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(RI)GENERIAMO: case, luoghi, prodotti, energie, tempi, persone, economie

ri-generiamo_lmi_coverRIgeneriamo è l’idea di fondo che sta guidando Leroy Merlin, che persegue l’obiettivo di creare relazioni tra le persone dove il negozio è il punto di raccordo capace di attivare con la partecipazione dei cittadini dei processi appunto di rigenerazione del territorio e di sostegno per i più bisognosi. Dal “fai da te” al “Fai da noi”, da “fare per sè” al “fare insieme”, rappresentano una dimensione collettiva che si può raggiungere solo attivando processi di scambio e di dono all’interno delle comunità. L’elenco dei progetti messi in campo da Leroy Merlin è cospicuo: dal Bricolage del Cuore al Cantiere fai da Noi;  dagli Empori fai da Noi alle Officina fai da noi fino ad Amico Eco e la Casa ideale – Bricolage civico. Complessivamente si calcola che nel 2017 tutte queste attività abbiano generato un BES, un Benessere equo e sostenibile, ossia un beneficio per le comunità dove Leroy Merlin opera pari a quasi 93 milioni di euro.
Leroy Merlin come insieme di persone che animano e rendono l’azienda viva crede fermamente nella possibilità di creare un beneficio equo sostenibile che rinnovi e arricchisca i capitali economico, ambientale, sociale e umano delle singole comunità. Sono numerose le iniziative che vedono l’azienda multispecialista in campo dove Leroy Merlin si preoccupa di organizzare corsi di formazione, fornisce materiali, supporto e collaborazione tutto gratuitamente.


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Curno e la sua “Casa Ideale”: ProgettoRamo a Serina

Di Arianna Todeschini, Hostess Relazione Clienti Leroy Merlin Curno


Il 18 maggio, a Serina, è stato inaugurata la nuova sede del CENTRO DIURNO “RAMO”, un centro per l’assistenza alla disabilità.Il progetto è stato voluto dal Gruppo In, costituito dalle cooperative Contatto, La Bonne Semence e ProgettAzione.


Nasce dalla necessità di offrire un luogo di comunità a tutte quelle persone svantaggiate che vengono presentate dai vari enti territoriali, persone con situazioni di difficoltà, persone che vedono compromesse la loro autonomia a causa delle loro disabilità, persone che, però, cercano un luogo di inclusione sociale, un luogo dove mettersi in gioco.

Qui possono farlo, grazie ad una serie di attività organizzate dai volontari, attività che spaziano dalla riabilitazione a laboratori a scopo propedeutico al lavoro. Pensate che tra le attività proposte troviamo la manutenzione del verde, digitalizzazione e global service, assemblaggio elettromeccanico, pulizie-sanificazione e la famosissima produzione di ravioli artigianali e pasta fresca all’uovo.

Io e Andrea Cilurzio eravamo lì, quel giorno, in veste di collaboratori Leroy Merlin.

Vi chiederete cosa c’entra Leroy Merlin in questo progetto: ve lo spiego subito.

Siamo parte di un’Azienda a cui sta molto a cuore il tema “casa” e “accoglienza”: ogni anno sono tantissimi i progetti che ci vedono supportare quelle organizzazione che lavorano sul tema della “lotta alla povertà abitativa”.

La ristrutturazione del “Centro Diurno Ramo” rientra nel progetto “La Casa Ideale”.

“In “La Casa Ideale” – come riporta il nostro sito– Leroy Merlin Italia vende i propri prodotti ad alcune organizzazioni del terzo settore che si occupano di accoglienza e di inclusione sociale, rinunciando al proprio margine di profitto”.

Le cooperative del Gruppo In, in questo modo, hanno potuto acquistare tutti i prodotti a prezzo ridotto, destinando ad altri obbiettivi importanti la quota risparmiata.

Noi siamo orgogliosi di averli potuti aiutare.

Ero lì quel giorno, e li osservavo, tutti.

E mi sono commossa: commossa quando hanno raccontato dei loro obbiettivi e delle loro speranze, commossa quando ho guardato negli occhi dei volontari e dei collaboratori delle cooperative e ci ho visto amore e passione per il loro lavoro, commossa quando ho incrociato il sorriso di questi ragazzi, felici di avere uno spazio loro, felici di avere un luogo in cui sentirsi come a casa e in cui sperimentare la vita come qualsiasi altra persona.

