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(RI)GENERIAMO: case, luoghi, prodotti, energie, tempi, persone, economie

ri-generiamo_lmi_coverRIgeneriamo è l’idea di fondo che sta guidando Leroy Merlin, che persegue l’obiettivo di creare relazioni tra le persone dove il negozio è il punto di raccordo capace di attivare con la partecipazione dei cittadini dei processi appunto di rigenerazione del territorio e di sostegno per i più bisognosi. Dal “fai da te” al “Fai da noi”, da “fare per sè” al “fare insieme”, rappresentano una dimensione collettiva che si può raggiungere solo attivando processi di scambio e di dono all’interno delle comunità. L’elenco dei progetti messi in campo da Leroy Merlin è cospicuo: dal Bricolage del Cuore al Cantiere fai da Noi;  dagli Empori fai da Noi alle Officina fai da noi fino ad Amico Eco e la Casa ideale – Bricolage civico. Complessivamente si calcola che nel 2017 tutte queste attività abbiano generato un BES, un Benessere equo e sostenibile, ossia un beneficio per le comunità dove Leroy Merlin opera pari a quasi 93 milioni di euro.
Leroy Merlin come insieme di persone che animano e rendono l’azienda viva crede fermamente nella possibilità di creare un beneficio equo sostenibile che rinnovi e arricchisca i capitali economico, ambientale, sociale e umano delle singole comunità. Sono numerose le iniziative che vedono l’azienda multispecialista in campo dove Leroy Merlin si preoccupa di organizzare corsi di formazione, fornisce materiali, supporto e collaborazione tutto gratuitamente.


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L’Isola che c’è

Da più di 50 anni la realtà che recupera persone, anche grazie ai prodotti di scarto

Attiva dal lontano 1956 l’associazione L’Isola Solidale è una realtà della zona sud di Roma, nata per il recupero e il reinserimento dei “liberati dal carcere”, oggi punto di riferimento per le persone che ancora devono finire il loro periodo di detenzione ma che per buona condotta possono farlo ai cosiddetti arresti domiciliari.

Il recupero delle persone – spiega Alessandro Pinna presidente de L’Isola Solidale – inizia proprio dal reinserimento nel tessuto sociale, nella costruzione e nel consolidamento delle relazioni umane. Uscire dal carcere è un passaggio, ma da solo non basta”.

Spesso, infatti, accade che una volta fuori, le persone si trovano a dover ricostruire non solo la propria vita sociale e lavorativa in un contesto di diffidenza, ma anche di estrema solitudine: le reti relazionali nel periodo del carcere si allentano, fino a venir meno, e i detenuti così si trovano in una situazione di isolamento dal cui è molto difficile uscirne da soli. Il progetto dell’Isola vuole dare un supporto non solo sul piano delle competenze ma anche su quello umano, fornendo alle persone un luogo protetto dove inserirsi, ma allo stesso tempo uno spazio aperto alla comunità e alle relazioni tra persone.

Offriamo ai detenuti una casa dove vivere – continua Alessandro – e occasioni formative per re-inserirsi nel mercato del lavoro. La recidiva crediamo si contrasti così, dando non solo nuove competenze, ma anche relazioni con persone in carne ed ossa che possono diventare punti di riferimento e una nuova porta di accesso alla società”.

In questo contesto, poco più di un mese fa, è stato inaugurato il progetto dell’Emporio fai da Noi il magazzino solidale di Leroy Merlin Italia dove le persone possono prendere materiali e attrezzature restituendo il costo in ore di volontariato e di accompagnamento per le altre persone. Ma l’Isola non si è limitata all’apertura del “classico” Emporio, e lo ha trasformato in un vero e proprio spazio creativo, dove materiali di scarto incontrano saperi artigiani e voglia di recupero dando vita ad un co-working della manualità.

Questo progetto sembrava fatto per noi – spiega Alessandro – ci ha permesso di aprire una nuovo ponte sulla nostra Isola, grazie al quale possiamo mettere in contatto due sponde in una logica win-win. Da un lato abbiamo le persone che si trovano in situazioni di difficoltà e hanno bisogno di piccole riparazioni e interventi, dall’altra i detenuti che hanno necessità di ristabilire relazioni con le persone; con questo progetto riusciamo a fare entrambe le cose.
Il lavoro manuale li aiuta a non pensare alla loro situazione e riesce a riportarli in una dimensione collettiva. Sistemare le loro stanze, le parti comuni della casa, il ricovero degli animali non solo permette a tutti i detenuti di stare meglio adesso, ma di rendere questa struttura più accogliente per chi verrà dopo di loro

Il progetto è appena partito, si sta ancora spargendo la voce di questa opportunità per le persone della zona sud di Roma. Ma lo stesso chiediamo al presidente di farci un bilancio di questo primo mese di attività.

