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Ritornano i Quaverdi di Leroy Merlin

In occasione dell’evento “la Lampadina Sospesa”, in sinergia con Last Minute Market e il Banco dell’energia, abbiamo deciso di pubblicare un nuovo numero degli storici “Quaverdi”: semplici eco – consigli per vivere la nostra quotidianità con maggiore consapevolezza.
Con questa nuova edizione affrontiamo il tema del contrasto alla povertà energetica presentando alcune azioni e soprattutto un decalogo per un consumo intelligente dell’energia.
Buona lettura ma soprattutto buone azioni!

2.612 GRAZIE


2.612 GRAZIE ai nostri Clienti, ai Collaboratori di Leroy Merlin Italia, a Last Minute Market, al Banco dell’energia e a tutte le associazioni che hanno garantito il presidio presso i nostri negozi e che quotidianamente lavorano sul tema del contrasto alla povertà energetica.  

Grazie a tutti loro abbiamo potuto portare il nostro piccolo contributo a questo importante tema aggiungendo alle lampadine donate il 100% del margine generato dalla loro vendita.

A Roma apre un nuovo Emporio Fai da Noi

Sabato 26 novembre è stato inaugurato il nuovo Emporio Fai da Noi di Roma, il 38° in Italia e il quarto nella Capitale, realizzato in collaborazione con l’Associazione ACPS Cuore Sociale e con il patrocinio del Municipio Roma VIII. La cerimonia di apertura ha visto la partecipazione di Amedeo Ciaccheri, Presidente del  Municipio Roma VIII, Vanessa Spinelli, Presidente dell’Associazione ACPS Cuore Sociale, Ester Pace, referente del Centro Diurno Quartiere San Paolo.

L’apertura dell’Emporio Fai Da Noi, situato in Largo Giuseppe Veratti 32, rappresenta una nuova e importante tappa del percorso di responsabilità sociale d’impresa intrapreso da Leroy Merlin Italia, con l’obiettivo di trasformare azioni sociali in beneficio equo-sostenibile per tutti, in un’ottica di impatto e non di solo profitto. Il nuovo Emporio sarà ospitato nei locali in cui trova sede anche l’Associazione ACPS Cuore Sociale che dal 2017 ha in affido la cura e la manutenzione del Parco Veratti / Gino Strada e che qui promuove e organizza attività ricreative e formative che coinvolgono giovani e meno giovani con l’obiettivo incentivare l’aggregazione sociale per contrastare degrado e emarginazione. L’iniziativa si inserisce in un programma più ampio di eventi organizzati anche in collaborazione con altre associazioni e mirati ad animare il Quartiere Veratti, cuore del Municipio VIII.

L’esperienza del format solidale promosso da Leroy Merlin si inserisce quindi coerentemente con la mission dell’associazione. L’Emporio Fai Da Noi, infatti, è concepito come un luogo di condivisione di materiale e utensili, messi a disposizione dall’azienda e utilizzabili gratuitamente – rispecchiando le dinamiche di una biblioteca – per realizzare lavori di manutenzione di base, piccole ristrutturazioni o lavori di decorazione. L’Emporio offre alla comunità un’ampia gamma di attrezzature e materiali di consumo: dagli attrezzi per poter fare piccoli lavori e sistemazioni domestiche, fino a tutta la gamma di utensili che fanno parte dell’assortimento di Leroy Merlin (trapani, carteggiatrice, avvitatore, smerigliatrice, scala, pennelli, idropittura, solo per citarne alcuni). Inoltre, Leroy Merlin si impegna a rifornire lo spazio con le eccedenze dei punti vendita, tra cui merce leggermente difettata, cambi gamma e campioni, e, per chi ne ha bisogno, l’Emporio può donare anche prodotti consumabili, per esempio stucchi e lampadine. Il materiale può essere concesso anche in cambio di un impegno minimo di ciascun richiedente a titolo di volontariato, per il funzionamento dell’emporio stesso. Accanto al servizio di prestito verranno attivati anche corsi e laboratori per apprendere le tecniche base del fai da te e poter gestire in autonomia i proprio lavori. Inoltre tra i progetti dell’associazione c’è anche l’organizzazione di una “banca ore” per prestare manodopera gratuita ad anziani o persone che non sono in grado di eseguire i lavori da soli.

L’Emporio Fai Da Noi in Largo Giuseppe Veratti 32, sarà aperto dal 28 novembre nei giorni lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 9 alle ore 13.