E commossa quando è stato spiegato il significato della denominazione data al centro, CENTRO DIURNO RAMO. Proviamo insieme a leggere RAMO al contrario: diventa OMAR. Omar era, si purtroppo era, un ragazzo di Serina, un ragazzo che aveva scoperto quanto era bello far parte di un gruppo in cui ti senti incluso, in cui puoi essere semplicemente tu, provando e sperimentando come tutti. Omar amava la vita e aveva scelto di non abbandonare la sua valle per cercare servizi riabilitativi più specializzati, aveva scelto di stare lì, accanto ai suoi amici e accanto alla sua famiglia.

La sua famiglia, la famiglia Carrara, ha deciso di ricordarlo mettendo a disposizione del Gruppo In lo spazio in cui è nato il Centro Diurno.

Nessuno l’ha detto quel giorno, ma penso tutti abbiano pensato quando Omar sarebbe stato orgoglioso di loro, di quel gesto fatto senza volere nulla in cambio.

E noi siamo orgogliosi che Leroy Merlin, la nostra Azienda, abbia potuto essere parte attiva di un sogno trasformato in realtà.

Economia generativa: una scelta per il futuro

Di Leonardo Becchetti, economista


Siamo arrivati ad un punto di svolta nella storia del nostro sistema economico. Nel quale dobbiamo fare lo sforzo di capire che la sostenibilità (sociale ed ambientale) non è un sovrappiù o un lusso che in molti non possiamo permetterci, o un adempimento formale al quale non può corrispondere la sostanza dei comportamenti

Nell’attuale sistema economico la sostenibilità, ancorché difficile e faticosa da perseguire cambiando se necessario processi produttivi con investimenti ed innovazione, è l’unica forma di sviluppo possibile nel prossimo futuro. Quella verso la quale istituzioni e investitori finanziari indirizzeranno concentreranno regole e sforzi per ridurre l’esposizione loro e del sistema al cosiddetto rischio ESG, ovvero quel rischio prodotto dall’esposizione all’”irresponsabilità sociale ed ambientale. Da qualche anno infatti il World Economic Forum sottolinea come i principali rischi del futuro saranno legati all’aspetto climatico, alla gestione delle materie prime e ai conflitti sociali. Il più grande gestore mondiale di fondi d’investimento, Larry FInk di BlackRock ha scritto a fine 2018 una lettera alle maggiori multinazionali del mondo dicendo che se saranno fortemente esposte al rischio di irresponsabilità sociale ed ambientale perderanno la fiducia e il consenso dei portatori d’interesse con gravi rischi per la loro sopravvivenza. Per questo motivo BlackRock investirà solo in società meno esposte a questo rischio.

La sostenibilità non è solo, al negativo, un rischio da cui coprirsi ma anche una grande opportunità per realizzare utili e conseguire un vantaggio tecnologico e competitivo nell’economia del futuro. Per fare soltanto un esempio, una piccola società italiana Aquafil sta avendo un enorme crescita dopo la creazione di Econyl che è un filo di nylon ottenuto in gran parte con materie seconde e non con materie prime. Alcuni delle più grandi case di abbigliamento hanno iniziato ad acquistare ed usare Econyl mettendo in evidenza il suo marchio per comunicare ai propri consumatori la scelta della sostenibilità e sollecitarli a votare con il portafoglio per i loro prodotti. Un altro esempio interessante in Italia è quello di Erg, una società che ha convertito completamente la propria attività muovendo dal settore petrolifero a quello delle energie rinnovabili. Oggi Erg è al centro dei nuovi processi di creazione di energia ed è uno dei clienti privilegiati della massa enorme di fondi della green finance, un settore dove la domanda di destinazioni d’investimento finanziario è diverse volte maggiore dell’offerta.

Il grande tema della responsabilità sociale d’impresa del futuro sarà quello della generatività strettamente collegato con quello della qualità delle relazioni. Gli studi econometrici delle scienze sociali in materia di determinanti della soddisfazione e senso della vita identificano nella generatività la componente principale della felicità. Ovvero gli esseri umani sono felici se sentono che la loro vita è utile a realizzare progetti e a costruire relazioni. La domanda di generatività è uno dei bisogni profondi più importanti che si cela dietro il consumo di beni e servizi. Imprese leader nell’offrire assieme a beni e servizi occasioni di generatività ai propri utenti/consumatori avranno un importante vantaggio competitivo.

Come in passato siamo stati capaci di prevedere che la sostenibilità ambientale sarebbe diventato un tema cardine del futuro possiamo oggi anticipare che quello della responsabilità fiscale diventerà un tema molto importante. Cittadini, istituzioni locali e nazionali si domanderanno se e come le imprese localizzate in diverse parti del pianeta offrono il loro contributo per finanziare i servizi di welfare della popolazione locale (oltre che, direttamente con i propri progetti defiscalizzati, il welfare aziendale dei propri dipendenti).