Tutto è andato molto bene, abbiamo sfruttato l’occasione anche per sistemare alcune parti della nostra casa oltre che per iniziare a lavorare sulle richieste degli esterni. Grazie al passaparola e al coinvolgimento dei punti di accoglienza della Caritas di Roma sud, ci aspettiamo che si conosca sempre di più l’opportunità offerta dall’Officina dell’Isola e che il numero delle persone che chiedono il nostro intervento aumentino di mese in mese”.

Ma gli abitanti dell’Isola, i detenuti, come hanno preso questo nuovo progetto?

È stato accolto positivamente da tutti, conoscere persone di ogni età e dare una mano agli altri è un toccasana. Si ristabiliscono i contatti con il mondo esterno nella maniera migliore possibile, mettendosi al servizio degli altri”.

E nei rapporti con Leroy Merlin Italia? A volte non è semplice rapportarsi con una grande azienda di livello internazionale…

Devo dire che si siamo trovati fin da subito in sinergia con tutto lo staff LMI, sempre disponibili. L’unica cosa che migliorerei è la gestione degli ordini dei materiali, rendendola un poco più snella, ma del resto non posso che essere entusiasta per questo progetto” conclude Alessandro.

Rigeneriamo: Persone

Intervista a Tiziana Angione, Direttore del Negozio Leroy Merlin Roma Tiburtina

Uno dei fondamenti dell’approccio di RIgeneriamo è mettere le persone al centro, che si tratti dei propri collaboratori, dei clienti o dei cittadini della comunità in cui si è inseriti.

Dirlo è abbastanza semplice, molto più complesso è tradurlo in concreto. Perché richiede strategia, attenzione, impegno dedicati, come spiega Tiziana Angione, Direttore del Negozio Leroy Merlin Roma Tiburtina.

Qual è il senso del mettere la persona e le relazioni al centro dell’attività?

Leroy Merlin è un’azienda che mette la squadra, il collaboratore, la persona al centro perché ciascuno è considerato imprenditore di sé stesso, cioè protagonista del contributo che può dare all’attività dell’azienda, in modo creativo e proattivo. L’idea è creare le condizioni ed essere di stimolo affinché l’innovazione e il cambiamento provengano non solo e non tanto dall’azienda ma soprattutto dai suoi collaboratori, a prescindere dal talento o dal potenziale di ciascuno. Mi spiego: se un collaboratore offre ottime performance, magari perché ha forti competenze o un’elevata esperienza, non è detto però che sia del pari innovativo. In quel caso come manager il mio compito è innescare in questa persona, ovviamente senza generare ansia ma lavorando sul concetto di empowerment, una dinamica che possa portarla comunque a diventare anche attore di innovazione. Magari mettendola in gioco in ambiti speciali, ad esempio di elevata valenza sociale. Si tratta di lavorare su aspetti come fiducia, trasparenza, scambio, alternando momenti di lavoro d’équipe ad altri di “scavo” a livello individuale, per comprendere le competenze, le capacità, le aspirazioni della singola persona. Ognuno dev’essere messo in grado di sviluppare un approccio al proprio lavoro che non si limita a quello che “deve” fare, ma arriva a quello che “può” fare.

In quali iniziative e progetti del vostro Negozio è più evidente la centralità attribuita alla persona?

Penso innanzitutto ad alcune iniziative avviate sui social network. Abbiamo appena lanciato la Festa delle novità, con le promozioni del mese. Un caposettore con la sua squadra ha ideato l’hashtag #star per identificare i prodotti al cuore dell’iniziativa, i più attrattivi dal punto di vista del marchio e dell’offerta. In Negozio sono stati posizionati cartelli a fianco di ognuno di questi prodotti, per metterli in evidenza, e tutto ciò è stato anche veicolato sul web e soprattutto sui nostri canali social, ottenendo un ottimo risconto fra gli utenti. Penso, anche, all’Orto Fai da Noi, che abbiamo inaugurato lo scorso ottobre e per il quale ora arriva la stagione più importante. Per la gestione dei 23 lotti in cui è stato suddiviso l’appezzamento sono coinvolte una trentina di famiglie. Ci sono riunioni ogni due mesi per definire e condividere le priorità. Sono stati individuati tre capofila che si occupano di coordinare le attività comunitarie, anche attraverso un gruppo di coordinamento che è stato creato su Whatsapp. C’è uno scambio di informazioni e di best practice che è continuo e aiuta molto a far crescere l’attività legata all’orto, che oggi per il nostro Negozio è un vero e proprio fiore all’occhiello: i clienti lo vedono, chiedono informazioni, lo apprezzano. Penso, infine, ai riconoscimenti che il nostro Negozio ha ottenuto in questi anni: per la seconda volta consecutiva abbiamo ricevuto il premio Call to action, che chiedeva di ideare azioni e iniziative per semplificare la vita dei collaboratori e di conseguenza aumentare la loro possibilità di curare e migliorare la relazione coi clienti. Insieme al Negozio di Torino Giulio Cesare siamo anche stati scelti per fare da test per la riorganizzazione interna delle attività. Il nostro Negozio sta diventando una sorta di incubatore di innovazione, a beneficio dell’azienda e del territorio.

