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(RI)GENERIAMO: case, luoghi, prodotti, energie, tempi, persone, economie

ri-generiamo_lmi_coverRIgeneriamo è l’idea di fondo che sta guidando Leroy Merlin, che persegue l’obiettivo di creare relazioni tra le persone dove il negozio è il punto di raccordo capace di attivare con la partecipazione dei cittadini dei processi appunto di rigenerazione del territorio e di sostegno per i più bisognosi. Dal “fai da te” al “Fai da noi”, da “fare per sè” al “fare insieme”, rappresentano una dimensione collettiva che si può raggiungere solo attivando processi di scambio e di dono all’interno delle comunità. L’elenco dei progetti messi in campo da Leroy Merlin è cospicuo: dal Bricolage del Cuore al Cantiere fai da Noi;  dagli Empori fai da Noi alle Officina fai da noi fino ad Amico Eco e la Casa ideale – Bricolage civico. Complessivamente si calcola che nel 2017 tutte queste attività abbiano generato un BES, un Benessere equo e sostenibile, ossia un beneficio per le comunità dove Leroy Merlin opera pari a quasi 93 milioni di euro.
Leroy Merlin come insieme di persone che animano e rendono l’azienda viva crede fermamente nella possibilità di creare un beneficio equo sostenibile che rinnovi e arricchisca i capitali economico, ambientale, sociale e umano delle singole comunità. Sono numerose le iniziative che vedono l’azienda multispecialista in campo dove Leroy Merlin si preoccupa di organizzare corsi di formazione, fornisce materiali, supporto e collaborazione tutto gratuitamente.


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Bricolage del Cuore Oklahoma

Di Guerrino Tagliabue, Leroy Merlin Italia


Far del bene fa bene a noi stessi e agli altri… questa è la linfa vitale del progetto Bricolage del Cuore svoltosi dal 23 al 27 settembre presso la Comunità Oklahoma a Milano che ospita, accoglie ed inserisce nel mondo del lavoro “minori in difficoltà” proveniente da tutte le parti del mondo (anche la Lombardia) desiderosi e proattivi con la volontà di inserirsi nella vita del tessuto nazionale.

Abbiamo svolto attività di miglioramento del confort abitativo dei locali utilizzate da tutti gli ospiti della Comunità Oklahoma , utilizzando i prodotti presenti nel nostro assortimento.

Un ringraziamento a tutti i colleghi di sede e di negozio che hanno contribuito con il proprio entusiasmo, altruismo ed esemplarità alla realizzazione di questo bellissimo cantiere.

Quello che facciamo per noi… muore con noi , ma quello che facciamo per gli altri vivrà in eterno!

Buon Bricolage del cuore a tutti.

Fare

Di Benedetto Gui, Istituto Universitario Sophia, Loppiano (Firenze)


“Quanto mi piace a me la vita attiva!” era solito dire mio zio accomodandosi su una comoda sedia a sdraio. Ridevamo tutti, ma, conoscendolo, la sua postura e le sue parole non erano così contraddittorie come potrebbe sembrare a prima vista. Piuttosto, esprimevano un sano equilibrio, quello che il nostro tempo stenta a trovare.

Siamo attivamente impegnati in un inarrestabile processo di trasformazione di terreni, boschi, mari, piante, animali, minerali del sottosuolo in quartieri residenziali, arredamenti, villaggi turistici, una grande varietà di cibi, mezzi di trasporto, oggetti di ogni foggia e funzione, ma anche, a ritmi non minori, zone industriali abbandonate, foreste devastate, lande degradate, acque avvelenate e fondali ricoperti di plastica e lattine, discariche alimentate dai cibi e dagli oggetti di cui sopra (spesso non passati nemmeno, o passati solo parzialmente e frettolosamente, per la fase dell’utilizzo). Un processo che i nostri indicatori di performance valutano positivamente e di cui lodano estensione e rapidità. Un processo possibile solo grazie ad un impegno costante e spesso strenuo del nostro tempo e delle nostre energie, insieme a grandi sacrifici di spazi vitali e di salute (e questo anche per i meno ben posizionati nella scala economico-sociale, oltre che per chi ha il prestigio e gli altri benefici derivanti dal trovarsi invece nei punti apicali).