La competitività futura delle imprese dipenderà in modo cruciale dalla capacità di soddisfare i bisogni profondi di generatività e qualità delle relazioni attraverso i beni e servizi venduti. Le imprese capaci di innovare in questo ambito si troveranno già su un sentiero privilegiato dalle istituzioni e dai fondi d’investimento. Sono questi i motivi per i quali le imprese più lungimiranti sono quelle capaci di capire che la Corporate Social Responsibility non è solo un adempimento formale (obbligatorio da qualche tempo in Italia per le imprese al di sopra di 500 addetti anche in termini di reportistica di bilancio) ma una grande occasione di innovazione capace di generare nuove modalità di creazione di reddito e vantaggio competitivo

A Mesagne l’alternanza scuola lavoro è vincente

Di Michele Mancino, Leroy Merlin Mesagne


Il video presentato e realizzato dall’I.T.E.S. “G. Calò” di Francavilla Fontana in relazione al progetto “BIBLIOCLICK” è stato tra i vincitori del Premio Storie di alternanza per la categoria ISTITUTI TECNICI E PROFESSIONALI – sessione I semestre 2019.

La cerimonia di premiazione ha avuto luogo presso la sede della Camera di Commercio di Brindisi  il 28 maggio. L’Istituto, che ha effettuato il progetto di alternanza presso il Negozio di Mesagne è stato premiato per l’originalità, la creatività e l’innovazione: valori che anche noi cerchiamo di concretizzare con i nostri progetti. Bravi ragazzi!

Borghi ritrovati – Una sfida per una nuova vita

Regalare una seconda giovinezza a un affascinante piccolo borgo semi-abbandonato in provincia di Pistoia. È questo l’obiettivo dei cinque protagonisti di  “Borghi ritrovati – Una sfida per una nuova vita”, in seconda serata su Retequattro, in replica sui canali Mediaset e sempre disponibile sulla piattaforma Mediaset Play.

Guarda il programma

Il programma racconta, passo dopo passo, la nuova vita di Calamecca, un paesino arroccato tra i monti pistoiesi in cui vivono solo 55 abitanti. È qui che si trasferiscono Sonny e Federica, Peter, Giuseppe e Mariarosa, intenzionati ad abbandonare il caos della città e pronti a mettersi in gioco ciascuno in un’attività: nello specifico l’apertura di un bed&breakfast e di un ristorantino casereccio e la realizzazione di uno spazio web che possa promuovere le bellezze della zona.  Leroy Merlin e i suoi partner si occupano della ristrutturazione delle abitazioni dei cinque protagonisti e dei luoghi pubblici del borgo mettendo a disposizione prodotti e competenze.

La decisione di prender parte a questo progetto, nasce dalla dedizione di Leroy Merlin nell’ambito della Responsabilità Sociale e Ambientale che ha visto più volte l’azienda attivamente impegnata nel creare un beneficio equo sostenibile, che rinnovi e arricchisca i capitali economico, ambientale, sociale e umano delle singole comunità.

Inoltre la grande community di Leroy Merlin ha un secondo obiettivo, quello di poter aiutare la collettività a sviluppare le condizioni di vita ideali in un’ottica di generatività e di impegno per le generazioni future.  Siamo infatti convinti che dalla collaborazione e dall’unione di diverse competenze si possa davvero contribuire al miglioramento della qualità della vita, restituendo al borgo di Calamecca tutta la sua bellezza ad oggi dimenticata. Il progetto, pur essendo un “prodotto” di intrattenimento, ci permette di parlare a un vasto pubblico di questo tema fondamentale per la costruzione del nostro futuro economico. E non solo.

Da Catania un progetto di casa, scuola e fai da te

Fronte mare, vicino al porto di Catania opera la Fondazione Stella Polare Onlus, nata con l’obiettivo di dare una seconda opportunità ai bambini e alle famiglie, dando una alternativa alla strada ai tanti ragazzini del quartiere.

Il suo fondatore Dada Ganadevananda, monaco yoga dell’Ananda Marga, gestisce la fondazione e la struttura del porto di Catania, che piano piano nel corso degli anni sta prendendo forma, non solo come spazio di aggregazione giovanile ma come scuola, parco giochi, officina creativa e casa dei volontari.

