita di insegnante: ‘daimon’ e ‘responsabilità’. Daimon è una parola greca antica, inventore Socrate, che si riferiva al demone posto a metà strada tra il divino e l’umano: dèmoni propizi, che stanno sulla terra, custodi dei mortali. È la parte migliore di noi che parla, spinge ad agire e a perseguire la propria felicità, la propria ‘fioritura’. L’origine più remota dell’idea di felicità la si trova nella cultura antica greca e romana, in particolare Aristotele aveva legato la felicità alle virtù e l’aveva distinta dal piacere. L’eudaimonia, così la chiamava, era un concetto che oggi dovremmo tradurre con ‘fioritura umana’ perché rimanda all’idea che la felicità sia uno stato generale dell’esistenza, e che quindi come tale abbia a che fare più con l’ ‘essere’ ed il ‘fare’ che non con il ‘sentire’. A Roma la ‘felicitas’, spesso abbinata con ‘publica’ fu un concetto fondamentale: felicitas rimandava alla generatività della vita e alla coltivazione delle …

Habitat

Di Elena Granata, Dipartimento di Architettura e Studi Urbani, Politecnico di Milano Siamo le case che abbiamo abitato, l’infanzia che abbiamo vissuto, le strade percorse, i libri letti; siamo la musica ascoltata, gli amici che abbiamo incontrato e le convinzioni acquisite; siamo i luoghi dove abbiamo lavorato, i paesaggi che ci hanno commosso, gli incontri fatti e quelli mancati. C’è un intreccio misterioso tra quello che siamo, quello che diventiamo con il passare del tempo e i luoghi che abbiamo abitato. Esiste una correlazione profonda tra l’habitat, l’ambiente fisico e sociale in cui ci siamo formati, e l’habitus, il nostro abito esteriore, le abitudini acquisite (la comune origine delle parole è evidente), i modi di fare e di pensare, i comportamenti. Questa relazione –  tra habitat e habitus ­­- è sempre una relazione di reciprocità. Lo spazio influisce sui comportamenti e i modi di vivere condizionano e plasmano gli spazi. Di questa relazione reciproca dobbiamo prenderci cura. Se guardiamo alle città italiane non possiamo non riconoscere una qualità e una bellezza diffusa, fatta di piazze e …

Il senso del riconoscersi umani

Di Dada Ganadevananda, Fondazione Stella Polare Onlus – Catania Esiste un ‘nuovo’ concetto, la genitorialità sociale, capace di riassumere i trent’anni in cui, anche senza conoscerlo, mi sono nutrito della sua vocazione innovativa e diretta all’elevazione socio-culturale. Com’è giusto che sia, tale ispirazione si è trasformata nella condivisione dell’impegno altruistico come strumento di emancipazione dalla spesso strumentalizzata insicurezza individuale, e dallo sterile egoismo che essa tende a creare e a diffondere. Se vagando nel labirinto delle complessità umane, si è davvero alla ricerca della semplice verità, si scoprirà che la sua natura è sempre facilmente comprensibile ma spesso difficile da abbracciare, a causa dell’insicurezza che costantemente influenza il comportamento umano. Anche nel campo della gestione dell’interesse collettivo, dunque, esiste un semplice concetto di universale accessibilità, che si basa sul diritto umano più fondamentale di poter vivere in pace e senza paura. Per comprendere tale semplice concetto, potremmo considerare la nostra conoscenza e diretta esperienza di un’efficace forma di gestione dell’interesse collettivo: la famiglia! Non è, infatti, la famiglia la più diffusa forma di genitorialità applicata? …

Cambiamo la prospettiva: un Natale generativo

Le storie di “24 Generativi” ci hanno accompagnato nel cammino verso il Natale. Oggi, come nostro augurio per una nuova prospettiva, proponiamo l’editoriale di Fra Stefano Tondelli che ci ha accolto in uno dei cinquanta progetti realizzati il 15 dicembre in occasione delle Lessons for Good. Il Natale che rigenera Di frà Stefano Tondelli, Responsabile Centro Accoglienza Caritas di Assisi Il Natale è uno degli eventi che segna profondamente l’umanità degli ultimi duemila anni, tanto che San Francesco ha addirittura “inventato” il presepe, cioè una modalità per poter vedere e gustare questo fatto straordinario… e questa tradizione è arrivata fino a noi. Ma – vi chiederete – perché San Francesco ha sentito il bisogno di rimettersi davanti a quell’avvenimento? Perché è così importante fissare gli occhi concretamente sulla quella nascita povera ed umile di Gesù? Il Natale è molto più di una semplice festa mondana e la nascita di Gesù è qualcosa di molto più di un semplice fatto emozionale. È una festa che va alla radice stessa della generatività, della capacità cioè dell’uomo di …

L’imprenditore civile

Di Fabio Poles, Istituto Universitario IUSVE di Venezia e Scuola di Economia civile Per l’economia mainstream l’agente economico, ognuno di noi quando agiamo comportamenti economici, assomiglia molto ad un calcolatore elettronico. Ciò è particolarmente vero per un imprenditore, agente economico per antonomasia. Come si caratterizza invece un “imprenditore civile”? Vediamo per prima cosa più da vicino l’imprenditore del mainstream. In primo luogo, questi conosce con precisione la propria funzione di utilità. Sa cioè dire che una cosa vale per lui, per esempio, 7 (si tratti di euro o di qualsiasi altra unità di misura) ed un’altra 9. E lo sa dire senza esitazioni di fronte a tutte le alternative di tutte le decisioni che deve prendere. Con un interessante corollario: questo imprenditore è perfettamente informato perché sa tutto, ma proprio tutto, quello che è necessario per costruire la sua funzione di utilità. Si trattasse anche di complicatissimi calcoli ingegneristici o di informazioni lontanissime da lui. In soldoni: per ogni aspetto di ciascuna decisione che deve prendere, sa associare ad ogni possibile esito un valore preciso in termini …