Fare, e far girare la macchina, è l’imperativo collettivo che, senza esserne pienamente consapevoli, ci siamo dati. Un fare spesso ammirevole per la serietà, la professionalità, l’intelligenza, l’intuizione o la capacità di rischiare che lo caratterizzano, ma in non pochi casi mal indirizzato rispetto a quello che conta davvero, per la società nel suo complesso o anche per noi stessi.

Un fare che però non riguarda tutti, perché normative sempre più stringenti e dinamiche concorrenziali pressanti (sia sui mercati dei beni, sia sui mercati dei capitali) rendono le imprese esigenti, parsimoniose e caute nel garantire posti di lavoro. Da qui schiere di giovani, ma spesso anche adulti, impossibilitati a svolgere la loro opportuna dose di fare-lavorare. E l’estendersi di automazione e intelligenza artificiale fa temere che il fenomeno sia destinato a crescere.

La società deve rassegnarsi a mettere mano al portafoglio (magari anche a quello delle mega-imprese globali che oggi riescono a spostare i redditi tassabili verso i paesi con il fisco più accomodante) per dare comunque un reddito a chi è senza lavoro, rinunciando all’idea che possano mai averne uno (come già si è già fatto più volte attraverso le varie forme di pensionamento anticipato, poco entusiasmante privilegio di alcune minoranze)?

Perché penso che non sia quella la strada? La risposta sta proprio in quella parolina “fare”, che risponde ad un’esigenza profonda del nostro essere e costituisce una componente troppo rilevante della “fioritura” della persona perché vi si possa rinunciare. Certo, esistono molte forme di fare che non passano necessariamente per un posto di lavoro: dalle innumerevoli e benemerite forme di volontariato  a quelle non meno profondamente umane delle arti; dalla cura della natura alla cura domestica di bambini o anziani o malati (quella che la politologa canadese Jennifer Nedelsky raccomanda ad ogni adulto per almeno una dozzina di ore la settimana). Ma il lavoro riconosciuto come tale costituisce un’esperienza personale importante per quello che insegna, per gli ostacoli che abitua a superare, per il ruolo sociale che attribuisce, per le opportunità di relazione che crea.

E l’ambiente? Certo, per come le cose vanno oggi ogni posto di lavoro in più significa una dissipazione di risorse non rinnovabili in più e inquinamento ed emissioni in più, perché questi sono gli effetti dell’allargamento dell’econosfera a spese della biosfera. Ma questo non è un destino inevitabile. L’economia moderna è cresciuta risparmiando lavoro e sostituendolo con risorse naturali e combustibili, potendo scaricare sottocosto i rifiuti che da ciò conseguono. Questo può, anzi deve cambiare, con divieti, incentivi/disincentivi e – ancora di più, direi – con una nuova visione delle cose.  Non solo può ridursi l’intensità dei suddetti danni collaterali per posto di lavoro, ma molti posti di lavoro possono nascere proprio dalle attività di ripristino e conservazione.

Il messaggio per le nuove generazioni non può essere: “Non fate più, o fate di meno, perché abbiamo già fatto abbastanza (danni) noi”. Diciamo piuttosto “Fate meglio! Usatele le vostre energie, giocatevela la vostra voglia di trasformare la realtà, ma in una direzione più lungimirante”. Ricordando comunque, a loro e a noi, che a fianco di quel verbo, fare, ne devono trovar posto vari altri, come stare, riflettere, ascoltare, assaporare.

Coloriamo IL Quartiere! _Brad PITT i Juan mandin a’ scal!

CHI: Collettivo Street Sociale SPP-LIT Aps di San Pietro Piturno, Putignano (BA), nel sud-est barese, che da un anno gestisce il primo Emporio Fai da Noi, ‘Rjuso Collettivo!’ in Puglia, in collaborazione con i ragazzi di “Io sto con il centro storico di Putignano” e “Legambiente Putignano circolo Verde Città”.

