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Fare

Di Benedetto Gui, Istituto Universitario Sophia, Loppiano (Firenze) “Quanto mi piace a me la vita attiva!” era solito dire mio zio accomodandosi su una comoda sedia a sdraio. Ridevamo tutti, ma, conoscendolo, la sua postura e le sue parole non erano così contraddittorie come potrebbe sembrare a prima vista. Piuttosto, esprimevano un sano equilibrio, quello che il nostro tempo stenta a trovare. Siamo attivamente impegnati in un inarrestabile processo di trasformazione di terreni, boschi, mari, piante, animali, minerali del sottosuolo in quartieri residenziali, arredamenti, villaggi turistici, una grande varietà di cibi, mezzi di trasporto, oggetti di ogni foggia e funzione, ma anche, a ritmi non minori, zone industriali abbandonate, foreste devastate, lande degradate, acque avvelenate e fondali ricoperti di plastica e lattine, discariche alimentate dai cibi e dagli oggetti di cui sopra (spesso non passati nemmeno, o passati solo parzialmente e frettolosamente, per la fase dell’utilizzo). Un processo che i nostri indicatori di performance valutano positivamente e di cui lodano estensione e rapidità. Un processo possibile solo grazie ad un impegno costante e spesso strenuo …

Piattaforme

Di Sabrina Bonomi, professore associato, formatrice e consulente in Organizzazione aziendale Alla voce “piattaforma”, la Treccani porta come primo significato “Superficie di terreno più o meno ampia, naturalmente piana o spianata artificialmente, posta allo stesso livello oppure sopraelevata rispetto alle zone circostanti”. Le piattaforme collaborative sono ‘piane’, reti o insiemi di organizzazioni connesse per il raggiungimento di uno scopo comune, senza vincoli gerarchici o di autorità, e sono sempre più diffuse. L’obiettivo di base di queste reti è connettersi, unirsi, perché dallo stare insieme possono nascere comprensione e arricchimento reciproco, indipendentemente dalla piattaforma in cui si svolge la relazione. Ne sono esempi le associazioni di categoria, i distretti, le reti informali, i gruppi di imprese, i quali si scambiano informazioni e attivano processi per la tutela del bene comune. In particolare, sono interessanti le relazioni di sussidiarietà circolare, che l’economia civile individua tra le istituzioni, le imprese e il terzo settore per la tutela del bene comune. Ne sono esempi le smart city e le community, i parchi scientifici e tecnologici, le reti per la …

Uno stile di leadership orientato alla condivisione: il caso Leroy Merlin Italia

Di Roberta Sferrazzo e Renato Ruffini Nella letteratura manageriale, numerosi studiosi si sono soffermati sulla correlazione tra gli stili di leadership e il concetto di ‘amore’. In particolare, è possibile distinguere fra tre forme di amore: l’eros, la philia e l’agape. A queste tre forme d’amore corrispondono stili di leadership differenti. Se l’eros è quella forma d’amore più orientata al mero soddisfacimento degli interessi personali e la philia ad intessere relazioni tra ‘simili’, l’agape è una forma gratuita d’amore, identificata dallo studioso Luigino Bruni come una forma di ‘reciprocità incondizionata’. Sulla base  della notorietà di Leroy Merlin (LM) in Europa per due ragioni principali –l’attenzione al tema della Corporate Social Responsibility e l’adozione della politica del ‘partage’ (condivisione)– ci siamo chiesti quale fosse la forma d’amore che meglio rappresentasse lo stile di leadership adottato in LM. Abbiamo dunque svolto delle interviste a vari livelli gerarchici e ruoli, raccogliendo esperienze di vita aziendale e maturando delle osservazioni sulla base dei racconti che ci sono stati forniti. Nello specifico, dalle interviste effettuate è emerso più volte che …

Il tempo è superiore allo spazio?