Come viene vissuto tutto ciò all’interno ma anche all’esterno del Negozio?

Faccio un esempio, legato ancora ai social network, che si può considerare emblematico dell’impatto prodotto internamente ed esternamente da questo genere di iniziative e progetti. Di recente siamo risultati il Negozio di Leroy Merlin in Italia che ha avuto le migliori recensioni su Google Plus da parte dei clienti, che evidentemente percepiscono e apprezzano lo sforzo profuso nella ricerca continua di innovazione e di maggiore qualità finalizzata in ultima istanza a produrre dei vantaggi per loro. Ecco, abbiamo deciso di celebrare questo risultato stampando delle spillette, che ogni collaboratore se vuole può indossare: il solo fatto di averla indosso attira l’attenzione dei clienti e alimenta la relazione, oltre a costituire un ulteriore invito a lasciare nuove recensioni positive sull’esperienza che essi fanno in Negozio. E poi è un elemento che rafforza la fedeltà, il coinvolgimento, l’orgoglio di far parte di questo Negozio e soprattutto di quest’azienda.

Persone

Di Licia Paglione, Istituto Universitario Sophia di Loppiano e SEC-Scuola di Economia Civile


Essere individui che esaltano la propria specificità e libertà, svincolandosi e immunizzandosi sempre più dagli altri, è la modalità esistenziale a cui la cultura contemporanea più facilmente ci abitua.

Essere parte indistinta di una massa, in cui ci si confonde, annullando ciò che rende unico ciascuno, può essere un’altra modalità, opposta alla prima, anch’essa molto comune nelle nostre società.

Essere persone è tutta un’altra cosa.

È una modalità esistenziale che fa stare tra questi due estremi: tra l’esaltazione immunitaria della nostra identità e, al contrario, la sua perdita in nome di un’appartenenza omologante.

E stare tra questi due estremi contrapposti implica imparare che il “tra”, quello spazio che, mentre ci distingue, ci lega, rappresenta il nostro humus originario e costitutivo.

E questo “tra” non è fatto da altro che dalle numerose relazioni sociali nelle quali siamo immersi: quelle nelle quali ci ritroviamo in modo ascrittivo, da quando nasciamo, e quelle nelle quali, via via nel tempo, scegliamo di stare, continuandole a generare e alimentare, riconoscendo che da esse dipende la nostra esistenza materiale, dato che fin dal suo inizio, in quanto esseri biologici siamo frutto di una relazione tra due genitori, ma anche “spirituale”, perché, lungo l’arco dell’intera vita, la nostra identità, lungi dall’essere un dato, continua a delinearsi in un processo che solo nella relazione si va a modellare.

Per la realizzazione della persona, per la sua “fioritura”, dunque, una componente imprescindibile è rappresentata da questo “tra”.

Per questo per la persona è fondamentale diventarne esperto.

E ciò ad esempio lascia scoprire che, certo, non tutti i “tra” in cui ci troviamo sono uguali.

Alcune relazioni infatti possono bloccare la nostra “fioritura”, altre possono deformarla, altre possono promuoverla e, al tempo stesso, esserne frutto.

Non basta dunque parlare di relazioni in modo generico rispetto alla persona.

Nè basta guardare alla loro quantità.

La persona, per “fiorire”, necessita infatti di una qualità particolare di relazioni che studiosi di vari ambiti da ormai oltre 30 anni hanno individuato, definendole “beni relazionali” (Gui 1987, Nussbaum 1986, Uhlaner 1989, Donati 1986).

