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Persone

Di Licia Paglione, Istituto Universitario Sophia di Loppiano e SEC-Scuola di Economia Civile Essere individui che esaltano la propria specificità e libertà, svincolandosi e immunizzandosi sempre più dagli altri, è la modalità esistenziale a cui la cultura contemporanea più facilmente ci abitua. Essere parte indistinta di una massa, in cui ci si confonde, annullando ciò che rende unico ciascuno, può essere un’altra modalità, opposta alla prima, anch’essa molto comune nelle nostre società. Essere persone è tutta un’altra cosa. È una modalità esistenziale che fa stare tra questi due estremi: tra l’esaltazione immunitaria della nostra identità e, al contrario, la sua perdita in nome di un’appartenenza omologante. E stare tra questi due estremi contrapposti implica imparare che il “tra”, quello spazio che, mentre ci distingue, ci lega, rappresenta il nostro humus originario e costitutivo. E questo “tra” non è fatto da altro che dalle numerose relazioni sociali nelle quali siamo immersi: quelle nelle quali ci ritroviamo in modo ascrittivo, da quando nasciamo, e quelle nelle quali, via via nel tempo, scegliamo di stare, continuandole a generare e alimentare, riconoscendo che da esse …

Prodotti

Di Vittorio Pelligra, Università di Cagliari Ne abbiamo troppi, di prodotti, oggi. Sono diventati un impedimento, più che una via al soddisfacimento dei bisogni. Ci riempiono le case, le borse, gli uffici, le città, le discariche, i mari. Non ne possiamo più, siamo circondati. Prodotti da buttare, sia per la quantità che per la qualità. Anzi più è bassa la qualità, maggiore sarà la quantità. Questo sembra essere stato il mantra delle imprese in questi anni. “Più tu butti, più io vendo”. Invece di soddisfare i nostri bisogni, queste merci ci creano problemi sempre più complessi da risolvere, minando ogni giorno di più, la sostenibilità del nostro stile di vita, del nostro modello economico. Non è più sostenibile, questo modello che produce ricchezza ma al contempo distrugge valore. Ciò di cui abbiamo realmente bisogno sono, da una parte, beni intangibili, come la salute, l’istruzione, la cura, la bellezza, il senso; dall’altra, beni materiali fatti per durare, abbiamo bisogno di prodotti fatti bene. Entrambe queste prospettive puntano verso la sostituzione di una economia incentrata sulla produzione …

Energie

Di Beatrice Cerrino, Scuola di Economia Civile Energie. Dove prenderle? Come rigenerarle? Due idee che hanno sempre motivato, spinto e accompagnato la mia vita di insegnante: ‘daimon’ e ‘responsabilità’. Daimon è una parola greca antica, inventore Socrate, che si riferiva al demone posto a metà strada tra il divino e l’umano: dèmoni propizi, che stanno sulla terra, custodi dei mortali. È la parte migliore di noi che parla, spinge ad agire e a perseguire la propria felicità, la propria ‘fioritura’. L’origine più remota dell’idea di felicità la si trova nella cultura antica greca e romana, in particolare Aristotele aveva legato la felicità alle virtù e l’aveva distinta dal piacere. L’eudaimonia, così la chiamava, era un concetto che oggi dovremmo tradurre con ‘fioritura umana’ perché rimanda all’idea che la felicità sia uno stato generale dell’esistenza, e che quindi come tale abbia a che fare più con l’ ‘essere’ ed il ‘fare’ che non con il ‘sentire’. A Roma la ‘felicitas’, spesso abbinata con ‘publica’ fu un concetto fondamentale: felicitas rimandava alla generatività della vita e alla coltivazione delle …

Habitat

Di Elena Granata, Dipartimento di Architettura e Studi Urbani, Politecnico di Milano Siamo le case che abbiamo abitato, l’infanzia che abbiamo vissuto, le strade percorse, i libri letti; siamo la musica ascoltata, gli amici che abbiamo incontrato e le convinzioni acquisite; siamo i luoghi dove abbiamo lavorato, i paesaggi che ci hanno commosso, gli incontri fatti e quelli mancati. C’è un intreccio misterioso tra quello che siamo, quello che diventiamo con il passare del tempo e i luoghi che abbiamo abitato. Esiste una correlazione profonda tra l’habitat, l’ambiente fisico e sociale in cui ci siamo formati, e l’habitus, il nostro abito esteriore, le abitudini acquisite (la comune origine delle parole è evidente), i modi di fare e di pensare, i comportamenti. Questa relazione –  tra habitat e habitus ­­- è sempre una relazione di reciprocità. Lo spazio influisce sui comportamenti e i modi di vivere condizionano e plasmano gli spazi. Di questa relazione reciproca dobbiamo prenderci cura. Se guardiamo alle città italiane non possiamo non riconoscere una qualità e una bellezza diffusa, fatta di piazze e …

Il senso del riconoscersi umani

Di Dada Ganadevananda, Fondazione Stella Polare Onlus – Catania Esiste un ‘nuovo’ concetto, la genitorialità sociale, capace di riassumere i trent’anni in cui, anche senza conoscerlo, mi sono nutrito della sua vocazione innovativa e diretta all’elevazione socio-culturale. Com’è giusto che sia, tale ispirazione si è trasformata nella condivisione dell’impegno altruistico come strumento di emancipazione dalla spesso strumentalizzata insicurezza individuale, e dallo sterile egoismo che essa tende a creare e a diffondere. Se vagando nel labirinto delle complessità umane, si è davvero alla ricerca della semplice verità, si scoprirà che la sua natura è sempre facilmente comprensibile ma spesso difficile da abbracciare, a causa dell’insicurezza che costantemente influenza il comportamento umano. Anche nel campo della gestione dell’interesse collettivo, dunque, esiste un semplice concetto di universale accessibilità, che si basa sul diritto umano più fondamentale di poter vivere in pace e senza paura. Per comprendere tale semplice concetto, potremmo considerare la nostra conoscenza e diretta esperienza di un’efficace forma di gestione dell’interesse collettivo: la famiglia! Non è, infatti, la famiglia la più diffusa forma di genitorialità applicata? …