Persona, lavoro e relazione

Di Ivan Vitali, Socio Fondatore e membro del CDA presso Scuola di Economia Civile Antonio Genovesi, il titolare della prima cattedra di economia e padre dell’economia civile, sosteneva che l’economia è la scienza della felicità pubblica. La felicità cui si riferiva l’abate Genovesi era ben diversa dallo stereotipo dell’homo oeconomicus che tanto successo ha avuto nella letteratura scientifica: un –presunto- uomo così perfettamente razionale, auto-interessato, egoista e incapace di selezionare qualcosa di diverso da ciò che renderebbe massima il suo piacere -la sua “utilità”- nelle scelte economiche, da essere molto più somigliante ad un “idiota sociale” che ad una persona di quelle che si possono incontrare nella realtà, che ad un modello per costruire un modello economico. L’uomo che Genovesi studia ed analizza nel porre i pilastri del pensiero dell’economia civile , quello che incontra nella vita reale –nella Napoli dei “mariuoli” e, al tempo stesso, centro culturale di primissimo livello, riferimento ed accoglienza del pensiero illuministico italiano – si nutre non solo di brama di ricchezza, non preferisce sempre il “di più” al “di meno”, è …

Questo tempo, il nostro Paese. Generativi adesso

Di Leonardo Becchetti, economista Articolo pubblicato su Avvenire domenica 18 febbraio 2018 L’esilio fu percepito da Dante Alighieri come una sventura che lo allontanava dalla possibilità dell’impegno politico diretto nella vita del suo tempo. Ma quello scacco aprì la sua vita a un’occasione di generatività perfino superiore: la redazione di un’opera che avrebbe ispirato tutte le generazioni a venire. Si attribuisce ad Alexander Fleming nel 1929 la scoperta della penicillina, scoperta che pose le premesse per il suo utilizzo industriale nel secondo dopoguerra del Novecento e la nascita di una nuova generazione di farmaci per curare le infezioni di cui avrebbe beneficiato tutta l’umanità a venire. Come accade sovente nel progresso scientifico, quella scoperta sarebbe stata un mattone “generativo” su cui altri avrebbero potuto costruire per arrivare a nuovi avanzamenti delle conoscenze. Immagino che Dante e Fleming abbiano perseguito il loro obiettivo con grande determinazione, anche se in mezzo a fatiche, difficoltà e dubbi che la loro opera non avrebbe avuto l’impatto desiderato. E che una forza misteriosa interiore li spingesse avanti, motivasse fatica e …

Dallo spreco alimentare all’economia circolare, la sostenibilità ambientale e l’inclusione sociale: la versione Last Minute Market

Di Andrea Segrè Fondatore di Last Minute Market, spin off accreditato dell’Università di Bologna Professore di politica agraria internazionale e comparata all’Università di Bologna e di economia circolare all’Università di Trento Quando vent’anni fa avviammo il progetto Last Minute Market per il recupero a fini solidali di beni invenduti a partire dalla grande distribuzione non credevo che quest’azione, così intuitiva nella sua concezione (ridurre le eccedenze di cibo alimentando i bisognosi), potesse diventare una sorta di laboratorio anticipatore di alcune grandi questioni che caratterizzano il mondo contemporaneo. Nel 1998 la crisi economica era lontana, la povertà relativamente ridotta, la pressione ambientale ancora poco sentita, lo spreco alimentare un fenomeno quasi sconosciuto. Allora volevamo capire come lo spreco alimentare potesse diventare occasione di riscatto promuovendo il dono come valore di relazionale fra chi ha un’eccedenza alimentare e chi soffre una carenza nutrizionale. Abbiamo capito che coniugare la solidarietà sociale (aiutare gli indigenti) con la sostenibilità ambientale (produrre meno rifiuti) ed economica (ridurre i costi dello smaltimento) è possibile cercando nel contempo di promuovere un sistema più …

Prossimità e reciprocità

Di Carlo Andorlini, Università degli studi di Firenze Prossimità e reciprocità “Per far succedere cose dobbiamo essere vicini e dobbiamo scambiarci con dei patti collettivi capitali sociali, simbolici, culturali e economici” Nella miscela energizzante di cui si compone l’innovazione sociale, due ingredienti non mancano mai: l’intuizione e il ritrovamento. Certo poi ci sono spesso le tecnologie, quasi sempre i talenti e tanto altro ma l’intuizione e il ritrovamento sono imprescindibili. Intuire la strada che cambia un paradigma, che ti mostra il problema da un altro punto di osservazione assolutamente inedito. Ritrovare quelle modalità di relazione semplice, immediata, orizzontale che permettono l’allenamento alla fiducia tra persone e tra persone e contesti. Ed è proprio grazie all’intuizione e al ritrovamento che oggi si riafferma con forza, in particolare nel campo dello sviluppo locale, l’esigenza e la necessità di perimetrare ciò che permette alle persone e ai sistemi organizzati di rimanere vicini per leggere insieme i bisogni sociali tentando di risolverli grazie alla costruzione di solidi legami collaborativi. Legami collaborativi che permettono alle comunità di tendere alla resilienza, allo …