Sono, questi, relazioni in cui i due implicati, in modo alterno, come in una vicendevole gara, scelgono e riscelgono di correre per primi un rischio, quello di rivolgersi all’altro con un atteggiamento interiore di gratuità, senza condizionare il proprio agire a ciò che questi potrebbe dargli in cambio.

Ed è qui, in questa capacità di compiere e ricompiere incondizionalmente un “salto nell’ignoto” (Caillè 1998, p. 122) verso l’altro, che si manifesta la persona.

La persona, in fondo, in sè può essere vista come l’intreccio di infinite relazioni in cui si dà spazio primariamente e reciprocamente a questa capacità: la persona nasce da continui e rinnovati “incontri di gratuità” (Bruni 2006, p. 87).

Essere persone allora vuol dire imparare nella propria esistenza, in famiglia, tra amici, con colleghi e responsabili a lavoro, etc., a generare e alimentare “incontri” così.


Bibliografia

  • Bruni L., Il prezzo della gratuità, Città Nuova Editrice, Roma 2006.
  • Caillé A., Il Terzo Paradigma. Antropologia filosofica del dono, Bollati Boringhieri, Torino  1998.
  • Donati P., Introduzione alla sociologia relazionale, Franco Angeli, Milano 1986.
  • Gui B., Elements pour une definition d’economie communautaire, in «Notes et documents», 19-20/87, pp. 32-42.
  • Nussbaum M.C., La fragilità del bene: fortuna ed etica nella tragedia e nella filosofia greca, Il Mulino, Bologna 1996 [1986].
  • Paglione M. Licia, Incontri di valore. I beni relazionali e la loro emergenza, Pacini Editore, Pisa, 2018.
  • Uhlaner C., Relational goods and participation. Incorporating sociality into the theory of rational action, in «Public choice», 62/89, pp. 253-285.

Leroy Merlin al Festival dell’economia civile di Firenze

BadgeFNEC_LightBackgroundsSiamo stati selezionati come Ambasciatori dell’Economia civile e il 29 marzo, nella sessione pomeridiana del Festival, abbiamo avuto l’onore di condividere la nostra esperienza nella prestigiosa cornice del Salone dei 500 a Palazzo Vecchio in Firenze.

“C’è bisogno di un mondo a quattro mani dove mercato e istituzioni siano aiutate nel loro lavoro dalla terza mano della cittadinanza attiva e dalla quarta mano delle imprese socialmente, ambientalmente e civilmente  responsabili”,

Leonardo Becchetti, Direttore del Festival nazionale dell’economia civile

LM Romanina e il Cestino dei Tesori: un Bricolage del Cuore diffuso

Bricolage del cuore al Nido “il Cestino dei Tesori”: la collaborazione tra pubblico e privato dà buoni frutti quando pone al centro il bene comune nell’interesse dei bambini. Questo è il senso della comunità educante diffusa e della voglia di fare!

La scuola è il luogo di crescita basato sullo sviluppo di relazioni significanti: famiglie e persone concorrono, all’interno di in patto di corresponsabilità educativa consapevolmente sottoscritto, a creare intorno ai bambini un contesto che ne favorisca lo sviluppo armonico e sia in grado di contribuire a costruire una società sana, giusta e solidale.

Da questi presupposti è nata la collaborazione con il nostro Negozio di La Romanina che ha sostenuto l’impegno volontario di chi vive le scuole ogni giorno, come lavoratore e utente, per migliorare l’ambiente di apprendimento. Attraverso i lavori di decorazione e manutenzione, è stato quindi possibile dare nuova vita alla struttura. Un progetto al quale hanno partecipato, oltre ai colleghi del negozio, quindici Clienti che si sono associati all’Associazione Bricolage del Cuore.

The Wall

Leroy Merlin costruisce un percorso virtuoso e socialmente utile con la Cooperativa Sociale OPERA in FIORE di Milano

Come altre volte in passato, anche quest’anno la nostra collaborazione con la Cooperativa Sociale Opera in Fiore ha dato i suoi frutti!

Ecco a voi THE WALL, l’allestimento realizzato dagli operatori della cooperativa con i nostri prodotti per rendere i nostri uffici sempre più accoglienti e personalizzati.

La Cooperativa Sociale OPERA IN FIORE è una cooperativa sociale di tipo B nata nel 2004 che realizza, insieme ad aziende partner come Leroy Merlin, l’inserimento lavorativo di persone disabili, svantaggiate e detenuti in ottemperanza alla Legge 381 che disciplina le cooperative sociali.