COSA: il progetto “Giornata del Bricolage del cuore_Coloriamo IL Quartiere!_Brad PITT i Juan mandin a’ scal!” è stato avviato grazie all’iniziativa Lessons for good 2018, giornata nazionale promossa da tutti i Leroy Merlin d’Italia in collaborazione con l’associazione ‘Bricolage del Cuore’, e intende realizzare un murales sul muro di contenimento antistante l’ingresso del quartiere di San Pietro Piturno, la pulizia, l’abbellimento con fiori, piante, anche tramite il recupero di materiali di scarto, dell’area verde sottostante il muretto e l‘installazione di fioriere nel Centro Storico di Putignano.

Il disegno del murales è stato scelto attraverso il concorso di idee intitolato ‘Brad Pitt… i Juan mandin ‘a scal’ , grazie al quale molti cittadini, studenti e residenti del quartiere si sono interessati al recupero urbano e hanno proposta un loro disegno come bozza del murales (piu’ di 100 bozzetti ricevuti :D). Secondo il Collettivo SPP-lit, la realizzazione di murales “autorizzati”, è la forma comunicativa prediletta dalle nuove generazioni, intesi anche come mezzo per migliorare dal punto di vista estetico alcuni luoghi della città altrimenti abbandonati e non curati. l’intento resta sempre quello di coinvolgere in prima persona tutti i cittadini nel recupero urbano, promuovere e divulgare la cultura della libera espressione artistica e del prendersi cura del bene comune.

L’installazione delle fioriere, decorate con gli antichi proverbi in dialetto putignanese, concretizza la voglia dei residenti di fare qualcosa per il decoro del borgo antico: in totale autogestione e con l’aiuto di tutti costruire, personalizzare e installare una fioriera sotto il proprio portone di casa, con l’obiettivo di coinvolgere ognuno nella pulizia e decoro di una parte delle caratteristiche stradine del centro storico, incontrarsi conoscersi e creare comunità.

DOVE: Viale Europa, SS 172 Putignano-Turi, ingresso quartiere San Pietro Piturno e nelle vie del Centro Storico a Putignano.

QUANDO: nei mesi di giugno e luglio, attraverso laboratori aperti alla cittadinanza, e il 5 settembre ca. durante la Giornata del Bricolage del Cuore.

PERCHÉ: Creare un museo a cielo aperto, con il coinvolgimento di artisti, non solo locali ma anche nazionali e internazionali, tramite la realizzazione di murales all’interno del quartiere di San Pietro Piturno. e di Fioriere che riportano gli antichi proverbi in dialetto putignanese nel Centro Storico di Putignano. Queste iniziative possono sicuramente arricchire il piano di rigenerazione urbana, previsto dal DPRU Documento programmatico di rigenerazione urbana 2018, in procinto di essere attuato dal Comune di Putignano e rientrano nel percorso, il portierato di quartiere, promosso dal CollettivoStreetSociale SPP-LIT. Il progetto è risultato vincitore del bando PIN Giovani della Regione Puglia (ottobre 2018), nato con l’idea di migliorare la qualità delle relazioni e della vita del quartiere di San Pietro Piturno e di Putignano, e con l’ambizione di “essere, fare, sentirsi comunità”.

rjusocollettivo@gmail.com | https://rjusocollettivo.wordpress.com/ | https://www.facebook.com/rjusocollettivo/


Descrizione del 5 settembre ca. _ Giornata del Bricolage del Cuore_Coloriamo IL Quartiere!_Brad PITT i Juan mandin a’ scal!

Con la Giornata del Bricolage del cuore_Coloriamo IL Quartiere!_Brad PITT i Juan mandin a’ scal, si concludono le attività di realizzazione del Murales all’ingresso del quartiere di San Pietro Piturno a Putignano, percorso intrapreso a Dicembre 2018 dal Collettivo SPP-LIT, e delle cassette in legno installate nel Centro Storico di Putignano.

Per noi del Collettivo SPP-LIT, l’iniziativa è stata la prima delle occasioni da cogliere al volo per avviare un progetto più grande, quello di un ‘museo a cielo aperto’: un quartiere che ritrovi la sua bellezza ed una parte di cultura con e attraverso l’arte di strada.

Si è partiti dal Contest ‘Brad PITT… i Juan mandin a’ scal!”, che ha raccolto la partecipazione di ben 112 persone.