Ho dedicato la mia vita agli altri in diverse parti del mondo, dall’Asia al Medio Oriente fino al Sudamerica, ora ho scelto di tornare in Italia, nella mia terra natale” ci racconta Dada “ anche qui, non mancano crescenti forme di disagio e povertà. Spesso assumono forme diverse, a volte anche più difficili da trattare; i primi a farne le spese sono sempre i bambini e le famiglie, e proprio a loro abbiamo deciso di dedicare la nostra azione”.

La Fondazione Stella Polare Onlus ha acquisito in comodato d’uso gratuito per dieci anni un complesso industriale dismesso nel quartiere Angeli Custodi di Catania, dove gratuitamente offre attività di doposcuola e di centro estivo per i ragazzi del quartiere. Assieme all’attiguo San Cristoforo, questi sono i due quartieri più poveri e degradati della città; “bambini e ragazzi dopo la scuola qui non sanno che fare, e finiscono in strada. Qui al centro trovano uno spazio per il doposcuola, dove fare i compiti e giocare: grazie all’aiuto del negozio Leroy Merlin di Catania siamo riusciti a creare e attrezzare tre aule per lo studio pomeridiano; il prossimo passo è terminare il parco giochi sulla terrazza, vogliamo realizzare un campo da calcio, quello che manca nel quartiere” continua Dada.

E i progetti non finiscono qui, in partenza ci sono anche l’Emporio e l’Officina Fai da Noi che saranno al servizio di tutte le famiglie del quartiere in cambio di ore di volontariato.

Sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’impegno e dall’attenzione di Leroy Merlin per i nostri progetti e grazie alla loro visione e azione solidale stiamo sviluppando la nostra capacità di aiutare le famiglie dei nostri ragazzi, molte delle quali vivono in condizioni di disagio abitativo, in particolare con l’Emporio e l’Officina, e il recupero di prodotti invenduti, fine serie o difettati. In fondo è la nostra missione rimettere in circolo  quello che viene scartato, spesso solo perché ha qualche difetto o è ritenuto senza valore. Questo vale non solo per gli oggetti ma anche per le persone”.

La storia di una vecchia fabbrica di mobili, da anni dismessa e abbandonata, questa volta ha un lieto fine: accogliere la Fondazione Stella Polare Onlus, le sue attività e i suoi volontari. “Abbiamo creato non solo un luogo che ospitasse le attività dedicate ai ragazzi e alle famiglie ma anche una casa per accogliere e formare i volontari che operano al servizio del prossimo.

Ora sono 4 i volontari che lavorano a tempo pieno alle attività della Fondazione, oltre alle persone del quartiere e ai giovani di tutta Europa che partecipano ai programmi di scambio internazionale. Federico Italo e Gandharii, sono tra questi, che hanno scelto di condividere non solo l’impegno verso il prossimo ma anche di vivere, insieme, nella casa della Fondazione Stella Polare. Gli abbiamo fatto alcune domande per capire meglio le motivazioni, le difficoltà ma anche le gioie che questo impegno comporta.

Cosa vi ha spinto a fare questa scelta?

Una serie di circostanze personali e il bisogno di “cambiare aria”, per un po’ – inizia Italo.

Federico prosegue “E’ stata un’occasione che si è presentata in un momento di stallo e d’inattività su suggerimento dell’insegnante di yoga del centro che frequentavo. Il volontariato mi sembrava la scelta migliore per attuare un cambiamento che altri scenari non avrebbero potuto favorire. E’ stata un’ottima scelta, perché proprio prendendoti cura delle altre persone in maniera disinteressata, cioè senza aspettarsi nulla in cambio, si mette in moto un processo di purificazione e trasformazione che ti portano a vedere tutto da una prospettiva diversa, più intensa e sicuramente più reale”.

Vivere e lavorare insieme nello stesso posto, è una scelta complessa…

Bisogna essere molto attenti ai bisogni e alle necessità altrui – inizia Federico – e trovare un equilibrio è necessario per far sì che l’ambito privato e quello lavorativo possano convivere in maniera armoniosa. Serve fare uno sforzo più in questo senso e non è sempre facile mantenerlo”.

Sicuramente si impara molto sul comportamento umano, anche se si ha meno libertà” aggiunge Gandharii.

Ognuno si deve prendere le proprie responsabilità a 360 gradi, non si può scappare – prosegue Italo – Ogni azione positiva o negativa, umana e lavorativa, deve crescere costantemente e in maniera bilanciata, questo aiuta a non creare doppie identità e a diventare più comprensivi nei confronti degli altri”.