«Lavoriamo con persone che lo Stato definisce “svantaggiate” – afferma Federica Dellacasa, presidente della cooperativa – ma che per noi sono più uniche che rare.»

Da novembre 2013 OPERA in FIORE lavora con Leroy Merlin grazie a un accordo che permette all’azienda di ottemperare alla Legge 68/99 per il diritto al lavoro delle persone appartenenti alle categorie protette e alle persone assunte di riprendere un percorso professionale vero e dignitoso, altrimenti impossibile.

Durante l’anno, OPERA in FIORE consegna fiori e scarpine a mamme e papà dei nuovi nati, partecipa all’organizzazione delle attività per i figli dei dipendenti, come il Carnevale e il Natale, svolge un’attività di piccola manutenzione delle fioriere degli uffici e ha anche prodotto, con la sua sartoria Borseggi nel carcere maschile di Milano-Opera, migliaia di colorate shopper riciclando tessuti Leroy Merlin per un evento particolare. Ogni Natale, poi, allestisce gli uffici, creando scenografie e atmosfere particolari, utilizzando sempre materiale acquistato nei vari punti vendita di Leroy Merlin, ma anche riciclando il possibile, ridando così una nuova vita a oggetti o materiali che sarebbero stati buttati.

Per il nuovo anno, OPERA in FIORE ha portato un’ulteriore ondata di rinnovamento con “The WALL”: l’allestimento della parete che, ogni giorno, dà il benvenuto a tutte le persone che lavorano negli uffici della sede di Leroy Merlin.

“The WALL” è un progetto stagionale, che varia durante l’anno, utilizzando sempre prodotti del brand.

L’idea della prima edizione è all’insegna della natura prediligendo colori raffinati che richiamano le foreste amazzoniche e ricordano anche la calda atmosfera di casa.

Infine, un particolare, che vuole far riflettere sul mondo e l’ambiente: colorati vasi da fiore (creativi e di design) come progetto di economia circolare realizzati riciclando le iconiche borse della spesa in materiale plastico dei nostri negozi e confezionati dalla sartoria Borseggi, nel carcere maschile di Milano-Opera, dove persone detenute stanno imparando un lavoro rimettendosi in gioco.

Giorno dopo giorno, Leroy Merlin investe così nelle persone disabili, nel loro potenziale e nella loro voglia di riscatto, rimettendo in circolo energia creativa e nuovi percorsi etici e di sviluppo.

Quando cambia la prospettiva, da scarto a opportunità

La storia di questo mese parte da materiali di scarto, da quei prodotti che non sono più idonei alla vendita o con piccoli difetti, che di solito prendono la strada della discarica. Che vanno ad aumentare il volume dei rifiuti prodotti, spesso senza che nessuno si domandi se potevano avere una seconda chance ed essere utilizzati in qualche modo.

Un po’ come succede con le persone. Se hai qualche “difetto di fabbrica” o il tuo “imballaggio” si danneggia, la strada è quella della società di serie B, delle persone destinate a qualche parcheggio più o meno dignitoso.

Ecco, diciamo che la storia di Mauro e dei suoi ragazzi è quella di un incontro, un incontro fortunato tra materiali dal grande potenziale. “Ero deciso a trovare dei materiali per far imparare ai minori che accogliamo un lavoro e intanto fare qualche intervento di piccola manutenzione per le nostre strutture o per altre associazioni. Così ho iniziato a bussare a tutti i grandi negozi di bricolage… la fortuna ha voluto che incontrassi Luca (Pereno ndr) e che si instaurasse subito quella sintonia di visione e di obiettivi”.

Mauro (Giardini ndr) da anni presiede la cooperativa sociale C.E.A.S. – Centro Educativo di Accoglienza e Solidarietà ed è impegnato nell’accompagnamento e nell’inserimento di minori in situazione di difficoltà. “Il passaggio alla creazione dell’Emporio fai da Noi è stato naturale: noi avevamo le risorse umane, Leroy Merlin ha messo quelle materiali. Così possiamo creare sia dei percorsi formativi per i nostri ragazzi che renderci utili e dare una mano ad altre famiglie o realtà che sono in difficoltà”.

Si rimane affascinati dall’energia e dall’entusiasmo di Mauro, che inizia a snocciolare i materiali arrivati dai punti vendita in Italia e in Europa e ripartiti verso le case e le associazioni del territorio:

“Dalla Francia è arrivato addirittura un container di porte, con quelle abbiamo cambiato tutti i serramenti della nostra comunità educativa l’Albero delle Mele di Mentana, mentre con le piastrelle e i materiali edili del negozio di Roma Tiburtina siamo riusciti a ristrutturare l’appartamento di tre sorelle disabili”.