Si conclude nella giornata del 5 settembre, con il supporto e la partecipazione del personale del negozio Leroy Merlin Casamassima sia con la donazione di prodotti sia con l’intervento di pulizia dell’aiuola da rifiuti ed erbaccia, zappettatura e preparazione del terreno, piantumazione di piante perenni resistenti, pittura condivisa dell’ultima parte del Murales nel Quaartiere di San Pietro Piturno ed installazione delle cassette nel Centro Storico di Putignano.

Il progetto rappresenta l’inizio di un cammino, di un percorso di riqualificazione urbana, di collettività, di partecipazione e di condivisione, simboleggiato dal primo murales proprio all’ingresso si San Pietro Piturno,e dalle fioriere disposte lungo le viuzze del nostro Centro Storico.

Empori Fai da Noi: risultati 1° semestre 2019

Alcuni dati sul progetto, dal questionario del 1° semestre 2019:

– 28 Empori attivi (il 29° a Varese ha iniziato in agosto), prossima apertura Udine;
– 304 prestiti;
– 1.682 donazioni di consumabili;
– 8 Empori hanno attivato la raccolta demarque, 15 hanno intenzione di attivarla entro fine anno;
– 1 Sportello energetico attivo, 17 previsti per la fine dell’anno.


Leggi i risultati del questionario

Il Gran Clio Award per le Lessons for Good

Le “Lessons for Good” premiate a New York con il GRAN CLIO AWARD. Un premio che ci riempie di orgoglio perché significa che la forza del nostro impegno nella lotta alla povertà abitativa ha raggiunto migliaia di esperti internazionali e che la distintività che perseguiamo nell’essere una marca UTILE è stata riconosciuta e applaudita!

Grazie a tutti i nostri volontari. Non ci resta che realizzare una grande edizione 2019. Appuntamento per il 14 dicembre.

Empori fai da noi: recupero, condivisione e innovazione

Nati dalla combinazione di diverse esigenze, gli Empori fai da noi si stanno velocemente distribuendo su tutto il territorio nazionale proprio per le loro caratteristiche win-win.

Tante persone e altrettante realtà del terzo settore si trovano nella situazione di fare piccoli interventi di manutenzione o ristrutturazione di case, uffici e strutture in genere. Quando però le entrate scarseggiano, questo tipo di operazioni vengono accantonate in attesa di tempi migliori, dando spesso origine a situazioni dove la trascuratezza diventa cronica e la casa, lentamente, un luogo dove non si resta volentieri.

Dall’altra parte i negozi Leroy Merlin Italia si trovano ad avere merci che, seppur in buono stato, per diversi motivi non sono più adatte alla vendita e, se non impiegate in altro modo, hanno la sola prospettiva di diventare rifiuto.

Ecco che dall’unione di due esigenze nasce un progetto sociale che punta ad abbattere i rifiuti prodotti recuperando tutti i materiali in buono stato e aiuta famiglie e associazioni nel realizzare piccoli interventi di manutenzione sia con la fornitura di materiali che con il prestito di utensili professionali e attrezzature. Tutto questo sono gli Empori fai da noi.

Oggi sono 27 gli empori attivi su tutto il territorio nazionale e sono affiancati dall’esperienza e dalla competenza dello staff di Last Minute Market srl – Impresa sociale per quanto riguarda il ritiro e la gestione dei materiali.

Leroy Merlin Italia è stato il nostro primo partner stabile per il recupero di prodotti non alimentari – racconta Silvia, responsabile di Last Minute Market per il progetto Empori – abbiamo avuto diverse esperienze spot con progetti locali, ma questo è il primo progetto nazionale nell’ambito del recupero di materiali per la casa e la piccola manutenzione”.

Last Minute Market è famosa per aver dato una risposta al problema delle eccedenze alimentari all’interno della grande distribuzione, diventando il tramite tra aziende con tanti beni da smaltire e associazioni con tante bocche da sfamare. A pensarci, pare semplice e quasi scontato che esista un servizio del genere, ma destreggiarsi tra le normative sulla gestione dei rifiuti, le procedure aziendali e le esigenze del terzo settore non è banale e richiede un impegno concreto da parte di tutti gli attori coinvolti.