Una situazione del genere, ti porta inevitabilmente ad approfondire le relazioni umane e a renderle ogni più gioiose, più ricche, più aperte ogni giorno di più – continua Federico – Condividere lo spazio abitativo ti aiuta ancora di più a capire come essere d’aiuto alle persone e prenderti cura del loro benessere. E’ una cosa che dà moltissima soddisfazione soprattutto quando la si dirige verso le persone che stanno intorno a te, perché crea un’atmosfera molto calma e positiva, anche per i volontari che vengono da fuori e non abitano nella struttura”.

Oggi si parla sempre più spesso di cohousing, il vivere insieme. E’ una moda passeggera o la casa, come luogo di recupero delle relazioni, può essere un pezzo del cambiamento di questa società?

Si può vivere insieme quando si condividono moralità e ideali, se ci sono questi presupposti, anche se in maniera difficile, si avrà uno sviluppo psichico e spirituale accelerato, dovuto al confronto positivo” spiega Italo e Gandhadii aggiunge “Vivere insieme non è una scelta per tutti, anche se è un opzione che è sempre esistita, come nei monasteri. Ma se non è spinta della giuste motivazioni può portare effetti contrari”.

E Federico aggiunge “La condivisione degli spazi e dei beni aumenta sicuramente la percezione di quello che sono i bisogni e i desideri delle persone con cui si vive insieme e  a creare uno stato di benessere collettivo maggiore. Uno sviluppo in questo senso delle modalità di convivenza come il cohousing possono ampliare questo benessere e ciò potrebbe rappresentare un passo in avanti molto importante per provare nuove forme di aggregazione sociali e abitative. Noi abbiamo le nostre pratiche spirituali, la meditazione, individuale e collettiva, le asanas (le posizioni yoga come esercizio fisico) e seguiamo un’alimentazione vegetariana; tutti elementi che contribuiscono a mantenere una dimensione pacifica, positiva e allo stesso dinamica all’interno dell’abitazione.

Sicuramente la condivisione di queste pratiche permette di ristabilire lo spazio abitativo come fondamenta per lo sviluppo di relazioni sane, con sé stessi e con gli altri, perché  sono in grado di donare un grande equilibrio e una notevole tranquillità. La condivisione e dalla pratica della meditazione e di tutti i numerosissimi aspetti dello yoga o più in generale dall’intraprendere un percorso spirituale che dona nuova energia all’individuo così come alla collettività è importante per poter proseguire

La casa come luogo delle relazioni che accoglie giovani volontari da tutta Europa. Quale valore aggiunto per voi e per i ragazzi seguiti dalla Fondazione?

Il coabitare con persone di culture diverse, permette di conoscere e crescere molto, in tutti gli ambiti, dall’utilizzo del cibo, al parlare, agli usi e abitudini – spiega Italo.

La possibilità di interagire con persone provenienti da tutto il continente e da contesti socio-culturali differenti è un grande valore aggiunto – conclude Federico – Questo aiuta ad ampliare i confini della percezione del mondo e a renderci conto che in fondo apparteniamo tutti alla stessa famiglia. Coloro che all’apparenza sembrano più diversi, possono avere tantissime affinità e passioni in comune che si scoprono solo in esperienze di questo tipo, che portano a costruire legami profondi e solidi in un percorso di crescita e di scambio reciproci. Questa forma di condivisione dei progetti su scala internazionale rappresenta un’opportunità unica di crescita personale e il volontariato è secondo me uno dei modi migliori per mettersi alla prova e per saltare fuori dagli schemi”.

RIGENERIAMO il nostro parco

Di Sandra Martinez, Hostess Relazione Cliente Leroy Merlin Laurentina


L’idea di inserire nel green group il progetto di ripristino del parco Bruno  Pontecorvo ci e’ venuta vedendo il degrado nel quale versava, l’area verde sita a fonte Laurentina in pieno agro romano e’ stata per anni frequentata da tutti i suoi abitanti e non solo, il parco e’ stato il ritrovo di numerose famiglie che usufruivano del bellissimo posto idoneo per praticare il pic-nic e giocare a calcio o tennis nelle giornate festive; lo stesso e’ stato abbandonato tra rimpalli di competenze, un parco oramai non più frequentato anche dai numerosi bambini che ci giocavano in passato.

I residenti a più riprese hanno chiesto di ripristinare tutta l’aria all’amministrazione locale senza ottenere risultati per circa 3 ANNI.

