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(RI)GENERIAMO: case, luoghi, prodotti, energie, tempi, persone, economie

ri-generiamo_lmi_coverRIgeneriamo è l’idea di fondo che sta guidando Leroy Merlin, che persegue l’obiettivo di creare relazioni tra le persone dove il negozio è il punto di raccordo capace di attivare con la partecipazione dei cittadini dei processi appunto di rigenerazione del territorio e di sostegno per i più bisognosi. Dal “fai da te” al “Fai da noi”, da “fare per sè” al “fare insieme”, rappresentano una dimensione collettiva che si può raggiungere solo attivando processi di scambio e di dono all’interno delle comunità. L’elenco dei progetti messi in campo da Leroy Merlin è cospicuo: dal Bricolage del Cuore al Cantiere fai da Noi;  dagli Empori fai da Noi alle Officina fai da noi fino ad Amico Eco e la Casa ideale – Bricolage civico. Complessivamente si calcola che nel 2017 tutte queste attività abbiano generato un BES, un Benessere equo e sostenibile, ossia un beneficio per le comunità dove Leroy Merlin opera pari a quasi 93 milioni di euro.
Leroy Merlin come insieme di persone che animano e rendono l’azienda viva crede fermamente nella possibilità di creare un beneficio equo sostenibile che rinnovi e arricchisca i capitali economico, ambientale, sociale e umano delle singole comunità. Sono numerose le iniziative che vedono l’azienda multispecialista in campo dove Leroy Merlin si preoccupa di organizzare corsi di formazione, fornisce materiali, supporto e collaborazione tutto gratuitamente.


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Anche gli imballi in logistica verso un Negozio plastic free

Di Roberto Cesari


Riprende il nostro impegno per un negozio “plastic free” attraverso un nuovo approvvigionamento di materiale ausiliario di imballo. Negli ultimi anni le novità tecniche hanno rivoluzionato il mondo della plastica da imballaggio, specialmente sul comparto pellicola termoretraibile: tutto il tema è racchiuso nello spessore della pellicola utilizzata, oggi utilizziamo pellicole con spessore 23my perché garantisce prestazioni di tenuta e durata ottimali; l’evoluzione tecnologica degli ultimi anni permette oggi di utilizzare pellicole multistrato con spessore totale di 15my. Abbiamo applicato lo stesso atteggiamento ai cappucci copri bancale dove abbiamo diminuito del 15% lo spessore della plastica utilizzata portandoci a 100my di spessore orientandoci verso una plastica riciclata e riciclabile.

Definito il nuovo assortimento di prodotti per l’imballaggio possiamo dire che avremo non solo un risparmio importante in termini economici ma anche un sensibile risparmio in termini di tonnellate di plastica immessa nel circuito del nostro rifiuto: 50 tonnellate in meno ogni anno, pari a due bilici di plastica!

A Udine apre l’Emporio Fai da Noi

Leroy Merlin, in collaborazione con Caritas Udine, ha aperto il 31° Emporio Fai da Noi in Via Buttrio, 323, a Udine, presso il magazzino Ratatuje.

Il progetto, con base nel sito che è punto di raccolta e smistamento delle offerte Caritas (vestiario, mobili, libri, giocattoli, ecc.), mira ad aumentare il grado di utilizzo dei beni e a minimizzarne gli scarti, sulla base dei principi dell’economia circolare.

L’Emporio è un luogo di condivisione di utensileria, di cui le persone o le famiglie possono usufruire gratuitamente – rispecchiando le dinamiche di una biblioteca – per effettuare lavori di manutenzione di base, piccole ristrutturazioni o lavori di decorazione per la casa. Per chi ne ha bisogno, l’Emporio fornisce anche prodotti consumabili come vernice, stucco e lampadine. Tutto il materiale è catalogato e può essere concesso solo a mezzo del prestito in cambio di un impegno minimo di ciascun richiedente di due ore, a titolo di volontariato, da donare alla Banca Ore Caritas. In aggiunta, Leroy Merlin mette a disposizione gli invenduti del negozio: merce leggermente difettata, cambi gamma, campioni e così via.

L’Emporio sarà aperto martedì dalle ore 15:30 alle ore 17:30 e giovedì dalle ore 9:00 alle ore 12:30.

“Siamo felici di collaborare con Leroy Merlin in questa iniziativa di responsabilità sociale di impresa che va a beneficio delle persone e famiglie – commenta don Luigi Gloazzo, direttore di Caritas Udine –. L’aspetto non solo economico, ma sociale e promozionale vede nella vostra iniziativa un positivo esempio di cittadinanza attiva. Grazie, e ci auguriamo un buon esito di questa iniziativa congiunta”.

A chi ha detto sì!