“Per Leroy Merlin essere presente con i suoi servizi su un territorio vuol dire anche diventare parte integrante della comunità locale, collaborare con essa e farci promotori di progetti che possano portare del valore aggiunto all’economia e al benessere del territorio in cui ci troviamo. Ecco perché siamo felici di poter aggiungere una nuova apertura ai tre Empori fai da noi già presenti nell’area romana.  E’ per noi un altro modo per sostenere la comunità che ci ospita nella maniera che conosciamo meglio: aiutando le persone a migliorare la propria casa.” – commentano Sonia Antonicelli, Store Leader, e Ambra Paoloni, collaboratrice del punto vendita Leroy Merlin Italia di Roma Fiumicino.

 “L’apertura dell’Emporio fai da Noi rappresenta, per l’Associazione Cuore Sociale, un nuovo importante tassello del nostro percorso di sostegno alla comunità del Quartiere Veratti e del Municipio VIII. Ringraziamo quindi Leroy Merlin per averci dato l’opportunità di realizzare questo progetto che ha per noi una doppia valenza, da una parte aiutare le famiglie a realizzare il proprio progetto di casa ideale e dall’altro offrire un luogo di aggregazione dove incontrare e acquisire nuove competenze.” spiega Vanessa Spinelli, Presidente Associazione ACPS Cuore Sociale.

Disabilità e diritti

Desideriamo invitarvi al webinar dal titolo DISABILITÀ E DIRITTI: DALL’INDIPENDENZA ECONOMICA A QUELLA ABITATIVA, organizzato da Avvenire insieme a Leroy Merlin, (RI)GENERIAMO e Bricolage del Cuore, il prossimo 2 dicembre alle ore 16:00.

Il webinar in oggetto sarà trasmesso in diretta sulla pagina Facebook di Avvenire e si inserisce all’interno della serie di appuntamenti di 4 WEEKS 4 INCLUSION – #4W4I dedicati alla diversità e all’inclusione.

Obiettivo dell’evento è discutere sui temi dell’autonomia lavorativa e domestica dei disabili e lanciare il bando “Il Secondo Sogno”, che prevede un contributo alla ristrutturazione di immobili di proprietà di ETS utilizzati per percorsi di indipendenza di persone con disabilità.

“La Lampadina Sospesa” per il contrasto alla povertà energetica: intervista a Silvia Pedrotti, Banco dell’energia

Sabato 19 novembre in tutti i Negozi Leroy Merlin in Italia torna “La Lampadina Sospesa“, l’iniziativa per il contrasto alla povertà energetica promossa da Leroy Merlin con Last Minute Market e Banco dell’energia Onlus. Ne parliamo con Silvia Pedrotti, Responsabile Social Affairs di A2a e della Fondazione Banco dell’energia.

Come s’inserisce questa iniziativa nell’attività del Banco dell’energia?

Direi che è perfettamente in linea con tutte le altre iniziative promosse dal Banco dell’energia, che è nato come Onlus su iniziativa di A2a e delle sue fondazioni e ha iniziato a parlare del fenomeno della povertà energetica nel 2015. In quegli anni, dialogando con gli stakeholder del territorio, ci siamo resi conto che il problema esisteva, anche se non aveva una definizione precisa, né soluzioni specificamente rivolte ad affrontarlo. Per questo motivo abbiamo iniziato a promuovere una serie di progetti rivolti alle famiglie cosiddette vulnerabili, cioè non in condizioni di povertà assoluta ma a rischio di scivolamento verso la povertà. Lo abbiamo fatto in collaborazione con numerose associazioni sul territorio, che sono poi quelle che realizzano i progetti che impattano direttamente su quelle famiglie. Ciò ha stimolato le stesse organizzazioni a porre maggiore attenzione su questo tema. Questo percorso ci ha portato a dicembre dello scorso anno a lanciare un Manifesto della Povertà Energetica, di cui Leroy Merlin, che ha lavorato anch’essa in maniera direi pionieristica su questi temi, è stata fra i primi firmatari.

Cos’è il Manifesto della Povertà Energetica?

Si tratta di un network di attori, di vario genere, che ritengono rilevante il tema della povertà energetica e, più in generale, il tema dell’educazione sui temi energetici. Dai 24 iniziali, oggi i membri del network sono già arrivati a 46, quasi raddoppiati in un solo anno: vi sono aziende, del settore energetico ma non solo, enti del Terzo settore di rilievo nazionale ma fortemente presente sui territori, istituti di ricerca.