Il progetto con Leroy Merlin è nato grazie al progetto di tesi di una giovane lavoratrice del negozio di Casalecchio (Bologna) che ha lavorato sull’applicazione del ‘metodo Last Minute Market’ anche agli invenduti del settore bricolage proprio mentre stava partendo il progetto degli Empori fai da noi. Ci siamo subito trovati: avevamo gli stessi obiettivi e le stesse motivazioni – continua Silvia – Abbiamo individuato le organizzazioni del territorio responsabili dell’Emporio locale, e creato delle procedure standard sia per i negozi che per le associazioni in modo che potessero gestire in modo lineare i prodotti, dallo stoccaggio, al ritiro, alla successiva distribuzione o impiego”.

Un passaggio importante per i negozi coinvolti che devono trattare i prodotti non idonei alla vendita non come rifiuti ma come beni, trovando spazi di deposito, adeguando procedure di carico e scarico, formando il proprio personale alla gestione di questa tipologia di merce.

Un passaggio altrettanto importante per le organizzazioni del terzo settore che si devono adeguare alle procedure e acquisire un minimo di competenze gestionali e organizzative per trattare prodotti e attrezzature, regolare il funzionamento degli Empori e l’approvvigionamento dei materiali di consumo.

Abbiamo dato vita ad una piattaforma condivisa per la gestione dei materiali, ma soprattutto ad une rete di soggetti attivi su tutto il territorio nazionale che possono scambiarsi idee per il miglioramento continuo e lo sviluppo di progettualità comuni – prosegue Silvia – Il mese scorso abbiamo fatto il primo incontro con i responsabili di zona degli Empori Fai da noi di tutta Italia, condiviso obiettivi, difficoltà, prospettive. L’idea è di supportare il terzo settore ad essere sempre più preparato nel rapportarsi con il mondo aziendale e nello sviluppare progetti di più ampio respiro”.

Nell’era della disintermediazione e del “rapporto diretto”, creare reti stabili e piattaforme di interscambio diventa molto complesso senza la professionalità di un “traduttore” che permetta il dialogo, la connessione sistematica tra profit e no-profit.

La contaminazione, di conseguenza, porta lo scambio di punti di vista e saperi in un’ibridazione continua che vuole spingere le aziende ad essere più attente al sistema sociale in cui sono immerse e le organizzazioni ad essere più performanti senza perdere le loro caratteristiche.

E perché no, creare anche nuove opportunità di lavoro per chi le sa cogliere.

Special Angels Dance School di Cristina Ferri

Ieri abbiamo partecipato all’inaugurazione di un sogno: Virginia avrà la sua scuola di ballo, dove insieme alla sorella insegnerà danza a persone disabili e normodotate. Insieme. E noi siamo orgogliosi di averle aiutate ad arredare il loro sogno.


Leggi la storia: “Special Angels, palestra di danza e di inclusione” – 25 giugno 2019

Piattaforme

Di Sabrina Bonomi, professore associato, formatrice e consulente in Organizzazione aziendale


Alla voce “piattaforma”, la Treccani porta come primo significato “Superficie di terreno più o meno ampia, naturalmente piana o spianata artificialmente, posta allo stesso livello oppure sopraelevata rispetto alle zone circostanti”.

Le piattaforme collaborative sono ‘piane’, reti o insiemi di organizzazioni connesse per il raggiungimento di uno scopo comune, senza vincoli gerarchici o di autorità, e sono sempre più diffuse. L’obiettivo di base di queste reti è connettersi, unirsi, perché dallo stare insieme possono nascere comprensione e arricchimento reciproco, indipendentemente dalla piattaforma in cui si svolge la relazione. Ne sono esempi le associazioni di categoria, i distretti, le reti informali, i gruppi di imprese, i quali si scambiano informazioni e attivano processi per la tutela del bene comune.

In particolare, sono interessanti le relazioni di sussidiarietà circolare, che l’economia civile individua tra le istituzioni, le imprese e il terzo settore per la tutela del bene comune. Ne sono esempi le smart city e le community, i parchi scientifici e tecnologici, le reti per la tutela degli ecosistemi territoriali, per i beni culturali o le reti di welfare generativo. Nella circolarità non è rilevante quale sia l’organizzazione da cui si parte, che innesca il processo o lo coordina, perché nella rotazione si raggiungono prima o poi tutti gli altri punti. Il dialogo costruttivo tra diversità, pertanto, pur consentendo a ciascuna tipologia di mantenere le proprie peculiarità, favorisce a sua volta i processi innovativi.