Nei giorni più bui della pandemia, come suggerito da Papa Francesco, ci siamo tutti trovati davanti a un bivio: o dire “se” o dire “sì”. Le pagine che seguono sono la raccolta delle azioni e delle donazioni fatte dai Colleghi dei nostri Negozi. Non sono azioni eclatanti che hanno beneficiato delle prime pagine o dei titoli dei telegiornali ma sono la testimonianza di chi ha saputo dire sì, e di chi, malgrado le difficoltà, l’incertezza, la negatività ha saputo con coraggio, sensibilità e concretezza rispondere positivamente all’appello delle Associazioni, Enti, Ospedali, Volontari e Comunità. Sono la testimonianza di chi ha saputo passare dal se al sì, di chi ha saputo trasformare l’angoscia in gioia del servizio.

A loro e a tutti gli eroi di questo tempo di “solidarietà e vicinanza” inviamo un’unica parola, la più semplice ma la più vicina alle nostre azioni e al nostro essere: grazie!

 

Imperfezione

Di Marco Dotti, giornalista, Università di Pavia


Tra le molte virtù di Zhuang-zi c’era l’abilità nel disegno. Un giorno l’imperatore chiese a Zhuang-zi di disegnargli un granchio, simbolo di prosperità e fortuna. Zhuang-zi rispose che aveva bisogno di cinque anni. Tanto era il tempo che gli serviva per realizzare il disegno. Passarono cinque anni e l’imperatore si presentò da Zhuang-zi ma, con grande sorpresa sua e di tutti, questi non aveva ancora terminato.

«Mi servono altri cinque anni», disse allora Zhuang-zi. L’imperatore, seppur attonito e incredulo, glieli accordò. Passarono altri cinque anni e, allo scadere dell’ultimo minuto dell’ultima ora dell’ultimo giorno l’imperatore si presentò nuovamente da Zhuang-zi. Fu in quel preciso istante che Zhuang-zi prese il pennello e, immersolo nell’inchiostro, con un gesto, un unico gesto della mano, disegnò un granchio. Il granchio più bello e perfetto che si fosse mai visto.

Il cammino verso la perfezione è lungo, lastricato di attesa e di tante, piccole ma vitali imperfezioni. Il racconto di Zhuang-zi, riportato dall’omonimo testo cinese risalente al IV secolo a. C., ce lo insegna: la grazia di un gesto e il suo esito perfetto sono frutto di anni e di mille e ancor più mille imperfezioni. Nessuno sa quante volte ha sbagliato Zhuang-zi. Nessuno capirebbe la bellezza del suo gesto e saprebbe apprezzare davvero la perfezione del suo disegno se non capisse che dietro quella grazia e quella perfezione c’è un lungo esercizio. E innumerevoli sbagli.
La perfezione si predica del risultato. Solo il risultato – il granchio di Zhuang-zi – è perfetto. Ma dell’agire possiamo dire soltanto che la sua virtù risiede nella sua imperfezione. Quante volte ci siamo sentiti dire che “sbagliando si impara?”. L’imperfetto è il verbo dell’esperienza: solo cadendo si apprende a restare in piedi.
Per questo, più o meno negli stessi anni in cui veniva composto il racconto sul granchio di Zhuang-zi, in un’altra parte del mondo, Atene, Aristotele invitava i suoi contemporanei a distinguere sempre tra le forme del fare. Confondere queste forme non solo è fuorviante, ma pericoloso: trasformerebbe il mezzo in fine e viceversa.

C’è un fare, spiegava il filosofo, che ha in sé il proprio fine e lo chiamava praxis. C’è, poi, un fare che non ha in sé il proprio fine. Aristotele lo chiamava poiesis. Il fare inteso come praxis è un movimento perfetto, circolare: fine a se stesso. Il fare come poiesis è imperfetto: non basta a sé. Tra le due forme, quella propriamente a disposizione dell’uomo è la seconda: l’imperfezione.
Se bastassimo a noi e se il nostro fare fosse già in sé perfetto non saremmo davanti al gesto di Zhuang-zi. Un gesto che solo grazie alle sue imperfezioni e alle estenuanti, ma fruttuose attese a cui piega il suo imperatore riesce a tempo debito a concretizzarsi in quel disegno «perfetto e bellissimo». Saremmo davanti a qualcuno che, al pari di Sisifo, che tra i personaggi della mitologia greca è fa quelli a noi più prossimi e contemporanei, a causa della sua arroganza e della sua autoreferenziale pretesa di perfezione fu costretto da Zeus a compiere per l’eternità l’azione «perfetta»: spingere un masso fino sopra la cima di un monte, per poi vederlo rotolar giù appena raggiunta la cima e, da lì, ricominciare ancora e ancora e ancora la salita.

L’imperfezione è la nostra opportunità. La nostra strada nel mondo.

Leroy Merlin e il CAI Torino si alleano per rendere i rifugi sicuri come le nostre case

Leroy Merlin attiva una partnership con la sezione di Torino del CAI, il Club Alpino Italiano, per rendere i rifugi di montagna di Piemonte e Valle d’Aosta più sicuri per i turisti, nel rispetto delle norme anti Covid-19, e per generare nuovo valore economico e ambientale sul territorio. Dopo la collaborazione con ANCI a sostegno di famiglie e persone in difficoltà e le numerose donazioni alle realtà impegnate nella lotta contro il Coronavirus, rilancia con una nuova iniziativa per sostenere la ripartenza dei rifugi montani. Con la fine del lockdown e la riapertura delle Regioni, gli italiani si preparano a riappropriarsi del proprio tempo e delle proprie abitudini, ma anche di quei luoghi del cuore dai quali hanno dovuto restare lontani. Come, appunto, le montagne, pronte a ritornare a essere le “case” delle vacanze dei turisti italiani.