Di Natale Brescianini, Osb Cam, Monaco, Formatore, Coach ACC ICF 1.0 INTRODUZIONE Chi scrive è un monaco benedettino camaldolese che da circa 13 anni si occupa di formazione aziendale. Molto in sintesi cercherò di descrivere come la tradizione monastica affronti il rapporto con il tempo. Tutto il nostro ragionamento si basa su quella possiamo definire come la chiamata universale, la vocazione che ogni persona ha, indipendentemente dal fatto che abbia fede oppure no; una chiamata che, nella tradizione cristiana, viene descritta con il seguente versetto tratto dalla Bibbia, precisamente dal Libro della Genesi: “Dio pose l’essere umano nel giardino, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen 2,15) Questo è il grande compito che ogni uomo e ogni donna sono chiamati a concretizzare: coltivare il giardino in cui sono stati messi. Due sono i possibili giardini in cui noi siamo stati posti: Innanzitutto noi stessi, la nostra persona, fatta di Corpo e Mente e Spirito. Il secondo giardino è la nostra quotidianità, fatta di luoghi che abitiamo, relazioni che viviamo, vicende che affrontiamo. Noi stessi e …

Economia generativa: una scelta per il futuro

Di Leonardo Becchetti, economista Siamo arrivati ad un punto di svolta nella storia del nostro sistema economico. Nel quale dobbiamo fare lo sforzo di capire che la sostenibilità (sociale ed ambientale) non è un sovrappiù o un lusso che in molti non possiamo permetterci, o un adempimento formale al quale non può corrispondere la sostanza dei comportamenti Nell’attuale sistema economico la sostenibilità, ancorché difficile e faticosa da perseguire cambiando se necessario processi produttivi con investimenti ed innovazione, è l’unica forma di sviluppo possibile nel prossimo futuro. Quella verso la quale istituzioni e investitori finanziari indirizzeranno concentreranno regole e sforzi per ridurre l’esposizione loro e del sistema al cosiddetto rischio ESG, ovvero quel rischio prodotto dall’esposizione all’”irresponsabilità sociale ed ambientale. Da qualche anno infatti il World Economic Forum sottolinea come i principali rischi del futuro saranno legati all’aspetto climatico, alla gestione delle materie prime e ai conflitti sociali. Il più grande gestore mondiale di fondi d’investimento, Larry FInk di BlackRock ha scritto a fine 2018 una lettera alle maggiori multinazionali del mondo dicendo che se saranno …

Case

Di Mario Tancredi, Architetto, Politecnico di Milano e Università de La Salle di Bogotà Le generazioni che ci hanno preceduto hanno sognato di possedere una propria casa, raggiunta dopo anni di stenti e provvisorietà; l’idea di avere una casa di proprietà (magari, anche più di una) ha coinciso con il concetto di proprietà e di patrimonio ed è stata una spinta molto forte nel nostro Paese, orientando scelte e investimenti. Le case si sono moltiplicate in pochi decenni in quantità, dimensioni e tipologie, in centro e in periferia, tra colline e borghi; case che accogliere la famiglia con i propri riti e spazi associati: la sala con la TV, la cucina per il pasto, una forte separazione tra zona notte e zona giorno. Magari un terrazzino, il garage, un giardinetto e/o un piccolo studio. Oggi molto sta cambiando nel nostro modo di intendere l’abitazione, l’abitare-possedere la casa lascia il posto ad altri modi di abitare. Si vive in più case, si lavora nelle case (smart working), si vive tra più città, si convive per periodi più o meno lunghi con estranei (nuove piattaforme …

Persone

Di Licia Paglione, Istituto Universitario Sophia di Loppiano e SEC-Scuola di Economia Civile Essere individui che esaltano la propria specificità e libertà, svincolandosi e immunizzandosi sempre più dagli altri, è la modalità esistenziale a cui la cultura contemporanea più facilmente ci abitua. Essere parte indistinta di una massa, in cui ci si confonde, annullando ciò che rende unico ciascuno, può essere un’altra modalità, opposta alla prima, anch’essa molto comune nelle nostre società. Essere persone è tutta un’altra cosa. È una modalità esistenziale che fa stare tra questi due estremi: tra l’esaltazione immunitaria della nostra identità e, al contrario, la sua perdita in nome di un’appartenenza omologante. E stare tra questi due estremi contrapposti implica imparare che il “tra”, quello spazio che, mentre ci distingue, ci lega, rappresenta il nostro humus originario e costitutivo. E questo “tra” non è fatto da altro che dalle numerose relazioni sociali nelle quali siamo immersi: quelle nelle quali ci ritroviamo in modo ascrittivo, da quando nasciamo, e quelle nelle quali, via via nel tempo, scegliamo di stare, continuandole a generare e alimentare, riconoscendo che da esse …