Come si può definire esattamente la povertà energetica?

Fino a qualche anno fa, in effetti, non esisteva una definizione condivisa di povertà energetica. Questo è uno dei motivi per cui anche il metodo per individuare e misurare questo fenomeno è in continua esplorazione, e fornire dati a supporto è estremamente importante. L’Unione europea ha poi dato una definizione di povertà energetica (“una situazione nella quale un individuo o famiglia non è in grado di soddisfare i bisogni energetici primari necessari a garantire un tenore di vita dignitoso “) che abbiamo adottato anche noi. Il fatto è anche che l’energia è un tema di per sé complesso, difficile da afferrare e comprendere pienamente. Se pensiamo al modo in cui l’energia arriva nelle nostre case, ad esempio, c’è un discorso di generazione, di dispacciamento, di reti, e via discorrendo. Di solito tutto ciò è assai poco conosciuto, se non dagli addetti ai lavori, per cui un ambito su cui abbiamo insistito sempre è stato anche quello dell’educazione sull’energia. In ogni caso, quando abbiamo iniziato a fare raccolta fondi per progetti di contrasto alla povertà energetica, utilizzavamo un’equivalenza tra la donazione fatta e i giorni di luce o calore erogabili grazie alla donazione.

Cosa è cambiato di più da quando siete partiti anni fa a occuparvi di questi temi?

È cambiata innanzitutto l’attenzione al tema della vulnerabilità, che è molto cresciuta. Ciò anche grazie al lavoro fatto da tante associazioni che si sono focalizzate sul target dei vulnerabili, non solo di chi è già in una situazione conclamata di povertà, e hanno quindi sviluppato le competenze necessarie. Intercettare la vulnerabilità, infatti, è molto difficile. A volte gli stessi vulnerabili non sono pienamente consapevoli dei rischi connessi alla loro situazione o degli aiuti che possono ricevere, ad esempio il bonus sociale statale collegate all’ISEE (l’indicatore della situazione economica equivalente, ndr). Un altro elemento che è profondamente cambiato in questi anni è la conoscenza del tema energia, anch’essa notevolmente aumentata, anche in termini ad esempio di comprensione delle voci della bolletta, o di capacità di orientarsi fra le formule contrattuali dei fornitori di energia. È aumentata molto, poi, la capacità delle associazioni di formare le famiglie e i singoli cittadini su questi temi, anche per quanto riguarda la fruizione di incentivi statali come quelli legati al superbonus 110% per gli interventi sull’efficienza energetica degli edifici, alle energie rinnovabili, alle comunità energetiche. Questo è un aspetto fondamentale, perché va al di là di singoli progetti e può incidere in modo strutturale nella lotta alla povertà energetica. Mettendo insieme tutti questi fattori, forse stiamo vivendo una svolta culturale epocale.

Cosa auspica per “La Lampadina Sospesa” edizione 2022?

Innanzitutto io credo che la Lampadina Sospesa, che richiama ovviamente il caffè sospeso della tradizione napoletana o esperienze di successo come la colletta alimentare del Banco Alimentare, sia un’iniziativa veramente geniale! Perché uno dei problemi più grossi che si hanno con le famiglie vulnerabili è proprio quello di riuscire a convincerle a dotarsi di kit per il risparmio energetico, che comprendono una serie di dispositivi domestici e di prodotti, fra cui appunto le lampadine ad alta efficienza che possono garantire un risparmio energetico importante nel medio-lungo periodo. Il motivo è che di solito si preferisce spendere meno oggi, per via evidentemente delle disponibilità ridotte, e non si guarda alla convenienza nel medio-lungo periodo, che invece è quella che può fare la differenza. Per cui la genialità dell’iniziativa sta a mio avviso nell’aver trovato il modo da una parte di reperire, a costo quasi nullo per i beneficiari, dispositivi ad alta efficienza e ad alto risparmio energetico, che vengono appunto donati dai clienti (per ogni lampadina donata, Leroy Merlin dona a favore del progetto il relativo margine di guadagno, ndr). Dall’altra, di far arrivare questi dispositivi a chi ne ha più bisogno, cioè appunto le famiglie più vulnerabili con cui le quali sono in contatto le associazioni non profit che partecipano all’iniziativa. Il Banco dell’energia ha collaborato alla realizzazione di tutto il materiale informativo de La Lampadina Sospesa, fra cui un decalogo della lotta alla povertà energetica, che verrà distribuito ai punti vendita che promuoveranno l’iniziativa. Credo e spero, dato il periodo che stiamo vivendo, che l’iniziativa possa avere grande risonanza e grande successo. Il mio auspicio personale è che, come successo con l’emergenza sanitaria del Covid, anche una volta che l’attuale situazione di crisi energetica sarà passata, speriamo presto, grazie a iniziative come questa tutti noi potremo avere più strumenti anche culturali a disposizione per sviluppare un approccio più consapevole all’utilizzo dell’energia.