Grazie all’arrivo di materiali e mobili di esposizione o fuori produzione, l’emporio di Mentana è diventato presto molto fornito tanto da farsi anche punto di riferimento per altre associazioni: “visto che abbiamo attrezzature professionali, altre associazioni locali ci chiamano per fare diversi tipi di lavori. Mi è rimasto impresso quando siamo andati ad aiutare un’associazione di disabili che stava rimettendo a posto uno spazio verde per farne orto e giardino: se non avessimo avuto le attrezzature dell’emporio sarebbe stato difficile sistemare quello spazio”.

“Il sistema dell’Emporio è così semplice che spesso ci stupiamo che non venga utilizzato di più – racconta Mauro – Il problema vero è che richiede un impegno maggiore, che va oltre il denaro e che spesso le persone, anche se in situazione di povertà, non sono disposte a dare: alla fine quando paghi un oggetto o una prestazione chiudi il rapporto, non sei tenuto a fare qualcosa in cambio o aggiungere la tua empatia. Nel sistema dell’Emporio invece, in cambio di materiali o del noleggio di utensili, viene chiesto di restituire quel valore in ore di volontariato, di essere disponibili ad aiutare il prossimo. Le persone in certi casi rinunciano ad avere quel bene o quel servizio pur di non dover partecipare come volontari… questo ci mette di fronte al dramma della nostra società, la perdita del sistema delle relazioni, dell’egoismo che sfocia nell’isolamento, anche per quella fetta di persone in situazione di povertà relativa che grazie al supporto della comunità, in passato, sono riuscite a superare momenti di difficoltà”.   

Un velo di tristezza scende ascoltando queste parole, ma poi come un fiume in piena Mauro ricomincia a parlare di progetti, traguardi da raggiungere e di persone che non si lasciano sconfiggere: “Ci piacerebbe mettere in piedi anche un ‘magazzino solidale’ e trasformare il nostro ‘emporio solidale’, dove doniamo prodotti ortofrutticoli alle persone in difficoltà, in un luogo dove tutti possono venire a fare la spesa, valorizzando anche economicamente gli ottimi prodotti che abbiamo”.

Ecco l’argomento dei soldi. Colgo l’occasione per chiedere a Mauro se, visto che tutte le attività di manutenzione e ristrutturazione, nonché quella della distribuzione di frutta e verdura, potrebbero essere affiancate da una parte “aperta al pubblico”, e diventare anche una fonte di guadagno per le persone impiegate. “Non ci siamo ancora arrivati, forse perché in questo momento non è tra le nostre priorità. Alcuni dei nostri ragazzi sono stati notati dagli abitanti del quartiere e ingaggiati per piccole attività di manutenzione o giardinaggio; sicuramente potrebbe essere una possibilità anche se il problema di seguire i nostri ragazzi dopo i 18 anni è un grande ostacolo allo sviluppo di queste progettualità”.

Già, la legge prevede che al compimento dei 18 anni il giovane, ormai indipendente ed autosufficiente, debba uscire dalla comunità: “fanno fatica i ragazzi con solide famiglie alle spalle ad inserirsi nel mondo del lavoro, immagina un ragazzo fragile con una storia complicata alle spalle…” prosegue Mauro “Per adesso continuiamo a prenderci cura di loro, anche a distanza. Grazie ai materiali che abbiamo recuperato e ai volontari che abbiamo riunito, stiamo sistemando anche delle abitazioni per fare housing sociale. Leroy Merlin ci ha inviato anche mobili e decorazioni, in fondo avere un posto da chiamare casa è il primo passo per costruire relazioni e rinsaldare la comunità”.

Alla fine, la casa rimane un tassello importante nella vita delle persone e spesso basta davvero poco per dare un contributo importante nel migliorare la situazione abitativa di famiglie e comunità.

E recuperare materiali imperfetti crea quel mix unico ed irripetibile.

Rigeneriamo: Prodotti

Intervista a Antonina Lauretta, Hostess Relazione Cliente del Negozio Leroy Merlin Verona


Nell’ambito di RIgeneriamo, l’approccio di Leroy Merlin allo sviluppo generativo, i prodotti occupano uno spazio particolarmente importante.

Lo spiega Antonina Lauretta, Hostess Relazione Cliente del Negozio Leroy Merlin Verona, dove ha anche la responsabilità sui temi di sviluppo sostenibile ed è referente del Green Group di Negozio.