Leroy Merlin ha esteso il raggio d’azione del progetto di business sociale “La Casa Ideale” a 16 rifugi di Piemonte e Valle d’Aosta gestiti dal CAI di Torino, storica prima sezione dell’associazione di volontariato dedita all’alpinismo e alla difesa dell’ambiente montano. Rinunciando al proprio profitto, l’azienda consente ai gestori dei rifugi CAI di acquistare nei propri punti vendita prodotti e materiali utili alle necessarie attività di manutenzione straordinaria per rispettare le misure di contenimento del contagio. La casa è da sempre il cuore della strategia di Leroy Merlin e i rifugi, che rappresentano un luogo sicuro per molti turisti e appassionati, rispecchiano al massimo i suoi valori sul territorio montano. L’iniziativa, avviata in fase sperimentale in queste due regioni con l’obiettivo di estenderla a tutto il territorio nazionale, vede protagonisti alcune storiche strutture come il Rifugio Quintino Sella ai Rochers del Monte Bianco, il Rifugio Mezzalama nella Valle d’Ayas e il Rifugio Geat Val Gravio in Val Susa.

I rifugi, come le altre realtà turistiche italiane, sono oggi chiamati alla messa in sicurezza delle proprie strutture, garantendo il distanziamento interpersonale di almeno un metro, l’assoluto divieto di assembramenti, il rifornimento di dispositivi di protezione individuali e la sanificazione degli ambienti. Investimenti importanti su cui si gioca il futuro del nostro turismo e che Leroy Merlin, azienda da sempre vicina alle realtà locali, vuole supportare, trasformando azioni solidali in un beneficio equo-sostenibile per l’intera comunità. Come le case, i rifugi sono un presidio a difesa del territorio e con questa iniziativa Leroy Merlin si impegna a sostenere la loro ripartenza, nell’ottica di generare valore condiviso a livello economico e ambientale.

“In questo periodo di emergenza sanitaria, le nostre case sono diventate il nostro rifugio. Ora che ci apprestiamo a entrare in una nuova fase, vogliamo aiutare i rifugi a diventare la nostra casa. Senza rifugi la montagna non vive: a risentirne non è solo il turismo, ma anche le attività economiche, sociali e ambientali che beneficiano del presidio di queste strutture di accoglienza. Le azioni solidali di Leroy Merlin hanno da sempre un denominatore comune: l’essere utili. Per questo abbiamo deciso di dare un aiuto concreto a questi luoghi simbolo del turismo italiano, che hanno subito anche loro le conseguenze del confinamento degli ultimi mesi. Le nostre montagne e le realtà che le abitano sono pronte a ripartire: noi garantiamo il nostro sostegno per renderle più sicure e, quindi, più belle da vivere” ha dichiarato Fabrizio Leopardi, Direttore Risorse Umane di Leroy Merlin Italia.

“Il CAI Torino è molto lieto di poter annunciare l’accordo raggiunto con Leroy Merlin per la fornitura agevolata ai propri rifugi di ogni materiale utile alla manutenzione delle strutture, in particolare in questo momento di grande sofferenza. CAI Torino, Leroy Merlin e tutti i gestori dei rifugi sono impegnati con intelligenza e flessibilità ad affrontare le sfide e a risolvere i gravi problemi che la pandemia ha posto a tutti noi: siamo certi che insieme ce la faremo”, ha aggiunto Gianluigi Montresor, Presidente del CAI Torino.

Per conoscere i rifugi coinvolti nell’iniziativa, vi invitiamo a scoprire il canale YouTube del CAI Torino a questo link.

Il Valore della generosità

Di Cristian Vezzoli, Sindaco di Seriate (BG)


Abbiamo ricevuto e pubblichiamo con molto orgoglio i ringraziamenti dell’Avv. Cristian Vezzoli, Sindaco di Seriate (BG), il primo Comune d’Italia che ha aderito all’accordo siglato tra Leroy Merlin e Anci.

“Vi ringrazio sentitamente per quanto donato alla comunità di Seriate che, in questi mesi, ha vissuto momenti particolarmente drammatici e toccanti legati non solo all’alto numero di persone malate e decedute ma anche alla presenza della Chiesa di San Giuseppe, dove sono state ricoverate le spoglie dei defunti destinati alla cremazione, e dell’ospedale Bolognini, riconvertito alla cura del Covid. Sono stati giorni carichi di dolore nei quali ogni gesto di vicinanza, collaborazione e solidarietà è stato particolarmente gradito ed apprezzato. Quanto ricevuto è stato utilizzato a fin di bene per aiutare ed assistere i cittadini. Ringrazio in particolare Leroy Merlin per la donazione del transpallet alla Caritas di Seriate nell’ambito del progetto “La Casa Ideale” e per gli interventi manutentivi offerti gratuitamente ai cittadini più bisognosi con il progetto “SOS Fai da Noi”. Con la vostra generosità avete aiutato e sostenuto concretamente i cittadini in questo particolare momento e di questo vi sono personalmente riconoscente. Un valore che questo periodo ci ha consegnato e che resterà nei cuori di tutti è sicuramente la generosità: tante società e persone si sono attivate e si sono messe a servizio degli altri. Vi ringrazio di cuore, a nome mio, dell’amministrazione comunale e di tutti i cittadini per la vostra generosità e solidarietà che ci ha permesso di servire meglio la nostra gente in questo particolare momento.