Premio per lo sviluppo sostenibile, edizione 2022

In occasione del “Premio per lo sviluppo sostenibile” istituito per il dodicesimo anno dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e dall’Italian Exhibition Group con il patrocinio del MITE, (RI)GENERIAMO è stata inserita tra le miglior realtà nell’ambito “Capitale naturale”, settore del Premio dedicato alle imprese italiane che abbiano realizzato o avviato progetti innovativi come il supporto al capitale naturale.

Nello specifico, (RI)GENERIAMO è stata segnalata grazie al progetto “L’Energia del Bosco”, realizzato in sinergia con Leroy Merlin Italia e PEFC, e che permette l’applicazione di criteri di eco-gestione di aree forestali, l’assorbimento di CO2, il supporto alla biodiversità, la riduzione di rischi di incendi e lo sviluppo di opportunità economiche.

“Comunità intraprendenti”: intervista a Jacopo Sforzi, ricercatore senior di EURICSE

“Le comunità intraprendenti in Italia” è il titolo di un recente rapporto, il primo sul tema in Italia, pubblicato dall’Istituto di ricerca Euricse.
Cosa sono, cosa fanno e in che rapporto sono le comunità intraprendenti con l’economia a impatto sociale?

Ne parliamo con Jacopo Sforzi, ricercatore senior di EURICSE e responsabile del coordinamento scientifico del rapporto.

Che cosa s’intende per “comunità intraprendenti”?

Per definirle abbiamo considerato tre elementi fondamentali. Il primo è l’auto-organizzazione da parte di chi abita e lavora quotidianamente in un dato territorio e che ha il desiderio e la capacità di farsi carico e di provare a elaborare risposte ai problemi socio-economici della propria comunità. Il secondo è la generazione di un beneficio per l’intera comunità, cioè non solo per i soggetti direttamente coinvolti nelle organizzazioni che promuovono la realizzazione delle risposte di cui dicevamo. In altre parole, in una prospettiva di mutualità allargata. Il terzo elemento è che tutto ciò avviene facendo leva sulla partecipazione della comunità: significa che non ci si limita a offrire un servizio o a produrre dei beni, ma lo si fa attraverso la partecipazione diretta dei membri della comunità.

L’elemento della partecipazione sembra quello centrale: può approfondirlo?

Si riferisce alla gestione dell’organizzazione, al suo finanziamento, al modo in cui si definiscono le strategie, a come vengono realizzate le azioni e le iniziative messe in campo. Significa adottare una prospettiva di costante allargamento del campo d’azione a tutti i soggetti che possono contribuire in qualche modo a intercettare e definire un bisogno o contribuire con le proprie conoscenze e competenze. Chiaramente, quando si parla di partecipazione il tema decisivo è l’identificazione degli strumenti più adatti per garantirla. È evidente che chi è dentro la base sociale dell’organizzazione promotrice partecipa in un certo modo, chi ne è all’esterno partecipa in modo diverso. L’analisi delle diverse modalità di interazione e dei processi partecipativi non era tuttavia fra gli obiettivi di questo primo rapporto e l’approfondiremo nelle successive fasi della ricerca, che sono già in corso, andando ad osservare quanto questi strumenti sono influenzati dal tipo di organizzazione e/o dal tipo di azioni che si vogliono porre in essere. Un obiettivo di questa prima mappatura generale  era invece capire quali e quanti sono i soggetti che – evidentemente perché riconoscono il valore sociale ed economico che questi processi di auto-organizzazione possono sviluppare – promuovono e sostengono le comunità intraprendenti, che secondo la nostra mappatura sono oggi in Italia 687.

Vi aspettavate un dato simile?