Per questo motivo ci siamo mobilitati e dato voce a queste richieste, nello specifico i lavori che sono stati effettuati sono: bonifica di tutto lo sporco dell’aria di circa ottomila metri quadri, taglio dell’erba alta più di un metro, potatura degli alberi e arbusti,sistemazione fontana e sostituzione del rubinetto, rimozione dei grafiti e tinteggiatura dei giochi,taglio e sistemazione delle 3 palme presenti in ingresso, messa in sicurezza di tutta l’area giochi , ripristino tavoli e panche da pic-nic, taglio delle palme e sistemazione dell’area d’ingresso con piante (geranei), rimozione di tutto il verde tagliato.

Per realizzare questo progetto sono stati convocati il comitato di quartiere che a sua volta ha invitato e coinvolto l’associazione di volontari Retake e l’associazione di giovani Pro loco; abbiamo effettuato una bonifica che ci ha portato via tre giorni di lavoro, differenziando tutto il materiale raccolto e svuotando le pattumiere presenti in tutta la zona e colme di rifiuti di ogni genere.

Nella giornata del 10 aprile ci siamo dedicati al taglio del verde verticale, nella giornata del 11 aprile, giorno dell’evento erano presenti  le associazioni Retake e pro loco che si sono unite all’evento precedentemente sponsorizzato su tutti i canali social per attirare l’attenzione degli abitanti e coinvolgerli in prima persona.

La partecipazione di grandi e piccoli è stata numerosa, in questa giornata sono stati realizzati i lavori che richiedevano un intervento maggiore di persone quali: tutta la raccolta del verde tagliato e la sistemazione dello stesso in delle buste idonee allo smaltimento ed il trasporto, la pulizia delle zone principali coinvolte (compresa strada principale esterna) piazzale d’ingresso e pista ciclabile, sono state ripristinate le panchine (scartavetrati i listelli di legno e manutenute con l’impregnante adatto) questo lavoro è stato realizzato coinvolgendo i ragazzi del quartiere che si sono divertiti e hanno collaborato con grande senso di responsabilità per l’ambiente.

Sono stati rimossi i grafiti presenti nei giochi e ridipinti, sistemati i pali spezzati e pericolosi per i bambini, inseriti i listelli di protezione mancanti.

Le pattumiere che versavano a terra con i supporti rotti sono state risistemate e collocate in modo idoneo, pitturate dai volontari di colore rosso per evidenziarle ed invitare tutti al loro utilizzo, sono state dipinte dello steso colore i pali del gazebo donato in precedenza da Leroy Merlin.

I più piccoli hanno piantato dei bellissimi geranei colorati nell’aiuola principale e decorato la base della palma centrale con dei ciottoli bianchi sui quali hanno disegnato il loro nome, i bambini si sono divertiti tantissimo e si sono resi i principali protagonisti di questa bellissima giornata verde che abbiamo festeggiato tutti insieme con un buonissimo pranzo a base di pasta fresca e porchetta offerta dai ristoratori della zona.

Ad Assago il cuore batte per il relax!

Di Anna Baruzzo, Capo Settore Bagno-Piastrelle Leroy Merlin Assago


Il negozio di Assago in collaborazione con l’Associazione Ambrosiana Onlus ha realizzato un angolo relax dove le mamme ospiti, con i propri figli, possono passare momenti di gioco, svago e riposo. Momenti indispensabili per iniziare a costruire la propria casa ideale!

Il Centro Accoglienza Ambrosiano Onlus dal 1983 accoglie e sostiene nelle sue case mamme sole con i loro figli, che vivono in situazione di grave disagio familiare, momentanea solitudine, con problemi di alloggio e di mancanza di lavoro.

Rigeneriamo: Case

Intervista ad Ariel Albornoz, Direttore del Negozio Leroy Merlin Palermo Mondello


Garantire a ogni persona il diritto alla propria casa ideale: è la visione su cui si fonda tutta l’attività di Leroy Merlin.

Di conseguenza parlare del tema “case”, all’interno dell’approccio dell’azienda per uno sviluppo generativo oltre la responsabilità sociale d’impresa, acquista un significato speciale. Lo facciamo con Ariel Albornoz, Direttore del Negozio Leroy Merlin di Palermo Mondello.

Come si inserisce il tema “case” nell’approccio di RIgeneriamo?

L’ambizione di Leroy Merlin come di tutto il Gruppo Adeo è quella di essere leader nel miglioramento del luogo in cui le persone vivono. Che senza dubbio vuol dire prima di tutto lo spazio definito dalle mura di un appartamento. Ma, di certo, non solo. Il riferimento è infatti a uno spazio, a una casa, molto più grandi: il quartiere in cui si vive, la propria città, in ultima analisi la collettività. L’importanza di porsi questo come obiettivo non è solo sociale, ma anche economica. Difficilmente, infatti, un’attività economica può mantenersi profittevole nel lungo periodo se è inserita in un territorio che soffre il degrado sociale, che quasi sempre infatti va di pari passo al degrado economico. La nostra attività mira quindi, nel suo complesso, all’accrescimento del capitale economico, ambientale, sociale e umano della comunità.