Cambiamo la prospettiva: un Natale generativo

Le storie di “24 Generativi” ci hanno accompagnato nel cammino verso il Natale. Oggi, come nostro augurio per una nuova prospettiva, proponiamo l’editoriale di Fra Stefano Tondelli che ci ha accolto in uno dei cinquanta progetti realizzati il 15 dicembre in occasione delle Lessons for Good. Il Natale che rigenera Di frà Stefano Tondelli, Responsabile Centro Accoglienza Caritas di Assisi Il Natale è uno degli eventi che segna profondamente l’umanità degli ultimi duemila anni, tanto che San Francesco ha addirittura “inventato” il presepe, cioè una modalità per poter vedere e gustare questo fatto straordinario… e questa tradizione è arrivata fino a noi. Ma – vi chiederete – perché San Francesco ha sentito il bisogno di rimettersi davanti a quell’avvenimento? Perché è così importante fissare gli occhi concretamente sulla quella nascita povera ed umile di Gesù? Il Natale è molto più di una semplice festa mondana e la nascita di Gesù è qualcosa di molto più di un semplice fatto emozionale. È una festa che va alla radice stessa della generatività, della capacità cioè dell’uomo di …

L’imprenditore civile

Di Fabio Poles, Istituto Universitario IUSVE di Venezia e Scuola di Economia civile Per l’economia mainstream l’agente economico, ognuno di noi quando agiamo comportamenti economici, assomiglia molto ad un calcolatore elettronico. Ciò è particolarmente vero per un imprenditore, agente economico per antonomasia. Come si caratterizza invece un “imprenditore civile”? Vediamo per prima cosa più da vicino l’imprenditore del mainstream. In primo luogo, questi conosce con precisione la propria funzione di utilità. Sa cioè dire che una cosa vale per lui, per esempio, 7 (si tratti di euro o di qualsiasi altra unità di misura) ed un’altra 9. E lo sa dire senza esitazioni di fronte a tutte le alternative di tutte le decisioni che deve prendere. Con un interessante corollario: questo imprenditore è perfettamente informato perché sa tutto, ma proprio tutto, quello che è necessario per costruire la sua funzione di utilità. Si trattasse anche di complicatissimi calcoli ingegneristici o di informazioni lontanissime da lui. In soldoni: per ogni aspetto di ciascuna decisione che deve prendere, sa associare ad ogni possibile esito un valore preciso in termini …

Persona, lavoro e relazione

Di Ivan Vitali, Socio Fondatore e membro del CDA presso Scuola di Economia Civile Antonio Genovesi, il titolare della prima cattedra di economia e padre dell’economia civile, sosteneva che l’economia è la scienza della felicità pubblica. La felicità cui si riferiva l’abate Genovesi era ben diversa dallo stereotipo dell’homo oeconomicus che tanto successo ha avuto nella letteratura scientifica: un –presunto- uomo così perfettamente razionale, auto-interessato, egoista e incapace di selezionare qualcosa di diverso da ciò che renderebbe massima il suo piacere -la sua “utilità”- nelle scelte economiche, da essere molto più somigliante ad un “idiota sociale” che ad una persona di quelle che si possono incontrare nella realtà, che ad un modello per costruire un modello economico. L’uomo che Genovesi studia ed analizza nel porre i pilastri del pensiero dell’economia civile , quello che incontra nella vita reale –nella Napoli dei “mariuoli” e, al tempo stesso, centro culturale di primissimo livello, riferimento ed accoglienza del pensiero illuministico italiano – si nutre non solo di brama di ricchezza, non preferisce sempre il “di più” al “di meno”, è …

Questo tempo, il nostro Paese. Generativi adesso

Di Leonardo Becchetti, economista Articolo pubblicato su Avvenire domenica 18 febbraio 2018 L’esilio fu percepito da Dante Alighieri come una sventura che lo allontanava dalla possibilità dell’impegno politico diretto nella vita del suo tempo. Ma quello scacco aprì la sua vita a un’occasione di generatività perfino superiore: la redazione di un’opera che avrebbe ispirato tutte le generazioni a venire. Si attribuisce ad Alexander Fleming nel 1929 la scoperta della penicillina, scoperta che pose le premesse per il suo utilizzo industriale nel secondo dopoguerra del Novecento e la nascita di una nuova generazione di farmaci per curare le infezioni di cui avrebbe beneficiato tutta l’umanità a venire. Come accade sovente nel progresso scientifico, quella scoperta sarebbe stata un mattone “generativo” su cui altri avrebbero potuto costruire per arrivare a nuovi avanzamenti delle conoscenze. Immagino che Dante e Fleming abbiano perseguito il loro obiettivo con grande determinazione, anche se in mezzo a fatiche, difficoltà e dubbi che la loro opera non avrebbe avuto l’impatto desiderato. E che una forza misteriosa interiore li spingesse avanti, motivasse fatica e …