La quantificazione del fenomeno nel suo complesso era fra i nostri obiettivi principali, anche se è un dato che potremmo considerare in qualche modo provvisorio, visto che il fenomeno è in continua evoluzione. Siamo andati a cercare le esperienze avviate in vari settori, dalla filiera del cibo alla rigenerazione urbana, dalle attività culturali al recupero delle aree interne e marginali. Non esistendo ovviamente banche dati al riguardo, il lavoro per provare a intercettare tutte queste esperienze è stato piuttosto impegnativo. Spesso, infatti, si tratta di esperienze molto diverse fra loro ad esempio per quanto riguarda gli obiettivi che si pongono, o per il tipo di organizzazioni che se ne fanno promotrici. Tenendo poi conto che alcune si sono dovute reinventare durante la pandemia per garantire servizi ulteriori rispetto a quelli loro tradizionali. Per questo motivo ci siamo concentrati soprattutto sulle esperienze e sulle realtà che hanno una struttura organizzativa già definita legate, ad esempio, al mondo cooperativo, o fenomeni che si stanno sempre più consolidando come le imprese di comunità o già consolidati come gli empori solidali.

Ci può fare qualche esempio di comunità intraprendenti particolarmente interessanti o innovative?

Ad esempio le portinerie di quartiere. Sul modello francese “Lulu dans ma rue” nato a Parigi si sono diffuse in Italia a partire dal 2016 con la prima esperienza a Milano. Sono presenti, ad esempio, a Torino, Trento, Roma, Bari, o in Veneto, tra Chioggia, Mestre e la stessa Venezia, dove fra i soggetti che le promuovono ci sono il Cavv – Csv Venezia, alcune Odv e Aps della Città Metropolitana di Venezia in partnership con Leroy Merlin. Le portinerie di quartiere del resto hanno attirato un particolare interesse con la pandemia, che ha in un certo senso obbligato a riscoprire la dimensione della prossimità. Altri esempi sono quello delle CSA (Comunità a Supporto dell’Agricoltura); delle Food coop, nuovi empori di comunità con la partecipazione dei cittadini nella gestione; dei Fab lab, dove è interessante notare come alcuni siano stati avviati da imprese e altri da enti pubblici, sempre con l’obiettivo di intercettare e soddisfare i bisogni emergenti della comunità sul territorio.

Esistono sovrapposizioni o affinità tra comunità intraprendenti e società benefit o B corp?

Ovviamente ci siamo chiesti, relativamente a tutte queste nuove forme organizzative o modalità operative che abbiamo analizzato, se c’è un ruolo che già svolgono o potrebbero svolgere le imprese tradizionali, le imprese sociali, le imprese benefit e le B corp. O, comunque, che relazione esiste tra questo mondo e le esperienze di comunità intraprendenti. Ad esempio, anche se non è menzionata nel nostro rapporto perché nata da poche settimane, la prima Food coop nata a Trento ha deciso di costituirsi come società benefit. Altre realtà che abbiamo intercettato si sono presentate come società benefit o come imprese sociali. Un approfondimento di questi aspetti è in programma nelle prossime indagini, in cui per ciascuna delle tipologie mappate stiamo conducendo una serie di interviste. Così come non mancherà contattare anche realtà, come la stessa Leroy Merlin, con cui queste Comunità Intraprendenti stanno in alcuni casi collaborando.

Con piacere. In ogni caso, in che relazione sono le comunità intraprendenti con quella che viene di solito definita economia a impatto sociale?

Il tema dell’ impatto sociale e della sua valutazione è ormai trasversale, dato che sempre più c’è l’esigenza di quantificare, oltre al dato economico, anche il valoro sociale che un’iniziativa o un’organizzazione produce. Elementi, questi, che sommati all’impatto ambientale, sono sempre più richiesti anche a livello normativo. Il lavoro sulle comunità intraprendenti che stiamo conducendo guarda alla loro capacità di avviare nuovi percorsi di sviluppo locale, che per definizione include l’aspetto economico, quello sociale e quello ambientale. Detto questo, però, credo che molto dipenda alla fine dal tipo di “lenti” che si indossano per guardare e studiare certi fenomeni: quali sono cioè gli elementi, o i temi, su cui ci si concentra. Il che, certe volte, dipende anche dalle epoche in cui si osservano i fenomeni: un tempo si guardava prevalentemente, per non dire esclusivamente, alla dimensione economica; poi è entrata nel campo visivo anche la dimensione sociale, soprattutto per il fatto che né l’ente pubblico, con la sua offerta standardizzata di servizi, né il mercato capitalistico tradizionale, si sono dimostrati in grado di rispondere alle mutate e diversificate esigenze sociali; ora siamo molto più attenti rispetto al passato al tema ambientale, per via della crisi climatica, e recentemente quella energetico. Per cui ad esempio, in questi ultimi mesi c’è moltissima attenzione alle Comunità energetiche rinnovabili (CER), anch’esse mappate nel nostro rapporto, ma la normativa europea che le regola risale al 2018, in Italia al 2020, solo che da noi, fino ad oggi, se n’è parlato molto poco a livello generale. C’è ancora meno memoria del fatto che parlando di comunità energetiche, il mondo cooperativo, guardando a quelle che vengono definite “cooperative elettriche storiche” nate tra a cavallo tra il XIX e XX secolo nell’arco alpino, aveva già dato vita a modelli di produzione e gestione dell’energia su base comunitaria. E ancora oggi esse possono rappresentare un modello a cui ispirarsi per costruire le nuove CER, anche se le normative oggi sono diverse.