Quali sono le attività e i progetti del vostro Negozio in cui ciò è meglio esemplificato?

I progetti sociali di Leroy Merlin sono arrivati ad essere molto numerosi e la loro applicazione dipende anche dalle specificità dei vari Negozi e dei territori in cui essi sono inseriti. Noi abbiamo realizzato il primo Bricolage del Cuore a dicembre dello scorso anno, a beneficio di una struttura collegata a una parrocchia situata in centro città a Palermo: una “casa” per i ragazzi che lì hanno poi potuto ricominciare a riunirsi per organizzare e svolgere le loro attività di boy scout. Quest’anno abbiamo già individuato due nuovi progetti, con l’intenzione di realizzarne uno a giugno e uno a dicembre. Inoltre, vorremmo partire con gli orti sociali da far gestire ai ragazzi delle scuole, come già altri Negozi di Leroy Merlin stanno facendo, e ci siamo attivati in questo senso: non è semplice perché il quartiere Zen di Palermo, a cui ci rivolgiamo, è particolarmente disagiato e con una presenza elevata di criminalità anche minorile, per cui ci sono da tenere presenti anche questioni legate alla sicurezza. Siamo comunque aperti a valutare ogni attività o progetto che ci vengano suggeriti dal territorio. Intendiamo anche condividere in futuro alcune di queste attività, che noi chiamiamo “di piazza”, con l’altro Negozio di Leroy Merlin a Palermo: stiamo pensando ad attività culturali nelle carceri, siamo in fase di valutazione.

Per i collaboratori la “casa” è, in un certo senso, il Negozio stesso. In questo senso come siete attivi?

Questa è un’altra grande ambizione di Leroy Merlin: essere leader nella trasmissione del sapere, che permette di vivere meglio il proprio ambiente di lavoro. In questo senso vorrei citare la nostra attività di organizzazione di corsi di formazione, aperti alla partecipazione di tutti i nostri collaboratori, come in tutti gli altri Negozi, a seconda della pertinenza merceologica con le loro mansioni e dello specifico tema trattato nei corsi. Ma in realtà la trasmissione del sapere avviene anche con la partecipazione dei collaboratori, su base volontaria, ai progetti di carattere sociale. Personalmente posso assicurare che partecipando a queste attività sento di migliorare come persona, oltre a contribuire insieme ai colleghi a migliorare il mio ambiente di lavoro e la stessa comunità in cui operiamo. Del resto è proprio in questo che si concretizza il concetto di negozio piattaforma: a livello commerciale, piattaforma è dove si incontrano domanda e offerta di beni e servizi; a livello sociale è in sostanza lo stesso, perché si tratta di far incontrare persone, volontà, proposte, progettualità. Creando soprattutto relazioni.

In che modo si può esprimere il valore che viene generato da queste attività?

Tutti questi progetti hanno una caratteristica in comune: puntano a rigenerare allo stesso tempo l’economia e le persone, garantendo a ogni persona la possibilità di sentirsi utile, di trovare la sua utilità sociale. È la generatività di cui parla l’economia civile, cioè l’innesco di processi che favoriscano lo scambio e il dono all’interno della comunità. Passando dalla prospettiva del fai da te a quella del fai da noi, del fare insieme, sentendosi utili per sé e per il resto del mondo. Mi rendo conto che possano quasi sembrare frasi fatte, ma dopo due anni e mezzo che lavoro in quest’azienda sono cose che ho percepito e vissuto in prima persona. Certo, da queste attività ci aspettiamo anche un ritorno di immagine e, di lì, economico. Ma non è questo l’aspetto principale. Il punto vero è che lavorare a progetti sul territorio in un’ottica di dono e insieme alle persone che lo abitano e vivono da sempre, è fondamentale per essere riconosciuti e soprattutto accettati come parte del territorio stesso.

Case

Di Mario Tancredi, Architetto, Politecnico di Milano e Università de La Salle di Bogotà


Le generazioni che ci hanno preceduto hanno sognato di possedere una propria casa, raggiunta dopo anni di stenti e provvisorietà; l’idea di avere una casa di proprietà (magari, anche più di una) ha coinciso con il concetto di proprietà e di patrimonio ed è stata una spinta molto forte nel nostro Paese, orientando scelte e investimenti. Le case si sono moltiplicate in pochi decenni in quantità, dimensioni e tipologie, in centro e in periferia, tra colline e borghi; case che accogliere la famiglia con i propri riti e spazi associati: la sala con la TV, la cucina per il pasto, una forte separazione tra zona notte e zona giorno. Magari un terrazzino, il garage, un giardinetto e/o un piccolo studio.