Qual è il ruolo dei prodotti nei progetti “rigenerativi” del vostro Negozio?

I prodotti sono fondamentali perché costituiscono lo strumento principale attraverso cui le attività e i progetti che mettiamo in campo ci aiutano a costruire relazioni sul territorio. Il messaggio di gratuità intesa come dono che essi veicolano è infatti centrale nella prospettiva dell’economia civile, che è quella in cui “RIgeneriamo” si inserisce e di cui parliamo nei seminari che l’azienda organizza: un’economia finalizzata al bene comune, che mette al centro i principi di reciprocità, fraternità e, appunto, dono. Leroy Merlin ovviamente è un’azienda profit: è presente in dodici regioni d’Italia, ha 28 milioni di clienti e ha un obiettivo di creazione di valore economico. Ma non solo: il nostro obiettivo è anche creare valore sociale, ambientale, umano.

Quali sono i progetti in cui questo ruolo è più evidente?

Oltre al Bricolage del cuore, direi principalmente gli Empori fai da noi, l’Officina fai da noi e la Lotta alla povertà energetica. Tutti con un unico fine che è quello del contrasto alla povertà abitativa, perché ognuno ha diritto alla propria casa ideale, come diciamo sempre in Leroy Merlin. Negli Empori, ad esempio, i prodotti vengono prima donati da Leroy Merlin all’Emporio, quindi donati dall’Emporio a chi li utilizzerà e poi li restituirà, con un processo che mira a creare relazioni, che è la cosa più importante. Nell’Officina Fai da Noi, che è la prima partita in Italia, di nuovo i prodotti sono protagonisti: gli attrezzi vengono donati alle persone, che possiamo definire clienti anche se di fatto non lo sono, le quali li utilizzano restando all’interno dell’Officina e spesso con l’aiuto di tutor, come ad esempio artigiani in pensione. I quali, a loro volta, organizzano anche piccole lezioni, ad esempio di falegnameria o di idraulica, con cui “restituiscono” a chi utilizza i prodotti le loro competenze, il loro saper fare.

Ad aprile, poi, partiremo con un nuovo progetto, ideato con la Cooperativa sociale Gramigna, con la quale già lavoriamo in uno dei due Empori Fai da Noi di Verona e al quale forse si affiancherà WWF: il progetto si chiama “Corto”, è un orto scolastico e il suo obiettivo sarà insegnare e accompagnare i ragazzi della scuola a gestire in autonomia il proprio orto.

Ci sono infine particolari categorie di prodotti che diventano protagonisti in virtù specialmente delle loro caratteristiche intrinseche: sono i kit dei prodotti per il risparmio energetico, di luce, gas, acqua, che utilizziamo nei progetti di Lotta alla povertà energetica, che dopo una prima sperimentazione verranno ora progressivamente estesi a tutti i Negozi sul territorio nazionale. Grazie a questi progetti il Negozio diventa una vera e propria piattaforma su cui fondare e far convergere le relazioni con le persone e le realtà del territorio che operano nel sociale: per dare un’idea, solo nel primo anno in cui me ne sono occupata, ho contattato e visitato personalmente circa 150 realtà del sociale.

I clienti sono a conoscenza di tutte queste attività?

È un tema su cui siamo molto impegnati. Ad esempio nei Corsi cliente inseriamo sempre dei temi legati alle attività dell’azienda nell’ambito della responsabilità sociale, anche distribuendo delle brochure specifiche. In effetti a volte i clienti non ne hanno conoscenza, mentre si tratta senza dubbio di un grande valore aggiunto per l’azienda, perché aiuta a fidelizzare i clienti e a creare relazioni che vanno al di là della vendita.

La chiocciola che simboleggia l’approccio di RIgeneriamo vi aiuta nella comunicazione?

Devo dire che quando i clienti o anche dei colleghi hanno iniziato a vederla in Negozio, è successo che non comprendessero immediatamente. Quando però c’è stato modo e tempo di spiegare il significato della chiocciola collegato ai nostri progetti, del suo incedere lento ma sicuro e soprattutto sempre ancorato alla terra, con il guscio e cioè la sua “casa” sempre con sé, allora è risultata efficacissima!