Per restare sul tema dell’energia, vista la situazione attuale, è fondamentale parlare oggi di efficienza energetica e di contrasto alla povertà energetica, ma è anche importante ragionare su cosa vuol dire autonomia energetica e sulle modalità attraverso cui il nostro Paese potrebbe rendersi maggiormente autonomo nella produzione di energia e sempre meno dipendente da soggetti esterni. L’esperienza che proviene dall’analisi dei processi di auto-organizzazione delle comunità, e dall’idea di raggiungere collettivamente obiettivi che da soli non si sarebbe in grado di raggiungere, a nostro avviso è un elemento fondamentale per ragionare anche in quest’ottica. In un contesto certamente di dialogo tra attori diversi, pubblici e privati, ma anche di ricerca di soluzioni innovative per rispondere ai continui cambiamenti della nostra società.

Per elaborare soluzioni innovative, come sono le comunità intraprendenti, quanto è utile guardare a ciò che è stato fatto in passato, di cui magari si è persa memoria?

Direi che occorre mantenere una certa equidistanza tra lo sguardo al passato e lo slancio verso il futuro. Mi spiego: non dobbiamo “fare i nostalgici” perché ci sono modelli che pur essendo virtuosi in passato oggi potrebbero essere difficilmente riproponibili, perché la società è cambiata. Ugualmente, la ricerca del nuovo a tutti i costi può rischiare di essere fine a sé stessa. Il riferimento al passato è doveroso, ma è necessario essere capaci di adattarlo e innovarlo alle esigenze del presente. E soprattutto delle generazioni future. Uno dei messaggi chiave del nostro rapporto, e questo è anche il mio pensiero, è che chi abita un territorio deve imparare ad essere attore del proprio processo di sviluppo locale. Il che significa impegnarsi per attivare processi partecipativi di cooperazione, certo non semplici, fra tutti i soggetti di varia tipologia e con finalità istituzionali differenti che condividono il fatto di vivere nello stesso territorio e la volontà di migliorare da un punto di vista sociale, economico, ambientale la qualità di vita della propria comunità locale, senza limitarsi ad attendere solo interventi dall’esterno, che potrebbero non arrivare o non essere funzionali a soddisfare gli interessi e bisogni di quella data comunità.

La lampadina sospesa 2022

Anche quest’anno torna il nostro appuntamento per il contrasto alla povertà energetica: la povertà energetica è l’impossibilità da parte di famiglie o individui di procurarsi un paniere minimo di beni e servizi energetici.

Le conseguenze sono negative sul livello di benessere e quello di inclusione sociale. I servizi energetici sono servizi fondamentali che occorrono per
assicurare uno standard di vita dignitoso, quali: riscaldamento, raffreddamento, illuminazione, gas per cucinare nelle abitazioni e l’opportunità di accesso alle risorse energetiche.

In Italia oltre 9 milioni di persone sono in condizioni di povertà energetica e cioè i nuclei familiari che non riescono a utilizzare con regolarità l’impianto di riscaldamento d’inverno, quello di raffrescamento d’estate e, a causa delle precarie condizioni economiche, non dispongono o utilizzano saltuariamente gli elettrodomestici ad elevato consumo di energia (lavastoviglie, lavatrice, asciugatrice, aspirapolvere, microonde, forno elettrico, etc.).

Il progetto è stato coordinato in collaborazione con Last Minute Market e il Banco dell’energia Onlus  e la raccolta delle lampadine a risparmio energetico sarà effettuata su tutti i nostri negozi grazie all’aiuto e al supporto di vari enti impegnati su questo tema.