Prodotti

Di Vittorio Pelligra, Università di Cagliari Ne abbiamo troppi, di prodotti, oggi. Sono diventati un impedimento, più che una via al soddisfacimento dei bisogni. Ci riempiono le case, le borse, gli uffici, le città, le discariche, i mari. Non ne possiamo più, siamo circondati. Prodotti da buttare, sia per la quantità che per la qualità. Anzi più è bassa la qualità, maggiore sarà la quantità. Questo sembra essere stato il mantra delle imprese in questi anni. “Più tu butti, più io vendo”. Invece di soddisfare i nostri bisogni, queste merci ci creano problemi sempre più complessi da risolvere, minando ogni giorno di più, la sostenibilità del nostro stile di vita, del nostro modello economico. Non è più sostenibile, questo modello che produce ricchezza ma al contempo distrugge valore. Ciò di cui abbiamo realmente bisogno sono, da una parte, beni intangibili, come la salute, l’istruzione, la cura, la bellezza, il senso; dall’altra, beni materiali fatti per durare, abbiamo bisogno di prodotti fatti bene. Entrambe queste prospettive puntano verso la sostituzione di una economia incentrata sulla produzione …

Energie

Di Beatrice Cerrino, Scuola di Economia Civile Energie. Dove prenderle? Come rigenerarle? Due idee che hanno sempre motivato, spinto e accompagnato la mia vita di insegnante: ‘daimon’ e ‘responsabilità’. Daimon è una parola greca antica, inventore Socrate, che si riferiva al demone posto a metà strada tra il divino e l’umano: dèmoni propizi, che stanno sulla terra, custodi dei mortali. È la parte migliore di noi che parla, spinge ad agire e a perseguire la propria felicità, la propria ‘fioritura’. L’origine più remota dell’idea di felicità la si trova nella cultura antica greca e romana, in particolare Aristotele aveva legato la felicità alle virtù e l’aveva distinta dal piacere. L’eudaimonia, così la chiamava, era un concetto che oggi dovremmo tradurre con ‘fioritura umana’ perché rimanda all’idea che la felicità sia uno stato generale dell’esistenza, e che quindi come tale abbia a che fare più con l’ ‘essere’ ed il ‘fare’ che non con il ‘sentire’. A Roma la ‘felicitas’, spesso abbinata con ‘publica’ fu un concetto fondamentale: felicitas rimandava alla generatività della vita e alla coltivazione delle …

Habitat

Di Elena Granata, Dipartimento di Architettura e Studi Urbani, Politecnico di Milano Siamo le case che abbiamo abitato, l’infanzia che abbiamo vissuto, le strade percorse, i libri letti; siamo la musica ascoltata, gli amici che abbiamo incontrato e le convinzioni acquisite; siamo i luoghi dove abbiamo lavorato, i paesaggi che ci hanno commosso, gli incontri fatti e quelli mancati. C’è un intreccio misterioso tra quello che siamo, quello che diventiamo con il passare del tempo e i luoghi che abbiamo abitato. Esiste una correlazione profonda tra l’habitat, l’ambiente fisico e sociale in cui ci siamo formati, e l’habitus, il nostro abito esteriore, le abitudini acquisite (la comune origine delle parole è evidente), i modi di fare e di pensare, i comportamenti. Questa relazione –  tra habitat e habitus ­­- è sempre una relazione di reciprocità. Lo spazio influisce sui comportamenti e i modi di vivere condizionano e plasmano gli spazi. Di questa relazione reciproca dobbiamo prenderci cura. Se guardiamo alle città italiane non possiamo non riconoscere una qualità e una bellezza diffusa, fatta di piazze e …