Con stima e riconoscenza.”

Legatoria Prampolini Catania

Sustainable Development Goals 5 Parità di genereObiettivo n° 5: PARITÀ DI GENERE

Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment (maggiore forza, autostima e consapevolezza) di tutte le donne e le ragazze. In Europa la percentuale di donne inattive a causa di impegni di cura familiari ha raggiunto il 31%, con un peggioramento negli ultimi dieci anni. Le donne continuano ad essere sottorappresentate nelle posizioni politiche e manageriali, ma in Italia aumenta la presenza delle donne in Parlamento, nelle società quotate in borsa e, in misura minore, negli organi decisionali e nei consigli regionali.

https://asvis.it/goal5

Per descrivere e concretizzare l’obiettivo 10 abbiamo deciso di proporre la storia della Legatoria Prampolini a Catania che, come descritto dalle giovani proprietarie è un filo che unisce due libraie ad una delle botteghe più antiche della città, uno spazio collettivo desiderato e condiviso, una porta aperta sul mondo.

https://www.facebook.com/prampolini.libreria/

Dalla sostenibilità alla generatività sociale

Intervista a Patrizia Cappelletti


Nel “Bilancio partecipato dei benefici prodotti 2019” appena pubblicato, Leroy Merlin Italia ha provato ad alzare ancora l’asticella del suo impegno nella sostenibilità adottando e soprattutto testando, prima azienda in Italia a farlo, l’approccio della generatività sociale. Di cosa si tratta? Abbiamo chiesto di spiegarlo a Patrizia Cappelletti, membro del Centro di Ricerca ARC (Anthropology of Religion and Cultural Change) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e coordinatrice dell’Archivio della Generatività Sociale.

Riguardo alla generatività si può parlare di un nuovo paradigma che avanza, oltre la sostenibilità, o è ancora troppo presto?
Da alcuni anni sono sempre più numerose le voci che, non solo a livello internazionale, sollecitano un rinnovamento profondo, personale e collettivo, un vero e proprio cambio di paradigma. La consapevolezza della necessità di un nuovo modello di sviluppo economico e sociale avanza e si diffonde soprattutto tra i pubblici più evoluti, come i giovani e le avanguardie produttive, e si traduce in nuove scelte, di consumo, ma anche di produzione e di investimento. Di queste nuove sensibilità non possiamo non tenere conto.
In questo panorama emergente, la sostenibilità si conferma essere un punto fermo per ogni possibile ragionamento sul presente e sul futuro. Nonostante la distanza che ancora ci separa dal raggiungimento degli obiettividell’Agenda 2030 dell’Onu, è indubbio che questi ultimi siano entrati nell’immaginario di organismi internazionali, come di fette crescenti del mondo dell’impresa, della società civile più attenta, perfino della finanza. Stiamo incominciando a dare per assodata la preferenza per la sostenibilità rispetto all’insostenibilità, posizionamento da cui derivano riconoscimento e legittimazione.

La nostra riflessione parte da qui e prova a compiere un ulteriore passo in avanti nell’ottica di “fondare” le possibilità della sostenibilità, per comprendere come renderla realistica. Parliamo di sviluppo “sostenibile e contributivo” per indicare un nuovo assetto economico-sociale che è sostenibile in virtù del concorso originale, creativo, produttivo e responsabile di ciascuno al bene comune. È dunque un nuovo scambio quello che proviamo a delineare: potremo essere sostenibili nella misura in cui saremo capaci di essere anche contribuitivi. In questa prospettiva, prospereranno quelle società che riusciranno a costruire alleanze attorno a questo nuovo patto sociale.

Chiamiamo questo movimento di contribuzione, che genera valore condiviso, generatività. La “generatività sociale” (GS) di cui parliamo e siamo interpreti è una vera e propria “razionalità” personale, organizzativa e sociale. È un modo peculiare di vedere e fare le cose, che nasce dalla consapevolezza felice dell’interdipendenza degli esseri umani, tra loro, con il mondo, con le altre generazioni, e dunque con il passato e il futuro. Quello generativo è un agire sociale liberamente orientato dal sentirsi in relazione con altri e altro, e dall’appartenere a qualcosa di più grande di ciascun Sé – una comunità aziendale, territoriale – che quel Sé precede e supera, ma che al contempo non potrebbe continuare ad esistere senza l’apporto vitale di ciascuno.
È in questo legame e nel senso di questo legame che si gioca la nostra libertà come responsabilità. Ma anche la realizzazione piena, appassionata, feconda della nostra esistenza.
È una libertà concreta, non astratta, quella generativa, che si dispiega e si realizza laddove ognuno di noi si gioca, dentro le relazioni e le forme sociali che attraversiamo: organizzazioni, imprese, istituzioni.
La generatività sociale ci indica la strada per il cambio di paradigma.