Come secondo significato di ‘piattaforma’, la Treccani scrive che è il “Nome generico di strutture piane e resistenti, per lo più orizzontali, fisse o mobili, che, nelle costruzioni edilizie, o meccaniche, o in attività e operazioni d’altro genere, servono di base, di appoggio, di collegamento, o rendono possibile il passaggio, il movimento o determinate manovre”.

Nelle reti collaborative di ultima generazione, emergono nuovi obiettivi delle relazioni: aumentare la condivisione della conoscenza e la fiducia reciproca, la propria credibilità sul mercato, e il valore dei prodotti e servizi offerti; migliorare l’attitudine all’innovazione e le capacità di ricerca e sviluppo, generare e cogliere nuove opportunità.

Costruire la Rete è prima di tutto creare insieme un sistema di valori, un progetto chiaro e condiviso, una visione comune imparziale e una serie di nuove regole del gioco eque, basandosi sulla fiducia. È un processo lungo e complesso, che coinvolge le persone, le sfida e le rende protagoniste. E’ quel “pensiero del noi” che si crea tra imprese, istituzioni e terzo settore e significa che ciò che va bene per una organizzazione, va bene anche per le altre, non che ci si deve snaturare o rinunciare a qualcosa. L’innovazione è allora generazione di idee, accelerazione di processi, d’individuazione di nuovi bisogni e nuovi obiettivi ma soprattutto di domande sul come realizzarli, perché e per chi.

Se, come sostiene Nozik, “Nel processo evolutivo va avanti chi è capace di co-operare, riuscendo così a sopravvivere meglio e perpetuarsi”, le organizzazioni legate da relazioni collaborative più o meno formali, si sentono responsabili nella tutela, se non addirittura nella creazione, del bene comune come valore della propria cultura organizzativa, indipendentemente dalla forma giuridica in cui si sono costituite, in una sorta di “ibridazione” tra imprenditoria tradizionale ed imprenditoria sociale. Nel perseguire questo obiettivo, innescano cambiamenti positivi nel contesto sociale ed economico, creano valore a livello territoriale e migliorano la qualità della vita dei soggetti coinvolti nella rete di relazioni create.

Queste relazioni di fiducia per il bene comune possono essere il motore per la sostenibilità e la resilienza dei sistemi territoriali. Come sosteneva Goethe, “È necessario unirsi non per stare uniti ma per fare qualcosa (di valore) insieme”.

“Piattaforma”, nel linguaggio informatico, è infine definita, sempre da Treccani, “la struttura elaborativa rappresentata dall’hardware e dal sistema operativo di un computer, regolata da appositi standard”.

Se è vero che non sempre le innovazioni hanno a che fare con la tecnologia, è vero però che la tecnologia ha un ruolo di rilievo, poichè ne è spesso innesco, acceleratore, motore. Le nuove tecnologie facilitano le relazioni di fiducia, su cui si basano i network collaborativi, in vari modi; grazie ad esse, infatti, le organizzazioni possono cogliere più facilmente le opportunità che lo sviluppo economico offre e affrontare le sfide sociali ed ecologiche emergenti che ne conseguono, migliorando la propria efficienza e contemporaneamente diventando soggetti attivi nella tutela del bene comune. I cambiamenti nelle relazioni collaborative tra organizzazioni, facilitate dai Sistemi Informativi, possono contribuire alla creazione di valore, sia per le singole imprese, in termini di riduzione di costi di transazione, che per l’intero sistema, in termini di riduzione delle esternalità negative o aumento di quelle positive. La tecnologia può essere davvero di supporto in questo, purchè non ci sia una deriva deterministica che dia una dimensione salvifica ai big data, all’internet delle cose o al machine learning, che non deleghi la fiducia alla blockchain, perché porterebbe all’omologazione che, per quanto sofisticata, può sempre essere riprodotta ed è prevedibile

Piattaforme come superfici, come strutture che rendono possibili il passaggio di fiducia, come sistemi informatici possono essere le basi di un’innovazione sociale che è cambiamento, scienza, tecnologia, creatività, socialità e anche una necessità poiché il mutamento genera incertezza e richiede comportamenti proattivi.