Ai clienti sarà chiesto di acquistare e donare la lampadina a risparmio energetico all’ente beneficiario che presidierà una postazione allestita all’esterno della barriera casse. Leroy Merlin donerà quindi, per ogni lampadina donata, il relativo margine di guadagno a favore del progetto.

Il progetto L’Energia del Bosco premiato ad #AGROFOR2030: intervista a Marco Carnisio, Associazione Monte Rosa Foreste

Nei giorni scorsi a Firenze, nell’ambito di #AGROFOR2030: PROTAGONISTI DEL NUOVO RINASCIMENTO (XVIII Congresso Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali), il progetto L’Energia del Bosco promosso da (RI)GENERIAMO, la società benefit e B Corp sostenuta da Leroy Merlin, è stato premiato per la tesi “Selvicoltura e pianificazione: la corretta sintesi tra sviluppo e tutela del territorio”. Insieme ad Antonio Brunori, Segretario di PEFC Italia, a ricevere il prestigioso riconoscimento c’era Marco Carnisio, tecnico forestale dell’Associazione Monte Rosa Foreste, che insieme a PEFC Italia è fra i partner del progetto.

In che senso L’Energia del Bosco opera una “corretta sintesi tra sviluppo e tutela del territorio”, come recita la motivazione del premio?

Questo progetto s’inserisce nel filone delle iniziative di contrasto alla crisi climatica. La riduzione delle emissioni di CO2 è un suo obiettivo prioritario, insieme alla valorizzazione dei servizi ecosistemici. Per conseguirlo si dimostra, carte alla mano, che con un certo tipo di gestione forestale, cioè con l’effettuazione di una serie programmata di interventi specifici e mirati, si riesce ad assorbire una quantità di CO2 superiore a quella che verrebbe assorbita con una gestione tradizionale. Assorbimento che viene poi remunerato con l’emissione dei crediti di sostenibilità. Sono molti gli elementi interessanti che caratterizzano il modello d’intervento de L’Energia del Bosco, ma credo che il più innovativo consista proprio nella presenza di un soggetto come (RI)GENERIAMO e in particolare nella sua partecipazione fin da subito allo sviluppo del progetto. Partecipazione che si manifesta ad esempio attraverso il co-finanziamento della pianificazione progettuale e del processo di certificazione di gestione forestale sostenibile, che viene rilasciata da PEFC Italia, o con il coinvolgimento attivo in ogni fase del processo decisionale.

Quanto è replicabile questo modello?

Il progetto è senz’altro replicabile. Ma lo si può fare in quelle aree forestali che sono, come dire, vocate a un’iniziativa simile. Non ce ne sono tantissime in Italia, anche se un buon numero sì. Per esse questo modello può rappresentare realmente un’opportunità importante di recupero, di autentica rigenerazione. Mentre in altre situazioni è preferibile perseguire il recupero attraverso strade alternative. Devono però essere aree, come dicevo, in cui sono rispettate alcune condizioni.

Quali sono queste condizioni?

Si tratta di una serie di condizioni socio-economiche e ambientali che permettono appunto al progetto di partire e soprattutto di stare in piedi sulle proprie gambe, in altre parole di auto-alimentarsi. Ad esempio, si prestano all’applicazione di un modello come questo aree boschive e forestali che attualmente sono abbandonate, dove il motivo dell’abbandono è essenzialmente che non riescono a dare reddito. La redditività che proviene dai crediti di sostenibilità cui abbiamo accennato, è quella che in questi casi può consentire di tornare a gestire tali aree in maniera efficace e in una prospettiva di sviluppo: penso ad aree boschive marginali che non hanno altre possibilità o margini per recuperare una redditività. Se un bosco è già ben gestito, infatti, nel senso che offre già una buona base di reddito la cui componente principale deriva ad esempio dalla produzione di legna, sperimentare una progettualità innovativa come questa può non essere di particolare interesse. Se invece ci si trova in una situazione in cui il semplice costo del lavoro per ricavare la legna da vendere già eccede i ricavi ottenibili, allora il discorso della vendita dei crediti di sostenibilità insieme a quello dello sviluppo dei servizi ecosistemici che il bosco può offrire, diventa molto interessante. Un’altra condizione, fondamentale, è l’estensione dell’area boschiva o forestale, che non deve essere inferiore a una certa soglia: per dare una misura di riferimento, a mio avviso al di sotto dei cento ettari di superficie ritengo che questo progetto sia difficile da attuare, in quanto deve poter fare leva su economie di scala. Anche perché c’è un’importante e impegnativa fase preparatoria del progetto di cui occorre tenere conto, che consiste nella pianificazione di una serie di interventi forestali e in particolare nel processo, di cui dicevamo, di ottenimento della certificazione. In Italia, però, avere a disposizione cento ettari in capo a una sola proprietà, vale a dire accorpati, non è sempre facile. Non è una questione del regime di proprietà, pubblico o privato, anche se va detto che boschi e foreste di proprietà ad esempio di enti religiosi ed ecclesiastici più frequentemente superano questa soglia. In genere, però, boschi e foreste in Italia hanno una proprietà estremamente frammentata. Con a volte veri e propri fazzoletti di terra, di estensione cioè molto contenuta, su cui insistono numerose proprietà.