Quali sono le principali caratteristiche dell’approccio della generatività sociale che lo differenziano da quello “classico” della sostenibilità?
L’approccio generativo si pone in grande continuità con la sostenibilità. La contempla, provando ad allargarne il discorso. Illuminerei in particolare due aspetti di peculiarità.

Anzitutto il perché, la dimensione del senso. Potremmo dire così: ogni cambio di paradigma ha bisogno di un’energia potente che lo renda possibile. Cambiare è faticoso. Cosa può spingere ad un rinnovamento? Inoltre, ogni trasformazione ha bisogno di un senso, cioè di una direzione ma anche di un significato. Cambiare sì, ma verso dove?
Ecco, la generatività sociale riapre la questione dei significati e della possibilità/necessità per ogni attore sociale di attribuire senso a ciò che fa. La GS ci racconta la possibilità di un movimento che non nasce per legge, per tradizione, per obbligo morale. Qualcosa che viene da fuori. Un ulteriore “dovere”. Non è possibile infatti imporre a nessuno: “Genera!”. Il generare – come già raccontava Platone – nasce nel “bello”, dal “bello”, cioè dentro a un’esperienza di ricerca di qualcosa di positivo, che suscita desiderio di vita e che porta alla generazione di una novità per il mondo.
Si genera perché si è spinti ad uscire da sé per iniziare qualcosa di nuovo, di appassionante, che merita la nostra vita. Qualcosa di valore che si mette al mondo e di cui ci si prende cura, per farlo crescere, generando un valore più grande attorno a sé che porta a far crescere tutti.
È la dinamica del mettere al mondo un figlio, ma anche un’impresa, un progetto sociale, un’idea nuova.
Dunque la generatività viene da dentro e porta con sé una parte di noi, ma si traduce in un “mettere fuori”, un ex-corporare, qualcosa di originale che rinnova il mondo. Ed è normale che chi intraprende questa strada riesca a mobilitare molti altri attorno a sé, e a diventarne leader per la capacità di ispirare altri ad avviare sempre nuovi e diversificati processi.
La generatività, come dice la parola stessa, ha a che fare con il “dare vita” a qualcosa e, insieme, il “dare la vita” che dà origine a un “di più di vita”. La generatività mette in circolo un’eccedenza, che rompe gli schemi, che supera ogni calcolo e per questo, per creare uno squilibrio, avvia nuovi processi, nuove aperture, nuove possibilità. Nella libertà creativa di ognuno.

Il secondo aspetto che vorrei sottolineare è la particolarità dei processi che la generatività sociale attiva.
In questa prospettiva, si genera “valore” quando l’azione si sviluppa lungo tre coordinate: la prima ha a che fare con la relazione interpersonale, tra l’io e il tu. Nell’ottica d’impresa l’azione generativa è “abilitante” nel senso che fa crescere l’altro e ne aumenta la capacità di agire, sia esso collaboratore, cliente, fornitore, interlocutore pubblico, cittadino. I processi così avviati – diciamo noi – “autorizzano” l’altro nella misura in cui si rivelano capaci di renderlo sempre più “autore” della sua esistenza.
Secondariamente, tali processi ricompongono la dimensione funzionale con quella dei significati, e sono capaci di ispirare altri ad intraprendere, a loro volta, cose nuove, altri percorsi migliorativi del mondo.
Infine, questi processi sono sostenibili, ovvero non utilizzano risorse più di quante ne generino. L’attenzione è rivolta qui ai diversi ecosistemi, locali e globali, ambientali, economici e sociali, dove la terza coordinata – l’“intertemporalità” – ha a che fare con la capacità di valorizzare e integrare passato, presente e futuro, tenendo aperto l’orizzonte del tempo. Essa riguarda il “lasciar andare”, movimento che consente di autorizzare altri nella prospettiva intergenerazionale.
Sono stati questi gli occhiali che abbiamo adottato nella lettura dell’agire di Leroy Merlin Italia.

Leroy Merlin Italia è stata la prima azienda a sperimentare l’approccio della generatività sociale: com’è stato far “atterrare” principi e criteri di questo orientamento in una realtà aziendale concreta?
Leroy Merlin Italia (LMI) è da tempo parte dell’Alleanza per la Generatività Sociale, una aggregazione di organizzazioni sparse in tutta Italia, profit e non profit, che hanno deciso di mettersi insieme e dialogare con la generatività sociale facendone un asset per il loro stesso sviluppo e lo sviluppo delle loro comunità.