La piattaforma di cui abbiamo bisogno allora è soprattutto quella di lancio, che sostenga e stimoli a rischiare per costruire con fiducia “smart communities”, dove i cambiamenti consistenti nelle pratiche, nei valori condivisi, nei ruoli e nelle regole, stimolati, facilitati e/o legittimati dalle tecnologie permettano di affrontare e vincere le sfide complesse del nostro tempo.

Uno stile di leadership orientato alla condivisione: il caso Leroy Merlin Italia

Di Roberta Sferrazzo e Renato Ruffini


Nella letteratura manageriale, numerosi studiosi si sono soffermati sulla correlazione tra gli stili di leadership e il concetto di ‘amore’. In particolare, è possibile distinguere fra tre forme di amore: l’eros, la philia e l’agape. A queste tre forme d’amore corrispondono stili di leadership differenti. Se l’eros è quella forma d’amore più orientata al mero soddisfacimento degli interessi personali e la philia ad intessere relazioni tra ‘simili’, l’agape è una forma gratuita d’amore, identificata dallo studioso Luigino Bruni come una forma di ‘reciprocità incondizionata’.

Sulla base  della notorietà di Leroy Merlin (LM) in Europa per due ragioni principali –l’attenzione al tema della Corporate Social Responsibility e l’adozione della politica del ‘partage’ (condivisione)– ci siamo chiesti quale fosse la forma d’amore che meglio rappresentasse lo stile di leadership adottato in LM.

Abbiamo dunque svolto delle interviste a vari livelli gerarchici e ruoli, raccogliendo esperienze di vita aziendale e maturando delle osservazioni sulla base dei racconti che ci sono stati forniti. Nello specifico, dalle interviste effettuate è emerso più volte che il tipo di management attuato in Leroy Merlin è un management partecipativo, basato su logiche di partecipazione, collaborazione, prossimità, delega e gratuità. In LM, sono in particolare la liminalità, la cura e l’educazione i tre elementi principali che danno l’idea di una forma agapica di organizzazione.

La liminalità consiste nel dar vita a rituali collettivi aziendali che rafforzano il senso di appartenenza all’organizzazione stessa. La cura consta dell’attenzione rivolta dai leader ai propri collaboratori, in termini di  interesse nei confronti delle loro motivazioni intrinseche, delle loro vite e del loro benessere lavorativo quotidiano. L’educazione, infine, risiede nella capacità dei leader di generare meccanismi di ascolto e di apprendimento reciproco con i propri collaboratori. In una sola parola, in LM è possibile riassumere i tre elementi appena menzionati con il termine ‘condivisione’.


 Leggi l’approfondimento

Rigeneriamo: Negozio piattaforma

Intervista a Vito Casciaro, Store Leader del Negozio Leroy Merlin Marcianise


La filosofia del “Negozio piattaforma” è centrale per Leroy Merlin Italia nell’ottica dell’impegno dell’azienda verso uno sviluppo generativo. Per comprendere meglio cosa significhi in concreto, abbiamo chiesto a Vito Casciaro, Store Leader del Negozio Leroy Merlin di Marcianise (Caserta), che aprirà nei prossimi mesi con l’intenzione di proporsi fin da subito come Negozio piattaforma.

Cosa vuol dire dare forma a un Negozio piattaforma già in fase progettuale?

Vuol dire tante cose, vuol dire, ad esempio, che un ruolo come il mio va interpretato non solo nel senso tradizionale dello store leader ma anche in una prospettiva di community leader, che ha ovviamente molteplici sfaccettature. Significa che l’obiettivo a cui si tende è quello di creare valore aggiunto economico ma anche di portare un valore aggiunto per tutto il territorio, per gli abitanti del territorio, come vuole il concetto di economia civile. Affinché ciò possa avvenire, c’è bisogno di creare comunità, network, relazione, interdipendenza.

Che tipo di reti vanno create?