Prodotti

Di Vittorio Pelligra, Università di Cagliari


Ne abbiamo troppi, di prodotti, oggi. Sono diventati un impedimento, più che una via al soddisfacimento dei bisogni. Ci riempiono le case, le borse, gli uffici, le città, le discariche, i mari. Non ne possiamo più, siamo circondati. Prodotti da buttare, sia per la quantità che per la qualità. Anzi più è bassa la qualità, maggiore sarà la quantità. Questo sembra essere stato il mantra delle imprese in questi anni. “Più tu butti, più io vendo”. Invece di soddisfare i nostri bisogni, queste merci ci creano problemi sempre più complessi da risolvere, minando ogni giorno di più, la sostenibilità del nostro stile di vita, del nostro modello economico. Non è più sostenibile, questo modello che produce ricchezza ma al contempo distrugge valore.
Ciò di cui abbiamo realmente bisogno sono, da una parte, beni intangibili, come la salute, l’istruzione, la cura, la bellezza, il senso; dall’altra, beni materiali fatti per durare, abbiamo bisogno di prodotti fatti bene. Entrambe queste prospettive puntano verso la sostituzione di una economia incentrata sulla produzione con un’economia fondata più sul concetto di “manutenzione”. Dobbiamo prenderci cura di ciò che abbiamo, renderlo sempre più bello, fruibile e capace di soddisfare bisogni veri: manu-tenere, tenere in mano, significa essenzialmente consentire ai beni di operare in rispondenza agli scopi per cui sono stati creati. E allora la natura e l’ambiente, in primis, le nostre relazioni sociali, poi, la salute, perfino le istituzioni e le regole che ci siamo dati per gestire la convivenza comune e poi le merci, fatte per durare, fatte bene. Nell’economia della manutenzione gli input produttivi più importanti sono “fattori” come la gratuità, l’intelligenza collettiva, l’empatia, la reputazione, il coinvolgimento dei consumatori, perché si produce già e si produrrà sempre più, non “per”, ma “con”.
Dobbiamo certo ancora attenderci qualche generazione di consumatori interessati più al “come” che al “perché”: come fare ad essere sempre più produttivi nel lavoro, come fare ad essere sempre connessi, come fare ad impressionare sempre più chi ci sta vicino; piuttosto che al chiedersi perché e se veramente valga la pena di fare ciò che la tecnica ci mette nelle condizioni di fare. Ma la strada dalla produzione alla manutenzione è segnata, il cammino è cominciato.
Le nostre società avanzate saranno in grado di continuare a produrre valore solo se inizieranno anche a produrre “senso”, una direzione, se si saprà porre come funzionale ad un progetto, coinvolgente e collettivo di progresso diffuso, equo e condiviso.
Dal know-how al know-why. Questa è la sfida che si pone al mondo della produzione di domani, già oggi. Questa è la sfida che imprese e consumatori devono iniziare ad affrontare insieme. Da una parte l’agire responsabile dei produttori, interessate, se lungimiranti, ad acquisire dotazioni sempre maggiori di capitale reputazionale; dall’altra la sensibilità dei consumatori, che oggi come mai, possono utilizzare il loro “voto col portafoglio” per premiare quei soggetti che in modo sostenibile per l’ambiente e per la società, producono valore condiviso e beni realmente utili e duraturi. In questo gioco, in questa relazione si può sviluppare un sistema economico funzionale al benessere integrale. Non vogliamo più solo merci, che mediano il rapporto tra persone, che ci allontanano dagli altri e dalla natura. Abbiamo piuttosto bisogno di beni, in quantità minore ma di qualità maggiore, che ci mettano in relazione, tra noi e con il mondo, che ci diano più opportunità, promuovano la nostra creatività e ci consentano di sviluppare nuove forme di libertà.

704 grazie per la “lampadina sospesa!

Di Emilio Saturnini, Capo Settore Utensileria\Ferramenta Leroy Merlin Solbiate Arno


704  è il numero di lampadine per il progetto di lotta alla povertà energetica donato dai Clienti di Leroy Merlin Solbiate Arno!

“La lampadina sospesa” è un’iniziativa organizzata da Leroy Merlin in collaborazione con il Comune di Varese, Caritas Ambrosiana, cooperativa sociale Intrecci. Hanno partecipato all’iniziativa l’associazione costituita dalle parrocchie di Varese “Farsi Prossimo“, che si avvale dell’opera dei volontari dell’Associazione Pane di Sant’Antonio ed è la prima collaborazione che porterà, nei mesi futuri, ad attivare anche a Varese un Emporio fai da Noi dove, oltre all’attività tradizionale, si darà avvio a una serie di attività finalizzate al contrasto alla povertà energetica.

Questo è stato sicuramente un modo innovativo per festeggiare e andare oltre la giornata di “m’illumino di meno”: più d 700 lampadine andranno infatti a illuminare le case delle famiglie in situazione di necessità del territorio di Varese.