Lo scorso anno LMI aveva già introdotto il concetto di generatività nel suo Bilancio Partecipato del Benefici Prodotti. La loro appartenenza all’Alleanza ci ha portato a chiedere proprio a loro di essere nostri alleati nello sperimentare uno strumento inedito che restituisce all’impresa una lettura della sua capacità di generare “valore condiviso”. A questo proposito desidero esprimere il grazie di tutta la nostra squadra di lavoro a Luca Pereno, coordinatore Sviluppo Sostenibile in LMI, per aver raccolto in modo pionieristico questa bella sfida.
Con lui ci siamo ritrovati a condividere una comune convinzione: sarà attorno a questa distinzione – tra le imprese che decidono di porre la creazione di valore condiviso quale fine dell’impresa, e strategicamente evolvono in questa direzione, e quelle che non cambiano paradigma – che si giocherà la partita non solo della prosperità, ma della sopravvivenza dell’impresa nel lungo termine. Detto altrimenti: siamo convinti che il successo dell’impresa sarà legato proprio a questa capacità di orientare con decisione la sua azione verso questi obiettivi di valore condiviso.

Il lavoro appena portato a termine è in sé un’alleanza tra soggetti diversi: il Centro di Ricerca ARC dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, l’Alleanza per la Generatività Sociale, IFEL-ANCI (l’Istituto per la Finanza e l’Economia Locale promosso dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) e Leroy Merlin Italia.

Ha senso provare a tracciare un’identikit dell’impresa generativa ideale?
Tengo a premettere che la generatività è qualcosa di molto concreto. Ha a che fare con la vita e le sue imperfezioni. In questo senso il nostro lavoro non ha volutamente cercato un output numerico; non consegna patenti di successo e si distanzia dalla logica del ranking. Piuttosto offre una mappa interessante che, nel restituire dove si colloca oggi l’impresa, si traduce in uno strumento a disposizione del management per muovere nuovi passi sulla strada della generazione di valore condiviso, alla luce della prospettiva della GS. È un cruscotto strategico che suggerisce nuove possibilità per lavorare all’interno e all’esterno di essa, dentro una dinamica relazionale e contestuale. In questo senso la generatività sociale non guarda ciò che manca, ma ciò che l’impresa potrebbe generare da lì in avanti.

Il dialogo avviato con tante belle esperienze imprenditoriali in questi anni, comunque, ci ha consentito di mettere a fuoco alcuni caratteri distintivi dell’impresa generativa.

Anzitutto la focalizzazione su uno scopo alto, di contribuzione al “miglioramento del mondo”, che orienta e sostiene il loro fare. Questo significa avviare processi di generazione di multiforme valore, non solo economico, ma anche sociale, culturale, relazionale, fiduciario, di innovazione, invece di scegliere la massimizzazione del risultato finanziario. Il profitto qui diventa metro del proprio ben fare, più che il fine ultimo dell’impresa. In questa prospettiva, la crescita di un’impresa non è unicamente espressa da una questione puramente quantitativa o dimensionale, ma è data dalla fioritura dei diversi capitali a disposizione: umano, ambientale, economico, sociale.
Da qui un secondo carattere delle imprese generative: la capacità di prendersi cura e far crescere le persone e le relazioni, all’interno dell’impresa ma anche nelle sue filiere e nei contesti in cui insiste.
Questa attitudine a mantenere la barra a dritta verso obiettivi alti – uno scopo che merita l’impegno comune – consolida una nuova alleanza tra tutti coloro che partecipano all’impresa, la quale si rivela per quello che è: un bene in comune. Per questo le imprese generative sanno mobilitare, abilitare e liberare nuove energie che convergono appassionatamente verso obiettivi condivisi.
Un altro carattere è l’orizzonte temporale all’interno del quale si muove l’impresa. Parliamo di intertemporalità per raccontare la scelta della sostenibilità, cioè di durare nel tempo, sfuggendo alla tirannia dello short-termismo.
Un ultimo aspetto riguarda la capacità di ricomporre obiettivi funzionali, spinta etica e desiderio estetico. Quello delle imprese “generative” è un “fare bene” capace di ispirare altri per la coerenza che il prodotto o il servizio racconta, dove tutto si scopre relazione e in relazione: produttore, prodotto, processo e territorio. Fondamentale è l’investimento su una nuova narrazione di futuro: si sensibilizza, informa, educa attorno a una visione più equa e sostenibile, di economia e società, contribuendo in questo modo a promuovere a tutto campo l’adozione di nuovi valori che plasmano un nuovo “valore”, la cura dell’ambiente, come l’inclusione sociale.
In questo senso le imprese generative riescono a coniugare molteplici obiettivi – economici e sociali, personali e organizzativi, funzionali e di senso – generando multiforme valore per molteplici stakeholder.

La crisi del Covid-19 ha segnato un prima e un dopo anche per l’approccio della generatività sociale? Ha cioè “impattato” sul modello, spingendovi a rivederlo o a integrarlo?
Il Covid-19 non ha modificato l’approccio, semmai ha reso più urgente e necessario un cambio di paradigma. Lo scoppio di questa pandemia ci ha infatti mostrato, ancor più drammaticamente di quanto avvenuto nel 2008, l’insostenibilità del modello di sviluppo adottato negli ultimi decenni.