In generale si tratta di stabilire e coltivare rapporti durevoli e reciprocamente vantaggiosi, in senso economico e civile, fra una serie di attori diversi, tutti attivi nella comunità, ognuno nel proprio ruolo. E anche se il Negozio non è ancora aperto, abbiamo già iniziato a dare struttura a una piattaforma di relazioni con i soggetti e le organizzazioni più rilevanti del territorio: mi riferisco all’amministrazione pubblica, all’associazionismo, alle organizzazioni legate all’ambiente, alle imprese, alle scuole, ai professionisti, agli enti di formazione. In questo modo, sin dall’apertura, il Negozio potrà proporsi come luogo di incontro dove scambiare buone pratiche di economia civile che portino frutto alla comunità, cioè generatrici di ricchezza collettiva: ad esempio ricchezza formativa, con i giovani che possono imparare un mestiere nel Negozio; o ricchezza in termini di nuove opportunità per le imprese, con le quali creiamo rapporti che ci impegnano reciprocamente a contribuire a progetti di utilità sociale accanto ad una collaborazione di puro profitto; ancora ,con l’aiuto e le indicazioni dell’amministrazione pubblica, riusciremo a individuare le aree di bisogno nelle quali potremo essere più utili con le nostre iniziative. In altre parole, l’impegno del Negozio col suo store leader, il suo Comitato, la sua popolazione di collaboratori, è che ogni attività abbia un obiettivo economico e civile insieme. Sempre di attività economia stiamo parlando, che però se non è anche civile non è davvero economica e vantaggiosa per tutti.

Avvertite nel territorio la percezione che l’attività che sta nascendo è, per così dire, “diversa” da un’attività economica tradizionale?

Credo di sì, lo vedo ad esempio negli sguardi delle persone con cui ci sediamo al tavolo per discutere degli obiettivi economici e civili che ci prefissiamo e di come intendiamo raggiungerli. In realtà la differenza non è nello sforzo economico e di tempo che tutto ciò richiede, che sono simili a quelli di ogni attività economica che si va ad avviare paragonandola a ciò che abbiamo fatto in passato. La vera differenza sta nel dettaglio degli argomenti di cui si discute, nella visione che mettiamo davanti a ciascun tema, nel fatto che il nostro stare insieme e creare network è motivato dalla volontà non semplicemente di fare del profitto, né di fare solo della donazione ma di creare un vantaggio collettivo frutto di esperienze generative di ricchezza. Ripeto: facciamo impresa, ma aggiungendo qualcosa. E con questa modalità di impostare il nostro lavoro, inneschiamo alla fine una sorta di “voglia” di conoscere Leroy Merlin da altri punti di vista rispetto a quello commerciale tradizionale, una voglia di fare casa a 360 gradi, nel senso più profondo del termine, che evidentemente si arricchisce di rapporti umani durevoli e di utilità sociale. Anche in fase di selezione dei nuovi Collaboratori, la scelta guarderà non solo alle competenze professionali ma anche a ricercare nel nostro team la voglia di ciascuno di fare con gli altri e per gli altri, di essere coinvolti, di aderire ai valori che la nostra azienda propone, di sentirsi primi attori di un modello di funzionamento che crea valore per il territorio, per gli abitanti, in cui ognuno si assume la propria fetta di responsabilità.

Quali progetti potrebbero meglio sfruttare le potenzialità del Negozio piattaforma nel contesto di Marcianise?

Credo che la collaborazione con le imprese e i professionisti del territorio che si occupano di casa e ristrutturazione casa potrebbe risultare una delle direzioni più interessanti verso cui orientare le iniziative del Negozio Piattaforma di Marcianise. Iniziative che, ovviamente, solo relazionandoci e ascoltando il territorio potranno emergere e quindi prendere forma. Penso a questa categoria di attori, imprese e professionisti, perché per loro avere un luogo in cui sviluppare il loro business, come sarà il nostro Negozio, e nel quale la loro attività può avere visibilità e la loro professionalità mettersi in vetrina, sarà un’occasione importante da cogliere. In questa collaborazione ci sono risorse importanti che potremmo canalizzare secondo i principi dell’economia civile, della restituzione, della creazione di beneficio comune, della “generatività”, del vantaggio reciproco individuale e collettivo. Sono sicuro che sapremo farlo al meglio, con la passione e l’entusiasmo di cui siamo capaci.