Oggi molto sta cambiando nel nostro modo di intendere l’abitazione, l’abitare-possedere la casa lascia il posto ad altri modi di abitare. Si vive in più case, si lavora nelle case (smart working), si vive tra più città, si convive per periodi più o meno lunghi con estranei (nuove piattaforme per l’affitto, cohousing).

L’Italia è il primo Paese in Europa per numero di case in relazione a quello delle famiglie, ma ci sono troppe “case senza abitanti” e troppi “abitanti senza case”. “Chi cerca casa e non la trova, chi ha molte case e le tiene vuote. Chi ha bisogno di una casa e non riesce a comprarla, chi continua a costruire case e non riesce a venderle. Paradossi dell’abitare in un Paese che ha costruito case a ritmo crescente, senza che questa iper-produzione edilizia abbia saputo rispondere a quella domanda di case che ancora è espressa da molte famiglie e giovani. Cresce la domanda di case, allo stesso tempo cresce l’offerta, ma queste due variabili non s’incontrano” (Granata, Casa. Piccolo alfabeto dell’abitare, Città Nuova, 2013). In questo modo sono sempre più numerose le persone che hanno difficoltà a trovare casa – giovani coppie, lavoratori, migranti, studenti universitari – o fanno molta fatica a sostenere il costo della casa in rapporto al reddito. Inoltre, cresce il numero dei “mal alloggiati”, persone costrette a vivere in condizioni precarie, con case troppo piccole o sotto dotate di servizi (magari senza il bagno in casa), che coabitano forzatamente con altri in condizioni di sovraffollamento, e il numero delle persone senza casa, costrette a ripari di fortuna.

Oggi molto sta cambiando nel modo di abitare le case.  Mi guardo attorno, nella cittadina di provincia in cui vivo e vedo l’invenduto di molte case rimaste vuote, case che il mercato continua a produrre senza incontrare una domanda abitativa reale. Le case grandi di famiglia si sono svuotate. Sono silenziose, forse non sono più neppure abitate.  Le case sono abitate sempre meno da famiglie e sempre più spesso da persone singole. Sono cambiate le famiglie, è cambiato il modo di lavorare. Se, per un lungo tempo che ci ha appena preceduto, la casa era un dato, un sito naturale che ospitava la famiglia e il suo futuro, un elemento di stabilità legato a un progetto e al suo sviluppo, se la casa era il segno esplicito di uno status, di una posizione sociale raggiunta o mancata, oggi non sono più così certe quelle variabili che rendevano vera l’equazione: un lavoro, una casa, una famiglia, un luogo, per tutta la vita. Tutto è più esposto alla precarietà e all’incertezza, al cambiamento possibile.

Questi cambiamenti nei modi di vivere e nella composizione della società ci chiedono di immaginare forme dell’abitare più consone ad ospitare la vita contemporanea, secondo cinque parole.

F come Flessibile: la casa oggi deve essere adattabile, deve cambiare con il tempo, saper accogliere le varie stagioni della vita, reagire alla riduzione/aumento dei suoi abitanti.

A come Accessibile: sia negli spazi interni con le dovute attenzioni a possibili disabilità dei suoi abitanti od ospiti, anche all’esterno: A come aperta, oltre che accessibile, adatta ad ospitare funzioni differenti da quella strettamente abitativa, come lavorare.

R come Reversibile: quante volte si trasformano i suoi ambienti, si modificano reti e infrastrutture, senza pensare che è sempre più frequente la necessità di cambiare assetto, ancora una volta configurazione, mediante l’impiego di materiali e strutture facilmente modificabili dagli abitanti (legno, prefabbricati, soluzioni temporanee).

S come Sostenibile: la casa è il primo luogo nel quale sperimentare comportamenti ecologici più virtuosi, dove ridurre impatti e sprechi, utilizzare nuove forme di energia.

I: come Integrata in un tessuto: ogni casa vive di relazioni, con il vicinato, con il quartiere, con la città. La cura della casa non può prescindere da un’attenzione alle relazioni urbane, come luogo dove le persone generano relazioni positive.

F.a.r.s.i potrebbe essere lo slogan di un nuovo progetto dell’abitare, attento alle persone e ai luoghi: un progetto di abitare aperto al futuro.