Questa nuova consapevolezza potrebbe accelerare la transizione verso forme più evolute di economia e società. La direzione di marcia, però, non può essere data per scontata. Siamo ad un bivio epocale e le opzioni sono ancora aperte. La generatività sociale è una tra le tante voci che indicano una soluzione evolutiva che si poggia sulla responsabilità libera e creativa degli individui a partecipare al bene in comune, quale alternativa a forme più involutive, di natura securitaria che stanno purtroppo emergendo.

Il Covid-19, inoltre, ci ha obbligati a prendere atto che l’interdipendenza è un fattore costitutivo della vita umana e di ogni realtà sociale, compresa l’impresa. Lo abbiamo visto bene nello sconvolgimento delle filiere produttive che ora vanno totalmente ripensate. Questa interdipendenza è solo apparentemente la nostra debolezza. In realtà, è la nostra forza. Lo abbiamo visto nel lavoro di squadra nei luoghi della cura, nell’emersione di nuove forme di solidarietà nelle nostre città, nell’alleanza tra sistemi diversi, nelle possibilità di dialogo tra le istituzioni. Tutto questo le imprese “generative” lo hanno capito da tempo e lo hanno trasformato in una leva di vantaggio competitivo.

Ripartire con la “forza” della vulnerabilità

Intervista a Mauro Carchidio, Direttore Immobiliare e Sviluppo Sostenibile di Leroy Merlin Italia


“Non siamo perfetti”, ha scritto Olivier Jonvel, Amministratore Delegato di Leroy Merlin Italia, nella Lettera agli Stakeholder che apre il Bilancio partecipato dei benefici prodotti 2019 appena presentato da LMI. Che cosa vuol dire, per un’organizzazione, avere la consapevolezza della propria imperfezione, fragilità, vulnerabilità? Ne abbiamo parlato con Mauro Carchidio, di recente nominato Direttore Immobiliare e Sviluppo Sostenibile di Leroy Merlin Italia.

 

Cosa ha significato per ognuno di noi, persone e organizzazioni, aver sperimentato la propria vulnerabilità nell’emergenza Coronavirus, ovviamente inaspettata e drammatica?
Distinguerei tra dimensione personale e collettiva. A livello personale, ci ha portato a riflettere sulla responsabilità che noi manager abbiamo. Proprio perché in situazioni come queste tutti fanno riferimento a noi e tu sai che quello che dirai, o farai, avrà un impatto importante. Anche perché Leroy Merlin, più che un’azienda, è una comunità, dove i rapporti sono un po’ diversi da quelli di un’azienda “classica”. Per esempio: chiudere all’inizio della crisi i nostri Negozi, che potevano stare aperti, per prendere una pausa, riorganizzando il lavoro e i Negozi stessi, per tanti motivi non è stata una scelta facile. Ma era la migliore che potessimo fare e ci ha permesso, ora, di avere delle squadre e delle persone serene, che stanno lavorando con passione e fiducia. Quanto alla dimensione collettiva, abbiamo capito con la crisi che non siamo soli: siamo tante persone che, insieme, possono avere più coraggio, resilienza, determinazione. Proprio nel momento della massima difficoltà, molti sono venuti fuori con un’energia che forse essi stessi per primi non credevano di avere. Non dimentichiamo che le aziende sono fatte di persone. Il che può sembrare un limite, perché le persone non sono infallibili e di conseguenza neppure le aziende. In realtà questa “percezione collettiva” della vulnerabilità è ciò che ci ha reso più forti, perché ha scatenato un’energia diffusa che c’è e non si può bloccare. E che permette, anche in situazioni complicate come questa, di andare oltre.

Che cosa in particolare si è imparato nell’emergenza che potrà essere più utile in futuro?
È stato evidente come le situazioni cambino continuamente. Per cui all’inizio abbiamo affrontato ciò che era “ignoto”, che non avevamo mai sperimentato prima, ed è stato difficile. Ma con altrettanta evidenza abbiamo compreso che anche i periodi più duri sono destinati a finire, a non durare in eterno: il cambiamento, intendo, vale anche in positivo. E questo ci ha aiutato e ci aiuta a trovare speranza. Anche perché, sebbene sia più facile teorizzarlo che metterlo in pratica, nelle situazioni difficili ci sono tante cose da imparare: per fare un esempio, l’accelerazione che è stata data in questi mesi al lavoro a distanza, o smart working, ci ha insegnato molto. Riuscire a cogliere l’aspetto positivo anche di situazioni e fattori apparentemente negativi, cioè, in altre parole mantenere un equilibrio di fronte alle situazioni che cambiano e provare ad avere un approccio positivo per influenzarle, è una delle lezioni fondamentali che abbiamo imparato.