Quanto ai soggetti da coinvolgere, quali sono gli attori e le figure principali?

Sono diversi. Ci deve ovviamente essere “il boscaiolo”, vale a dire l’impresa forestale che traduce in pratica tutta la pianificazione che è stata definita a tavolino. Ma la figura cardine, e non lo dico perché appartengo alla categoria ma perché l’ho riscontrato nella mia esperienza, è il tecnico forestale: a lui compete la valutazione di fattibilità o meno dell’intervento, in base al tipo di bosco, da cui poi discende anche la convenienza economica del progetto, che come abbiamo detto è una questione centrale. Poi, ribadisco, a fare una differenza sostanziale, e decisiva, è il coinvolgimento partecipato e fin dall’inizio di soggetti come (RI)GENERIAMO. In progetti tradizionali legati alla monetizzazione dell’assorbimento di CO2 attraverso i crediti di sostenibilità, infatti, il proprietario del bosco di solito si limita semplicemente a produrre i crediti e a darli in mano a un broker che poi li vende sul mercato alla ricerca del miglior offerente. Qui, invece, non c’è solo l’interesse legittimo per la commercializzazione dei crediti, ma una piena e totale condivisione di tutte le decisioni, piccole e grandi, in cui il processo di gestione forestale via via si esprime.

Pensando all’intero patrimonio forestale in Italia, che spazi ci sono per l’applicazione di un modello ispirato a quello de L’Energia del Bosco? In altre parole, come si dice nel gergo dell’economia a impatto sociale, che spazi ci sono per “scalare” (aumentare di scala)?

Non penso che sia opportuno, oltre che possibile, come spiegavo prima, pensare a un’applicazione tout court, anche se non ho dati a disposizione per supportare questa mia tesi. Voglio dire che oltre alle condizioni da rispettare a cui accennavo prima, ci sono boschi che è opportuno continuino ad essere utilizzati, sempre con una gestione accorta ovviamente, per la produzione di cippato, per la legna da ardere, per fornire legno da travi, per far sì che i pali delle vigne siano in castagno e non in cemento, o per altri legittimi utilizzi ancora. E non è detto, quindi, che per questi boschi una gestione finalizzata in primo luogo alla massimizzazione dell’assorbimento di CO2 sia la scelta migliore. Perché ogni bosco ha la sua attitudine, potremmo arrivare a dire che ha la sua personalità, dunque bisogna esserne consapevoli e rispettarla quando si pensa a come può essere gestito nel modo migliore per soddisfare le esigenze della comunità. In altre parole, non sarebbe corretto pensare al modello de L’Energia del Bosco come a una medicina per tutti i mali. Invece è giusto e, anzi, inviterei a considerarlo come una ricetta molto interessante, e soprattutto innovativa, che in determinate situazioni può rappresentare un’ottima opportunità. Sarebbe sbagliato non esplorarla.

AmicoEco 2022/2023

Avvicinare gli studenti alla sostenibilità, alla tutela ambientale e alle valorialità è una priorità fondamentale per Leroy Merlin che, anche in questo anno scolastico, rinnova il suo legame con il mondo della scuola mettendo a  disposizione i percorsi didattici gratuiti.

BIODIVERSITÀ, CONSUMO RESPONSABILE, INCLUSIONE, CLIMA, ENERGIA, ECONOMIA CIVILE, INQUINAMENTO DA PLASTICA sono le parole chiave che contraddistinguono e caratterizzano i progetti formativi, mediante i quali gli insegnanti avranno la possibilità di sviluppare, in classe o a distanza, lezioni di Educazione civica e ambientale modulari, pronte all’uso, ma al contempo altamente personalizzabili e PCTO digitali professionalizzanti.

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