Nell’ambito dell’approccio alla sostenibilità, c’è stato un cambio di priorità tra prima e dopo la fase più acuta della crisi?
Non c’è stato uno stravolgimento, semmai un’accelerazione di alcuni fenomeni. C’è ora una grande opportunità, cioè, per trasformare quelle che prima erano più che altro prese di coscienza, specie nei giovani, in risultati concreti. Riprendendo l’esempio del lavoro a distanza: è un’opportunità per fare meno riunioni, per farle più corte, per farle più efficaci; per risparmiare del tempo riducendo gli spostamenti e quindi non alimentando l’inquinamento; per lavorare meglio, anche; e per liberare tempo per sé, per stare con la propria famiglia. Sono tutti aspetti positivi che prima, per tanti motivi fra cui l’abitudine, la paura dell’ignoto cui già accennavo e quindi la mancanza del coraggio di provare e sperimentare, non si evidenziavano così chiaramente. Quando l’emergenza finirà sono convinto che in certi comportamenti torneremo come prima, per esempio torneremo ad abbracciarci e a stare insieme, anche perché siamo animali sociali. Per altri aspetti, che siamo stati costretti a vivere diversamente e in un certo senso a scoprire, come il fatto che con la tecnologia oggi possiamo fare tantissime cose un tempo impensabili, credo che tornare indietro non sarebbe intelligente.

Bilancio partecipato dei benefici prodotti 2019

Di Olivier Jonvel, Amministratore Delegato Leroy Merlin Italia


Mi piace iniziare questa introduzione al nostro “Bilancio partecipato dei benefici prodotti 2019” con una citazione di Elena Granata, docente al Politecnico di Milano e alla SEC Scuola di Economia Civile.
“Non esiste l’impresa perfetta. Né perfettamente civile. Esistono aziende che ogni giorno cercano di ridurre lo scarto tra le parole e le cose, che cercano di tradurre i valori in messaggi, comportamenti, prassi”.

Con molta sincerità, e i lettori di questo documento potranno verificarlo, ammetto che non siamo perfetti. Ma questo documento nasce ed è stato costruito non per dimostrare il contrario ma semplicemente per descrivere, analizzare e quantificare il nostro sforzo nel ridurre il divario tra le parole e quanto effettivamente facciamo. Uno sforzo quotidiano nel concretizzare gli obiettivi, far vivere i valori, migliorare i gesti mestiere, innovare il nostro business in un’ottica sostenibile e contributiva.

Come nello sport lo sforzo e la fatica sono indispensabili per raggiungere l’obiettivo: lo sforzo non si riduce quindi alla mera fatica ma diventa passione, stimolo ed orgoglio. Chi, come me, è amante delle ascensioni in montagna può ben capirlo. Per raggiungere una vetta è necessaria una preparazione tecnica e fisica, bisogna conoscere la via da percorrere, analizzare i rischi e i propri limiti, saper rinunciare se necessario, avere l’attrezzatura corretta, avere fiducia nei compagni di cordata e soprattutto avere la volontà di raggiungere l’agognata meta. Raggiunta la vetta, la fatica sparisce d’incanto e lascia spazio alla gioia che nasce dall’orgoglio dell’obiettivo raggiunto.

In queste righe mi sembra inutile ripetere le cifre e i dati che sono ampiamente descritti nelle pagine che seguono; mi sembra invece importante ringraziare i nostri compagni di cordata (interni ed esterni) che ci stanno accompagnando in questa ascensione. Sono loro che ci aiutano a superare le fatiche, ci danno sicurezza, ci indicano la buona strada, ci danno forza e ci aiutano a rialzarci quando cadiamo.

Sono i 7.420 Collaboratori di Leroy Merlin Italia con le loro famiglie, i 29.893.613 Clienti che ci hanno scelto nel 2019, gli 865 partner commerciali, i 1.218 artigiani, le più di 130 associazioni del terzo settore con le quali collaboriamo sul territorio, le pubbliche amministrazioni, le Comunità locali, il mondo della ricerca e della scuola.

Quando abbiamo iniziato il lavoro di rendicontazione del 2019 non avremmo mai pensato che il nostro Bilancio sarebbe stato presentato in giorni come quelli che tutti stiamo vivendo. Ci siamo ritrovati nel mezzo di una tempesta, inaspettata, furiosa, destabilizzante che ci ha trovati impreparati.

Orgogliosi della nostra onnipotenza pensavamo di essere in grado di scalare qualsiasi vetta, anche la più difficile. Ma non è stato così: ci siamo ritrovati spersi, senza riparo, vulnerabili con zaini e un equipaggiamento non adatti ad affrontare la prova.

Ci siamo trovati a combattere con la nostra imperfezione e le nostre paure, ricchi solo di false sicurezze. Ma siamo andati avanti, abbiamo cercato un riparo e non abbiamo interrotto il cammino. Ovviamente la vetta è ancora più difficile da raggiungere e forse dovremo percorrere nuovi sentieri e nuove vie, con più coraggio e più umiltà.

Concludo queste righe con una citazione dell’alpinista Hervé Barmasse:
“Il vero coraggio, l’alpinista, lo dimostra quando si comporta da uomo. Quando scende dalle montagne e affronta problemi comuni per cercare di cambiare le cose, tante, che non vanno”.

È questo coraggio che dobbiamo dimostrare, oggi ancora più di ieri, con le nostre azioni narrate e descritte nel documento che segue, non è la perfezione. Quella la lasciamo a chi insegue sogni di gloria.


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